Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo, l’omaggio di Antonio Calabrò

Nel giorno della memoria delle vittime del terrorismo e della mafia, ecco l'omaggio e il ricordo di Antonio Calabrò per tutti coloro che hanno perso la vita lottando mafia e terrorismo
Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo, l'omaggio di Antonio Calabrò

MILANO – Oggi 9 maggio ricorre il Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice. Una una ricorrenza della repubblica Italiana istituita nel maggio del 2007. Viene celebrato il 9 maggio di ogni anno in considerazione del fatto che il 9 maggio 1978 furono uccisi Peppino Impastato e Aldo Moro. In queste settimane viene presentato in tutte le città italiane l’ultimo libro di Antonio Calabrò, “I mille morti di Palermo“, in cui il giornalista rende omaggio al sacrificio di chi non si è arreso e invita a non abbassare la guardia contro le organizzazioni mafiose che sono continuamente da temere anche quando non si sente parlare di loro. Di seguito, il pensiero e l’omaggio di Calabrò dedicato a tutti coloro che hanno perso la vita sostenendo fino alla fine le loro idee.

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“La mafia sarà sconfitta da un esercito di maestri”. E’ la lezione di Gesualdo Bufalino, uno dei maggiori intellettuali del nostro Novecento. Siciliano, per nascita e radici profonde. Europeo, per vocazione e cultura. Come Leonardo Sciascia. O come Vincenzo Consolo che, ragionando su Antonello da Messina e la grande pittura, nello straordinario romanzo “Il sorriso dell’ignoto marinaio” ha saputo raccontare, del Mediterraneo, lo spazio ampio e controverso delle civiltà. La forza della buona letteratura e della migliore scrittura. La leva per radicare la cultura civile anche in un Mezzogiorno che, nonostante continui a essere “un paradiso abitato da diavoli”, mostra ancora, a dispetto di malgoverno e clientele, puntute volontà di riscatto e di ripresa.

I maestri. Contro la mafia. Vale la pena riprendere in mano i libri di Bufalino, proprio per celebrare in modo non retorico il 9 maggio, la giornata dedicata al ricordo delle vittime di terrorismo e mafia. E ragionare sul senso profondo di manifestazioni che, approfittando della forma d’una ricorrenza, vanno usate per conoscere, capire, rafforzare, appunto con la memoria, i fondamenti d’una comunità. E’ questo, appunto, il mestiere dei maestri. Rimemorare. E indicare vie di futuro. Usare parole e numeri, letterature e scienze, reperti artistici e filosofie per dire che mai nessuno muore davvero, se vive in un racconto e in un ricordo. E mostrare come “la storia siamo noi” e come dunque la storia sia intessuta degli atti, delle scelte di vita, delle passioni, degli incroci di diritti e doveri che hanno animato la vita dei tanti che sono stati stroncati dai killer di terrorismo e mafia appunto perché erano persone perbene, attente a fare il loro mestiere di uomini delle istituzioni, a essere cittadini, a voler vivere libertà e legalità. Contro la mafia. I maestri da ascoltare. E i magistrati da ricordare, insieme ai poliziotti, i carabinieri, politici, i giornalisti, i sacerdoti, gli imprenditori, i medici, gli uomini e le donne servitori dello Stato e interpreti di una civiltà del buon vivere comune. E’ grazie a loro che oggi possiamo continuare a parlare, a scrivere, a insegnare e a imparare, in libertà. Nonostante tutto. Memoria come civiltà. Ma anche come capacità consapevole e critica di “discorso pubblico”, come antidoto ai retori che della distorsione della memoria hanno fatto strumento per carriere, visibilità, vantaggi, clientele. Contro un’antimafia vissuta come interesse personale e leva di potere. Un’antimafia che umilia il sentire civile e offende le vittime stesse.

La cronaca di questi tempi incerti ce ne offre scandalosi esempi. Da non dimenticare. E’ strana e contorta, la Sicilia. Metafora delle ombre dell’intero paese. Nelle pagine de “La luce e il lutto”, per Sellerio, proprio Bufalino offre un’interessante lettura: “Evidentemente la nostra ragione non è quella di Cartesio, ma quella di Gorgia, di Empedocle, di Pirandello. Sempre in bilico tra mito e sofisma, tra calcolo e demenza; sempre pronta a ribaltarsi nel suo contrario, allo stesso modo di un’immagine che si riflette rovesciata nell’ironia di uno specchio”. Sicilia controversa, mai lineare. Tessera sbilenca d’una storia d’Italia che proprio in Sicilia, dalla strage di Portella delle Ginestre del maggio 1947, all’alba della Repubblica, sino alle bombe del 1992 e poi agli intrighi contemporanei, trova molte delle sue pagine più cupe. Eppure, anche Sicilia ironica. E luminosa. Come raccontavano i sorrisi di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, nella foto che li ritrae insieme. Una foto esemplare. E che ancora oggi vive. Nella nostra buona memoria.”

Antonio Calabrò

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