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L’immigrazione è un grave problema da affrontare in Europa

Immigrazione, non dobbiamo dimenticarci che abbiamo a che fare con vite umane, occorre che in Europa si trovi una soluzione concreta al problema
L’immigrazione è un grave problema da affrontare in Europa

L’immigrazione ha delle pericolose conseguenze per l’Italia se non sarà affrontata in una logica di Europa unita. Non dobbiamo dimenticarci che abbiamo a che fare con vite umane, proprio per questo bisogna cooperare per gestire una così grave emergenza per tutto il Continente.

L’immigrazione è un problema che riguarda tutti

Il tema immigrazione non può essere banalizzato. Non può essere trattato come pro o contro il ministro Matteo Salvini o il Governo. Ho sempre più conferme che l’opinione diffusa in Italia sia questa: se ti opponi all’immigrazione sei di destra, se la supporti o cerchi di assisterla sei di sinistra. Mi dispiace, ma non è così, e ciò non fa onore alle stesse forze politiche impegnate da anni a contrastare il problema. Ma una verità si può enunciare: l’Italia da sola non può affrontare quanto sta accadendo.

Penso che l’importanza dell’Unione Europea sia fondamentale nello scacchiere internazionale, per tutti i singoli paesi membri, nessuno escluso. Per questo l’Italia non va lasciata sola riguardo ad un problema di così enormi dimensioni. Si può essere d’accordo o no, ma il Governo italiano non può in nessun modo affrontare la problematica degli sbarchi da solo. L’Italia non ha la necessaria forza e risorse per il controllo di quanto sta accadendo.

Certo è sbagliato il modo urlato in cui si prende posizione nei riguardi degli immigrati.
“Chiudiamo i porti”, “sono tutti dei criminali”, “ci portano via i posti di lavoro”, “tolgono soldi ai miei figli” sono tutte frasi che non rappresentano un vero atto di forza, ma una subliminale posizione di difesa, di insicurezza, di paura riguardo a cosa può succedere. Quelle frasi non sono prive di senso. Non bisogna essere dei geni della statistica o della sociologia per affermare che non si è così distanti dalla verità. Il Paese ha gravi problemi economici e occupazionali. Come si fa a gestire la regolarizzazione di un numero così grande di persone?

L’immigrazione non è tutta uguale

Ma allo stesso tempo è sbagliato trattare tutti coloro che arrivano in Italia allo stesso modo. Ci sono coloro che sfuggono alla guerra, ci sono coloro che vanno via per la povertà, per motivi religiosi, chi semplicemente desidera un futuro migliore per la famiglia e i figli. Così come ci sono quelli che arrivano in Italia per delinquere, per sfuggire alla giustizia del proprio paese, per sfruttare la facile opportunità di poter aderire ai diversi traffici di droga, prostituzione e così via.

Suggerirei in ogni caso un bellissimo libro, un romanzo non impegnativo scritto da un autore che apprezzo: Giuseppe Catozzella, Non dirmi che hai paura (Feltrinelli, 2014) che racconta in modo molto chiaro cosa sono costretti ad affrontare molti immigrati per avere la speranza di arrivare in Europa. E per molti di loro la speranza svanisce nel tratto di mare che separa la Libia dall’Italia. Un libro che racconta una storia vera, quella di Samia Yusuf Omar, una giovane ragazza somala, che partecipò alle olimpiadi di Pechino del 2008 e la cui vita si spense nell’aprile del 2012, mentre stava cercando di raggiungere le coste italiane su un barcone di migranti partito dalla Libia, che ha fatto naufragio a largo di Malta.

Anche l’ultimo libro dello stesso autore E tu splendi (Feltrinelli, 2018) affronta la tematica dell’immigrazione, vista dal punto di vista dell’integrazione e dello sfruttamento. Anche questo aiuta a riflettere e per certi versi avvisa sul grave male che sta per scoppiare nel nostro Paese.

I libri di Catozzella, ma anche coloro che studiano da anni il fenomeno degli sbarchi, mettono in evidenza che c’è gente che guadagna sugli sbarchi e sullo sfruttamento dei migranti. Trafficanti di essere umani senza scrupoli che continuano a gestire fiumi di denaro sulle spalle della povera gente, fregandosene delle leggi di qualsiasi paese. Così come organizzazioni criminali e “caporali” che, per poter competere ormai nella competitiva produzione del mercato globale, hanno manodopera a bassissimo prezzo.

Tutto ciò non fa del bene a nessuno. Per questo l’impegno più importante a cui l’Europa e l’Italia non possono sfuggire è bloccare questi carnefici. La vita umana non va soltanto tutelata, ma rispettata in termini di dignità e valore della persona.

Non si può fare finta di niente

Non bisogna, però, mettere la testa sotto la sabbia e dimenticare che gli arrivi vanno poi gestiti. Certo è che non si possono buttare a mare le persone. Non si può banalizzare o peggio speculare sull’ immigrazione come si fa molte volte in politica. Questa gente in moltissimi casi non può più tornare a casa. Molti di loro non hanno più o non hanno mai avuto una casa. Leggere molti commenti facendo leva su “tornate da dove siete venuti” mi fa sorridere e mi fa comprendere che forse leggere un po’ di più, può fare del bene. Se sono arrivati su un barcone hanno speso tutti i soldi che avevano (non sono in gita o in crociera) e il ritorno a casa non è per molti possibile, proprio perché stanno fuggendo. Non solo, riportarli in Libia significa ucciderli, perché dall’altra parte non c’è nessuna assistenza.

Il problema della gente che scappa dal proprio Paese è tangibile. Ma, è altrettanto chiaro che la semplice solidarietà non basta per assistere tutti gli immigrati che sbarcano in Italia. L’immigrazione è un vero problema sociale, sociologico ed economico. Se non gestito adeguatamente può creare gravi conflitti sociali. Se osserviamo ciò che sta accadendo semplicemente seguendo la cronaca questo fenomeno è già in atto. La mia preoccupazione è avallare un sentimento diffuso di scontro che può giustificare la reazione di chi non potrà o non vuole integrarsi. Questo è il pericolo più grande: l’illegalità per molti può essere l’unica strada da seguire.

Non cadiamo nel gioco politico: occorre unirsi

Quindi non facciamoci fregare da nessuno. Non cadiamo nella trappola di chi è in cerca di consenso (da destra, centro, sinistra, sopra, sotto) perché in realtà è in atto una guerra tra poveri dove a perderci saranno i tanti poveri e a guadagnarci sempre i soliti pochi.

I governi di tutta Europa non possono continuare a far finta di niente. Bisogna invece che l’Europa e le organizzazioni internazionali intervengano con forza e decisione direttamente nei Paesi di origine. Non si possono lasciare popolazioni intere nelle mani di barbari omicidi o in balia dei bombardamenti. La comunità internazionale deve portare opportunità e benessere nei Paesi di origine se si vuole contribuire ad eliminare il problema. Bisogna avere il coraggio d’imporre un sistema di pace e di sviluppo, la semplice assistenza umanitaria non può essere la soluzione al problema dell’ immigrazione.

Forse questo non si vuole. O meglio, ci si divide sempre sull’intervento. Non si hanno le idee chiare. Chi deve investire, chi mette i quattrini per contribuire a fare ciò. Di certo, non può essere solo l’Italia, che ha già tanti problemi economici interni (per dirne uno, il nostro meridione economicamente allo sfascio). Quindi bisogna unirsi, bisogna far quadrato in Europa e affrontare il problema con la coscienza che qualsiasi investimento nel bene, ha sempre un grandissimo ritorno per il futuro.

Saro Trovato
fondatore di Libreriamo

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