Intervista al direttore

Giulio Fortunio (Dir. Il Pertini), “Una biblioteca deve essere un centro di socialità”

Approfondiamo la conoscenza del Centro Culturale di Cinisello Balsamo insieme al direttore Giulio Fortunio

MILANO – Le biblioteche sono le depositarie del sapere. Compiamo un piccolo viaggio che ha come tappe alcune biblioteche importanti sia a livello locale che nazionale, per scoprire come funzionano, quali sono i principi che le guidano e quali sono i principali servizi che offrono ai cittadini. Oggi parliamo del Centro Culturale “Il Pertini” di Cinisello Balsamo con il suo direttore, Giulio Fortunio.

 

Qual è il principio base a cui ispirate i vostri servizi nei confronti del cittadino?

Noi ci siamo dati una mission di base che si basa su quei principi che l’Unesco ha indicato come fondamentali per ogni biblioteca pubblica, ovvero offrire documentazione e informazione ai cittadini sotto ogni forma di supporto per offrire occasione di incontro e socialità culturale. Oltre a a fornire questi servizi base ai cittadini, cerchiamo di attrarre nuovo pubblico attraverso corsi, incontri, favorendo e stimolando la partecipazione.

 

Cosa è cambiato nella vostra biblioteca in relazione alla rivoluzione digitale che attraversa i nostri giorni? 

Prima di tutto, da quando abbiamo cambiato sede e ci siamo trasferiti al Pertini, gli accessi sono passati da 200 mila a 500 mila in un anno, così come sono aumentati i partecipanti ai corsi organizzati dalla biblioteca e il numero degli stessi. All’interno dei locali offriamo wi – fi gratuito per tutti, mentre l’accesso ai computer è limitato a 3 ore a persona alla settimana per fare spazio a tutti. Si può consultare online il nostro catalogo ed esiste il servizio medialibrary online che consente l’accesso a banche dati di documenti digitali, periodici ebook, filmati, musica, circa 30.000 risorse digitali in totale.

 

Quali sono gli eventi o i corsi di formazione che è più orgoglioso di ospitare all’interno della biblioteca? 

Dir dei corsi in particolare è difficile, anche perché ne ospitiamo davvero tanti. Corsi di lingue, informatica, ma anche relativi al tempo libero come uncinetto, relativi a vari argomenti. Siamo orgogliosi del nostro rapporto con il territorio, ospitiamo gruppi di volontari e realtà cooperative che realizzano diversi progetti.

 

Queste iniziative sono legate anche al fatto di far “vivere” giornalmente la biblioteca ora che gran parte delle risorse sono consultabili comodamente online? 

Certamente, un modo di far vivere una biblioteca è quella di renderla un centro di socialità. Così le persone non si recano solo per ritirare i documenti o consultarli (e ovviamente la consultazione è calata vista la disponibilità in rete), ma anche per incontrare persone e partecipare a iniziative. Tra questi rientrano anche incontri sul territorio coordinati dal centro culturale Il Pertini, quali eventi come il “Cinema al parco”.

 

All’interno della biblioteca ospitate manoscritti di particolare importanza? 

Il nostro compito è quello di raccogliere e conservare documenti di storia locale, siamo una biblioteca di documentazione. Il volume più antico che abbiamo è un libro del 1800 e lo teniamo sotto chiave, si chiama “L’arte dei giardini inglesi” di Ercole Silva.

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