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L'intervista

Franco Arminio, “La poesia guarisce le ferite che ci portiamo dentro”

Abbiamo intervistato Franco Arminio sul suo nuovo libro “Lettera a chi non c’era. Parole dalle terre mosse”. Ecco le sue riflessioni su temi come la necessità di reagire di fronte alle avversità

Abbiamo intervistato Franco Arminio, uno dei poeti italiani più influenti del secolo, per parlare del suo ultimo libro “Lettera a chi non c’era. Parole dalle terre mosse”. Un libro carico di emozioni che vuole raccontare le tragedie del nostro Paese con l’intenzione di dare una nuova speranza e trovare il coraggio per ripartire.

“Lettera a chi non c’era. Parole dalle terre mosse”

Questo libro contiene un misto tra prosa e poesia. Nella scrittura, tipica di Franco Arminio, le due tipologie si mescolano, creando un testo pregno di emozioni e carico di significati. “Questo libro nasce da un primo nucleo che racconta la mia esperienza del terremoto in Irpinia, poi mi sono reso conto che era necessario raccontare anche il terremoto degli altri e via via ho allargato lo sguardo ad altre sventure perché eravamo, mentre scrivevo questo libro, all’interno di un’altra sventura, la pandemia. Volevo riflettere su come fare buon uso delle rovine. Questo libro è una riflessione su come reagire alle sventure.”

Il confine tra prosa e poesia

In “Lettera a chi non c’era” troviamo testi poetici ma anche reportage, descrizioni e elementi di cronaca. Arminio ci spiega il motivo di questa scelta. “Già in me la distinzione tra prosa e poesia è abbastanza labile, in questo caso avevo scritto una narrazione del terremoto per la Rai e mi è venuto necessario mettere alcuni pezzi in versi. Poi ho recuperato anche delle cose scritte in passato e quindi il libro raccoglie in realtà varie forme di scrittura”.

La forza di rialzarsi del nostro Paese

“Il cuore del libro è il riscatto. Tutti siamo colpiti in qualsiasi momento da una sventura individuale e collettiva, la cosa importante è reagire. Nel libro faccio degli esempi, Gaetano Salvemini che perde cinque figli, la moglie e la sorella. Benedetto Croce e Ignazio Silone. Tre esempi di grandi italiani che hanno fatto un lavoro esemplare partendo da una tragedia molto grave.” Il segreto, afferma Arminio, è quello di aumentare la nostra voglia di bellezza, di condivisione e la voglia di lenire le ferite degli altri. Anche la vicenda della pandemia ci insegna questa cosa, ma purtroppo non stiamo reagendo nel modo corretto secondo il poeta. Doveva esserci un cambiamento in positivo, ma sembra essere tornato tutto come prima, come era accaduto durante le varie tragedie. Si spera che la lezione sia servita, una volta per tutte, ma si commettono ancora gli stessi errori.

 

La poesia per guarire

Alla domanda “Come nasce l’amore per la poesia?”, Franco Arminio ci risponde così: “Io scrivo in versi da quando avevo sedici anni, la poesia è tutta la mia vita. In un anno, le giornate in cui non ho scritto un verso saranno forse cinque. Sono un poeta militante. Leggo anche tanta poesia perché la poesia è terapia e non posso curarmi con le mie poesie. Posso curarmi scrivendo e leggendo le poesie degli altri. Credo che a scuola si debba enfatizzare di più questo aspetto, la poesia è un faro, una possibilità per guardarsi dentro, è una sorta di aspirina dell’anima.”

Franco Arminio

Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, in Irpinia d’Oriente. Ha pubblicato molti libri, che hanno raggiunto decine di migliaia di lettori. Da anni viaggia e scrive, in cerca di meraviglia e in difesa dei piccoli paesi: è ispiratore e punto di riferimento di molte azioni contro lo spopolamento dell’Italia interna. Ha ideato e porta avanti la Casa della paesologia a Bisaccia e il festival “La luna e i calanchi” ad Aliano.

Photo Credit: Franco Arminio

Alice Turiani

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