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Emanuele Trevi, “Il mio libro ‘Due vite’ è un inno all’amicizia”

“Una terza che è quella che ci è consegnata dalla letteratura.” afferma Emanuele Trevi autore di "Due vite", suo ultimo romanzo pubblicato da Neri Pozza, vincitore del Premio Strega 2021.

“La scrittura è un mezzo singolarmente buono per evocare i morti” scrive Emanuele Trevi in “Due vite“, suo ultimo romanzo pubblicato da Neri Pozza, vincitore del Premio Strega 2021. Con Nadia Terranova al Salone del Libro di Torino, l’autore presenta l’uscita dell’ audiolibro. Così si inizia con la lettura degli aneddoti relativi a “L’origine del mondo” di Gustave Courbet: dal suo ultimo proprietario, l’insigne psicanalista Jacques Lacan, al sindaco cattolico che si contorce per l’imbarazzo durante la cerimonia in cui il famoso dipinto divenne accessibile, dopo più di 100 anni di clausura, agli occhi del pubblico. A raccontarcelo, all’ inizio del libro è Rocco Carbone ed è da qui che Trevi prende le mosse per raccontare la vita di due cari amici ,da lui conosciuti molto bene. Ma non erano solo amici, erano anche scrittori – Rocco Carbone e Pia Pera – non grandiosamente noti al pubblico. E il libro diventa, in questo modo, un ibrido tra memoir e saggistica.

Due vite, anzi tre

“Sono due vite – spiega lo scrittore – perché una è quella che viviamo nella vita degli amici e l’altra è quella che ci appartiene, ma c’è anche una terza che è quella che ci è consegnata dalla letteratura.” Non fa sconti il racconto alle personalità spigolose dei suoi amici e non nasconde le verità anche fastidiose : è una restituzione cristallina. “Cosa mi interessava rappresentare?” Si chiede lo scrittore e si risponde: “Mi premeva far emergere la forza del loro carattere: ho visto queste sue persone affrontare il negativo e ho capito che la vera tenacia non sta solo nella virtù: come i guerrieri greci sotto le mura di Troia che esitavano e che avevano paura, così anche i difetti sono la calce che tiene insieme le mura dei pregi”.

Rocco e Pia avrebbero capito questa intenzione e avrebbero sorriso nel leggere le loro debolezze? “Dopo una prima reazione permalosa – dice Trevi – avrebbero riso perché abbiamo condiviso così tanto. Sono stato fortunato a conoscere queste due persone: all’epoca io avevo solo la voglia di essere scrittore, ma ero nel buio e continuavo a mancare l’appuntamento con me stesso. E loro mi hanno insegnato non il contenuto, ma il metodo e l’energia che bisogna metterci. Io ho voluto restituire con gratitudine questa energia e questa forma di vita”. Un libro sull’amicizia e sul talento quindi e sulla costanza nel perseguire un sogno impossibile.

Rocco e Pia, esercizi affettivi alla giusta distanza

Sin dall’incipit Rocco viene definito come “una di quelle persone destinate ad assomigliare, sempre più con l’andare del tempo, al proprio nome”. Rigido, ostinato, granitico, di lui Trevi descrive le manie, i lampi di genio e le ossessioni caratteriali, le grandi capacità di semiologo e scrittore ma anche le crisi oscure di cui soffriva intimamente. “Se l’anatomia umana glielo avesse consentito- dice Trevi – si sarebbe spesso e volentieri lucidato le ossa e i nervi con uno spazzolino di ferro.” Caparbio, assoluto nei sentimenti, fedele ma desideroso di altrettanta cieca fedeltà, a Rocco si poteva augurare giusto “un minimo di inconsapevolezza in più” per poter vivere quella felicità che sembrava essergli negata dalla nascita.

La vita di Rocco si incrocia, pur con le consuete distanze che si creano nelle amicizie, con quella di Pia Pera, brillante traduttrice e scrittrice, ritratta come “una specie di Mary Poppins all’incontrario, dotata di pericolose riserve di incoerenza e suscettibilità”. Donna ironica, maliziosa, capace di scelte originali, predisposta all’esperimento nella vita con piglio adolescenziale. Di entrambi lo scrittore tratteggia le personalità, i successi e le cadute, sino alla loro scomparsa prematura. Cosa scriverebbero oggi Rocco e Pia? “ Rocco – dice Trevi – avrebbe sicuramente continuato per la sua strada di “disossamento”, la sua ricerca sarebbe continuata ad andare nella direzione del mito della parola più sobria ed efficace. Pia si sarebbe scocciata di scrivere di giardinaggio. Era un’esploratrice, sarebbe scivolata dal suo ruolo nel giardino con grazia e leggerezza, pur continuando questa vita per sempre”.

Lo spazio dell’amicizia

Nell’oscillazione tra i poli Rocco e Pia si crea lo spazio per l’amicizia che contiene anche Emanuele: un luogo accogliente dove nascono anche incomprensioni e momentanei distacchi. Un luogo a cui tornare dopo molti anni, per onorare la memoria dei morti attraverso quello che hanno lasciato.

“Due vite è un inno all’amicizia. La generazione di autori che ha preceduto la mia aveva il culto delle ideologie – spiega lo scrittore-  io, invece, mi sento coinvolto dai rapporti personali e dal senso del tempo che passa. Di solito si dice “gli amici sono la tua famiglia fino a quando non ti fai la tua famiglia”. Questa per me è una sentenza di morte, non amo condividere le problematiche della vita quotidiana solo con un’altra persona. Detesto gli amori monogamici. Sono per una cultura libertina in cui i rapporti tra uomini e donne siano concepiti come un enorme gioco”. “E con Rocco e Pia mi sono divertito tantissimo e sono qui con me perché noi viviamo due vite – conclude lo scrittore – entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene”.

Alessandra Pavan

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