I peccati del padre

Jeffrey Archer, “In democrazia chi perde deve solo cercare di limitare i danni”

Lo scrittore inglese ed ex politico torna in libreria con "I peccati del padre", secondo episodio della saga dei Clifton, che in questo episodio si sposta dai sobborghi di Bristol ai grattacieli di New York
Jeffrey Archer, "In democrazia chi perde deve solo cercare di limitare i danni"

MILANO – Ha pubblicato in 97 paesi ed è stato tradotto in 33 lingue, con i suoi romanzi ha venduto 330 milioni di copie nel mondo. Parliamo di Jeffrey Archer, o anche Barone Archer di Weston-super-Mare, scrittore inglese ed ex politico, tornato in libreria con  “I peccati del padre“, secondo episodio della saga dei Clifton, che in questo episodio si sposta dai sobborghi di Bristol ai grattacieli di New York. Candidato sindaco di Londra e membro del Parlamento europeo, deputato della Camera dei Lord per venticinque anni, abbiamo intervistato Jeffrey Archer in occasione della sua ultima uscita in libreria.

 

Cosa dobbiamo aspettarci da questa seconda parte della saga dei Clifton?

Nel primo libro della saga tutto era iniziato negli anni Venti. Ora siamo a New York, nel 1939. Arrivato in America, Tom Bradshaw viene arrestato per omicidio di primo grado; anche Emma arriva nel nuovo mondo, pronta a pur di ritrovare l’uomo che avrebbe dovuto sposare benché le abbiano detto che è morto in mare.
ancora una volta ci ritroviamo a vivere scandali, equivoci, intrighi, tutto sullo sfondo della grande Storia. Ma soprattutto, entra in gioco la grande protagonista, l’elemento della famiglia, che per me è fondamentale.

 

Quanto c’è di autobiografico nella saga? Quanto l’ha ispirata la sua esperienza in prigione?

La saga dei Clifton ha molto di autobiografico, io sono Harry, mia moglie è Emma, nella storia ritroviamo anche mia madre e il mio migliore amico. Abbiamo vissuto un’esistenza incredibile, credo sia normale volerla raccontare. E poi ognuno di noi deve scrivere di ciò che conosce meglio, anche se il talento della scrittura, quello è un dono.

 

È stato membro del Parlamento europeo per i conservatori. Cosa ne pensa oggi della Brexit? E più in generale, della situazione politica e sociale in Europa?

Avevo votato perché la Gran Bretagna non uscisse dell’Europa; credo che in questo momento storico tutti abbiamo bisogno di tutti, della Francia, della Germania, della Germania… Ma è quello il bello della democrazia, chi perde deve solo cercare di limitare i danni. Io comunque resto un europeista convinto.

 

Qual è il ruolo dello scrittore, ed in generale dell’intellettuale oggi, all’interno della società? Quale contributo può dare?

Non so quale contributo possa dare alla società, quello che è certo è che sono felice delle molteplici avventure che ho vissuto. Posso dire, come alcuni dei miei amici, di aver avuto molte vite e che questo sia un grande privilegio: politico, scrittore… credo di essere molto fortunato.

 

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