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“Ai miei obblighi”, la poesia di Pablo Neruda sul lavoro

In occasione della Festa dei lavoratori, condividiamo con voi “Ai miei obblighi”, una poesia in cui Pablo Neruda esprime il valore del lavoro.

Il 1° maggio si celebra in Italia, così come in molti altri paesi del mondo, la Festa dei lavoratori, una ricorrenza nata dalle manifestazioni organizzate negli Stati Uniti per chiedere la riduzione delle giornate lavorative nelle fabbriche. Un’occasione per celebrare il lavoro e riflettere sull’importanza di tutelarlo e garantirlo.

Celebrare e tutelare il lavoro

Nel 1866 viene approvata la prima legge che riduce la giornata lavorativa a 8 ore, a Chicago, in Illinois. Da qui, la strada diventa più agevole per i lavoratori di tutto mondo, che dall’America all’Europa cominciano a chiedere a gran voce la creazione di una legge simile. Il 1° maggio 1867 è la data in cui la legge sulle 8 ore lavorative in Illinois viene messa finalmente in atto. Per l’occasione, i lavoratori organizzano una grande manifestazione. È questo ciò che ricordiamo ogni 1° maggio, quando qui in Italia assistiamo al “concertone” di San Giovanni in Laterano e in altri paesi del mondo si preparano cortei e momenti di condivisione.

Perciò, in occasione di questo anniversario importante che ha segnato un grande miglioramento delle condizioni lavorative in molti paesi del mondo, vogliamo condividere con voi “Ai miei obblighi”, una poesia in cui Pablo Neruda esprime il valore del lavoro, in particolare del suo lavoro di poeta, che cerca di “riempire di pane le tenebre”, di “fondare di nuovo la speranza”.

Ai miei obblighi

Compiendo il mio mestiere
pietra con pietra, penna a penna,
passa l’inverno e lascia
luoghi abbandonati,
abitazioni morte:
io lavoro e lavoro,
devo sostituire
tante dimenticanze,
riempire di pane le tenebre,
fondare di nuovo la speranza.

Non è per me altro che la polvere,
la pioggia crudele della stagione,
non mi riservo niente
ma tutto lo spazio
e lì lavorare, lavorare,
manifestare la primavera.

A tutti devo dar qualcosa
ogni settimana e ogni giorno,
un regalo di colore azzurro,
un petalo freddo del bosco,
e già di mattina sono vivo
mentre gli altri si immergono
nella pigrizia, nell’amore,
e sto pulendo la mia campana,
il mio cuore, i miei utensili.

Pablo Neruda

Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, meglio noto con lo pseudonimo Pablo Neruda, nasce in Cile nel 1904 da un’umile famiglia, che cerca di garantirgli una vita serena e felice nonostante le difficoltà economiche.

Pablo va a scuola e si iscrive persino all’università ma, alla fine, non riesce a portare a termine gli studi, così decide di arruolarsi nel corpo diplomatico cileno.

Così, il giovane viaggia molto, poiché presta servizio in diversi paesi negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Appassionato di lettere e scrittura, Pablo in Spagna fa la conoscenza di García Lorca e di Alberti, che diventano quasi una fonte di ispirazione per l’uomo, che si avvicina alla poesia modernista.

Allo scoppio della guerra civile, Neruda prende una netta posizione contro Franco, e si colloca sempre di più fra quegli intellettuali impegnati che guardano con favore al socialismo. Perciò, rientrato in Cile, aderisce al Partito Comunista Cileno e si impegna politicamente. Sono questi gli anni in cui Neruda, infatti, viene eletto senatore. Quando la situazione politica cambia in Cile, e gli esponenti del Partito Comunista vengono esiliati, Pablo Neruda è costretto a lasciare nuovamente il suo paese per poi rientrarvi, grazie ad un’amnistia, nel 1952.

Nel frattempo, la sua produzione poetica diventa sempre più amata e celebrata, tanto che nel 1971 viene insignito del Nobel per la Letteratura. Pablo Neruda, che viene riabilitato politicamente con l’elezione del presidente Allende, muore in Cile nel 1973.

 

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