Punta alla luna, la libreria che vuole diffondere il Bello

Punta alla luna è la libreria del quartiere periferico di Corvetto: tra problematiche e difficoltà quello che i due librai vogliono diffondere è il Bello
Punta alla luna, la libreria che vuole diffondere il Bello

MILANO – Punta alla Luna è la libreria per bambini aperta da Francesca Beccalli e dal marito Mattia Simonetti nel quartiere periferico del Corvetto a Milano. Si tratta della prima libreria della zona, nata per aspirazioni di Francesca, che ha sempre amato scrivere e leggere, ma anche per portare nel quartiere dove ha sempre vissuto il Bello. I due librai infatti si domandano perché nel loro quartiere non possa esistere un luogo, uno spazio di energia positiva in cui la Bellezza e la Resilienza siano le protagoniste. Abbiamo deciso di intervistare Mattia, che, come Francesca, ha un passato e una formazione da educatore e assistente sociale, per poterci parlare del loro progetto e della loro concezione secondo cui il mondo è ancora un bel posto.

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Perché aprire una libreria in un quartiere problematico come Corvetto?

Partiamo dal presupposto che mia moglie è nata ed ha sempre vissuto nel quartiere, ha sempre avuto modo di interfacciarsi con le realtà che caratterizzano questa parte di Milano. Nel momento in cui ci siamo trovati a far fronte a un quartiere di periferia, come il Corvetto appunto, con tutte le sue problematiche, abbiamo deciso di aprire qua la nostra libreria, proprio perché vogliamo dare al quartiere qualcosa di bello. Prima che noi aprissimo, non c’era nessuna realtà libraia, tanto meno di librerie per bambini, ad eccezione di una sola precedente libreria, con cui attualmente collaboriamo in alcune iniziative e attività. Abbiamo deciso quindi di aprire questo spazio dedicandolo al bello, con la consapevolezza che anche in un quartiere come Corvetto, possa verificarsi la bellezza, ben sapendo che in un altro posto sarebbe stato più facile. È stata dunque una scelta di cuore.

Quali sono gli ostacoli e le difficoltà ?

La posizione non è di certo una zona di passaggio. Siamo collocati in via Marocchetti, quindi anche se ci troviamo a pochi metri dalla stazione di Rogoredo e dalle stazioni della metropolitana, non è un luogo dove la gente solitamente passeggia. Il fatto di poter pensare di vivere, o di sostentarci grazie al passaggio della gente,  impensabile: la vendita al dettaglio fatica un po’. Quello che noi facciamo, anche per scelta nostra, fa sì che questo possa diventare un luogo di incontro a 360 gradi e non solo una libreria in cui si vendono i libri. Su questo spingiamo molto: cerchiamo di raggiungere le persone attraverso i social e con il sito, e questo avviene poi anche attraverso una serie di iniziative che promuoviamo. Nella nostra libreria abbiamo uno spazio dove allestiamo dei laboratori.

I laboratori sono solo per i bambini o per le famiglie in generale?

Dipende dal tipo di attività che decidiamo di affrontare. Per esempio questo pomeriggio faremo un laboratorio per la festa del papà che è quindi aperta ai bambini che vivono quest’esperienza, ma le attività consistono anche nella lettura a tema con un conseguente laboratorio manuale che viene modulato in base alla tipologia del bambino. Infatti le nostre iniziative sono aperte a varie fasce di bambini, da quelli piccolini, a quelli dai due anni in su, ai bambini più grandicelli che vanno ormai alle elementari. Però organizziamo anche altre attività che coinvolgono genitori e figli, e anche delle attività che si rivolgono agli adulti. Per esempio domani faremo una lettura per adulti, un’attività che teniamo una volta al mese: si legge tutti insieme un testo, scelto da un gruppo di lettura, e poi si tiene la discussione del libro in questione. Tutte queste attività erano già stata attivate dalla precedente libraia del quartiere, che, dopo aver chiuso, ha lasciato in eredità a noi il suo “repertorio”. Teniamo anche incontri con gli autori e con gli illustratori. Abbiamo anche organizzato, e continueremo a farlo, incontri con autori destinati agli adulti. Il tema è sempre quello del Bello e della sua ricerca: abbiamo invitato il giornalista Saverio Tommasi  per la presentazione di due suoi libri. Il messaggio che vogliamo comunicare è legato ai valori appunto del Bello, del porsi in maniera positiva di fronte alla vita e alle problematiche che si vengono a creare. Noi da quando abbiamo aperto, ci siamo affezionati a una parola in particolare: Resilienza, ossia la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici. Abbiamo avuto modo di accogliere una mostra fotografica di Alessandro Milan a cui ha fatto seguito un incontro letterario proprio a tema Resilienza. Stiamo per organizzare una seconda edizione dell’evento. Abbiamo anche ospitato delle persone che hanno vissuto il terremoto delle Marche: abbiamo creato un momento bello, intenso di incontro con i bambini, in cui i protagonisti erano i racconti di chi aveva vissuto questa esperienza drammatica.

Come è stata la risposta del quartiere a tutte queste iniziative?

Sì. Nonostante il quartiere presenti alcune problematiche, sicuramente è un quartiere vivo, molto vivo, che risponde alle proposte, alle attività, che però vanno attivate e stimolate. Se rimanessimo in attesa di aspettare gente entrare spontaneamente nella nostra libreria senza che dicessimo niente o organizzassimo qualcosa, non avremmo un riscontro. Anche perché non siamo una libreria qualsiasi, ma siamo un luogo vivo del quartiere in cui vengono organizzate diverse iniziative per stare insieme, cerchiamo di promuovere il contatto con le scuole, con i corsi di lettura ad alta voce, proponendo incontri con scrittori.

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