Un weekend nelle Langhe di Cesare Pavese

Per chi ama la scrittura di Cesare Pavese e vuole scoprire di più questo grandissimo autore attraverso i luoghi che lo hanno ispirato: le Langhe
Un weekend nelle Langhe di Cesare Pavese

MILANO – Se amate Cesare Pavese e vi siete lasciati incantare dall’intensità della sua prosa e poesia, non potete rinunciare a passare un weekend nei luoghi dove trascorse la sua sua vita e ambientò molte sue opere: le Langhe. Tra cultura, vino e splendidi paesaggi patrimonio dell’Unesco, le Langhe piemontesi sono il luogo perfetto per trascorrere qualche giorno di tranquillità.

Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

Cesare Pavese è nato nel 1908 a Santo Stefano Belbo, un piccolo paese (ora decisamente più grande) in provincia di Cuneo a cavallo tra le colline dolci del Monferrato e quelle più aspre delle Langhe. Il paesaggio è mozzafiato, e non stupisce che sia stato un elemento onnipresente nella vita e nella poetica di Pavese. Una costante nelle sue poesie, ad esempio, è proprio il paragone tra donna e natura:

Tu sei come una terra
che nessuno ha mai detto.
Tu non attendi nulla
se non la parola
che sgorgherà dal fondo
come un frutto tra i rami.
C’è un vento che ti giunge.
Cose secche e rimorte
t’ingombrano e vanno nel vento.
Membra e parole antiche.
Tu tremi nell’estate.

Da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

 

Credits Phalaenopsis Aphrodite

A Santo Stefano Belbo ci si può avventurare nelle vie del paese, fino a giungere in piazza Confraternita dove sorge la Fondazione Cesare Pavese, situata all’interno di una chiesa sconsacrata dei Santi Giacomo e Cristoforo. All’interno della Fondazione è possibile vedere alcuni cimeli della vita del nostro autore, tra cui le sue pipe, i suoi occhiali, alcune penne e libri, e soprattutto il messaggio d’addio che scrisse poco prima di togliersi la vita in una stanza d’hotel a Torino, il 27 agosto 1950. La lettera dice: “Perdono a tutti, e a tutti chiedo perdono. Non fate troppi pettegolezzi. Cesare Pavese”.

A Santo Stefano Belbo si può visitare anche la sua casa natale, il cascinale di San Sebastiano, una grande casa che sorge sulla via verso Canelli. Purtroppo non è rimasto molto dal momento che la casa fu venduta quando Pavese era ancora piccolo. Si può entrare nella camera in cui nacque, e nella stanza dei genitori. Sul muro esterno c’è un’iscrizione che recita un brano tratto da Gente della sua terra: “La mia parte pubblica l’ho fatta – ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti.”

Le visite guidate promosse dalla fondazione Cesare Pavese comprendono anche un giro più ampio, che comprende alcuni luoghi iconici delle opere pavesiane. Si può passare dalla stazione, da cui i suoi personaggi erano soliti partire e tornare, ma ancora più bello è andare alla scoperta dei luoghi delle Langhe che hanno fatto da teatro al romanzo più famoso di Cesare Pavese: La luna e i falò. Pubblicato nel 1950 poco prima del suicidio, è considerato come l’opera più esplicativa della sua poetica, secondo molti il romanzo meglio riuscito di tutti. Si può visitare, ad esempio, la Casa di Nuto, la “finestra sul mondo” del protagonista de La luna e i falò. Ora è tramutata in un museo che ripercorre il rapporto tra Pavese e il suo caro amico Pinolo Scaglione, artigiano locale da cui è tratto il personaggio di Nuto. Si può passeggiare sulla Collina della Gaminella, e proseguire fino a Canelli, dove si scorgono le mura rossastre del Nido.

Se volete, infine, potete proseguire fino a Moncucco, la collina della poesia “Mari del sud”, o fino a Cossano Belbo, dove, ne “La Luna e i Falò”, andarono ad abitare i genitori adottivi di Anguilla. È un borgo amato anche da un altro celebre scrittore contemporaneo a Pavese, Beppe Fenoglio. C’è un bellissimo punto panoramico vicino alla chiesa della Madonna della Rovere, da dove si può ammirare la valle e le colline delle Langhe in tutta la loro bellezza.

Anche tu sei collina
e sentiero di sassi
e gioco nei canneti,
e conosci la vigna
che di notte tace.
Tu non dici parole.
C’è una terra che tace
e non e’ terra tua.
C’è un silenzio che dura
sulle piante e sui colli.
Ci son acque e campagne.
Sei un chiuso silenzio
che non cede, sei labbra
e occhi bui. Sei la vigna.
E’ una terra che attende
e non dice parola.
Sono passati giorni
sotto cieli ardenti.
Tu hai giocato alle nubi.
E’ una terra cattiva
la tua fronte lo sa.
Anche questo è la vigna.
Ritroverai le nubi
e il canneto, e le voci
come un’ombra di luna.
Ritroverai parole
oltre la vita breve
e notturna dei giochi,
oltre l’infanzia accesa.
Sarà dolce tacere.
Sei la terra e la vigna.
Un acceso silenzio
brucerà la campagna
come i falò la sera.

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