Marina Di Guardo, “La moda è lo specchio della nostra epoca”

La scrittrice di noir ci racconta il suo modo di scrivere e la scelta di dedicarsi nelle sue opere sul mondo della moda
Marina Di Guardo,

MILANO – Prendere una vacanza che la circonda, concentrarsi su se stessa, sulle corde più intime. E’ questa la scrittura secondo Marina Di Guardo, scrittrice di noir tornata in libreria con “La memoria dei corpi“. In questa intervista la scrittrice e mamma di Chiara Ferragni ci racconta il suo modo di scrivere e la scelta di dedicarsi nelle sue opere sul mondo della moda.

Cosa significa per te scrivere? Perché in particolare hai deciso di scrivere thriller e gialli?

Scrivere per me significa prendere una vacanza dal mondo che mi circonda, concentrarmi su me stessa, sulle corde più celate, più intime. E’ una passione che coltivo sin da bambina, ma da eterna insicura non credevo di poter diventare una scrittrice. Riguardo alla scelta di dedicarmi a questo tipo di letteratura: ho pubblicato i miei due primi romanzi, drammi relazionali, con una piccola casa editrice molto seria, la Nulla Die. Per il secondo avevo scelto un finale dalle tinte noir che è molto piaciuto e che mi ha incoraggiato a proseguire in questo genere di narrazione. Sono sempre stata una grande appassionata di libri e film thriller e noir e sono molto attenta e scrupolosa nel tratteggio psicologico dei personaggi, per me importante come lo sviluppo della trama.

Hai lavorato per anni nella moda, prima di scrivere libri. Quanto ha inciso la conoscenza di questo mondo nella tua scrittura?

Incide di sicuro nell’attenzione ai dettagli, nella descrizione dei paesaggi, delle atmosfere, dell’aspetto fisico e psicologico dei personaggi. La moda è molto di più di quello che a prima vista può apparire. E’ una cartina al tornasole dell’epoca che stiamo vivendo, di quello che vorremmo essere, di cosa aspiriamo a raggiungere. Racconta di noi, delle nostre piccole e grandi idiosincrasie, delle nostre paure e certezze.

Nei tuoi libri, come ne “La memoria dei corpi”, il corpo trova uno spazio importante. Perché secondo te il trattare questo tipo di argomenti crea forte dibattito e divide il pubblico dei lettori?

Si ascolta sempre meno il nostro corpo: lo desideriamo diverso, più snello, più pieno, cerchiamo di piegarlo al nostro volere, alla nostra cieca razionalità, ma il corpo si ribella e parla un linguaggio antico che spesso tentiamo in tutti i modi di ignorare. Eppure quello che ci racconta arriva dal nocciolo più vero, più autentico. E’ il nostro Io più vero. Non a caso, io descrivo un personaggio dai gesti, dalle reazioni fisiche del suo corpo, persino dal tipo di sesso che ricerca. Tutti aspetti importanti per definirne il carattere, le paure, gli abissi interiori.

Libri e mondo della moda sembrano all’apparenza due mondi distanti. A tuo parere è possibile che i libri possano diventare un “prodotto glamour”, o trattato come tale, in modo da raggiungere una fascia più ampia di pubblico?

Io credo che si può far parlare di un’opera letteraria in molti modi. Usando ad esempio i social network che, a mio parere, sono diventati il mezzo più nuovo ed efficace di promozione. Ma il valore di un libro, la forza del suo contenuto, le riflessioni a cui conduce sono fattori irrinunciabili, elementi basilari per un buon scritto. Il libro deve rimanere sempre e comunque quell’eremo dove rifugiarsi, vivere la vita di altri personaggi per arrivare a comprendere meglio la propria.

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