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La ricorrenza

John Steinbeck e il potere della scrittura come denuncia

Le battaglie sociali dello scrittore americano premio Nobel per la letteratura sono più che mai attuali

Oggi ricordiamo il grande scrittore americano, tra i massimi esponenti della cosiddetta “Generazione perduta”. Nato a Salinas, cittadina rurale della California, il 27 Febbraio del 1902 e morto a New York il 20 Dicembre 1968, raccontò della grande depressione attraverso gli occhi dei lavoratori, in quel periodo pesantemente sfruttati, e degli emarginati. Il suo grande lavoro venne riconosciuto prima con il Premio Pulitzer per il romanzo “Furore” nel 1940, poi con il Premio Nobel alla letteratura “per le sue scritture realistiche ed immaginative, unendo l’umore sensibile e la percezione sociale acuta”..

 

 Il valore attuale delle sue opere

Steinbeck scrisse tantissimo nel corso della sua vita. La sua produzione si basava sull’intenzione di voler portare alla luce il disagio di chi stava vivendo il peggio della grande depressione. Lo sfruttamento dei lavoratori e le condizioni a cui dovevano sottostare furono un argomento centrale nelle sue opere. La penna di John Steinbeck era in grado di vivisezionare dettagliatamente l’anima dei suoi personaggi. In questo modo riuscì a rendere i suoi romanzi di una verosimiglianza così forte da trasmettere nitidamente, oggi, la spietata realtà del periodo nero della grande depressione. Il racconto dell’eterna lotta tra classi sociali, dove gli ultimi devono combattere per la sopravvivenza rende l’autore moderno e contemporaneo. L’amara durezza di “Uomini e topi”, 1937, esprime l’importanza dei rapporti umani, quelli veri e intimi, in una vita di stenti. Con “Furore”, 1939 che gli varrà il Pulitzer, racconta le vicende drammatiche di una famiglia che parte dall’Oklahoma diretta in California per cercare lavoro. In questo romanzo è racchiuso lo spirito di un intero Paese. Importante ricordare che la censura fascista limitò fortemente prima traduzione. In “La valle dell’Eden”, 1952, analizza con grande introspezione l’ambivalenza dell’essere umano, la sua capacità di essere buono e perfido, insensibile e colpevole.

La carriera letteraria

John Steinbeck si iscrisse nel 1919 all’Università di Stanford dove seguì i corsi di letteratura inglese e scrittura creativa, alle soglie della laurea si vide costretto a lasciare gli studi in maniera definitiva. Provò ad entrare nel mondo della letteratura scrivendo e pubblicando poesie e racconti. Riuscì a trasferirsi a New York per un breve periodo dove lavorò come giornalista per il quotidiano New York American. Iniziò a pubblicare i primi romanzi che ebbero un discreto successo. Dopo la morte dei genitori, nel 1935 pubblicò il primo lavoro che decretò l’inizio della sua fama. Con “Pian della Tortilla” ricevette l’ammirazione anche da parte del presidente Roosevelt. Successivamente il San Francisco News lo incaricò di scrivere diversi articoli. I suoi romanzi continuarono ad avere grandissimo successo, oltre ad ottenere anche numerose critiche, soprattutto durante la guerra. Nel 1954 diventa corrispondente del giornale Le Figaro. Il patrimonio culturale lasciato da Steinbeck non è solo moderno e attuale, ma risulta materiale fondamentale per la crescita interiore di ogni persona.

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