La prima luna storta

Come rinascere e tornare felici dopo una “luna storta”

Lo abbiamo chiesto allo scrittore Giovanni B. Algieri, autore del romanzo “La prima luna storta”, contenente racconti in cui dieci giornate terribili si sono tramutate in felicità.
Come rinascere e tornare felici dopo una "luna storta"

Il 2020 è stato l’anno in cui la pandemia ha cambiato il nostro stile di vita e il nostro modo di relazionarci con il mondo esterno. Ci vediamo un po’ tutti come raggomitolati nel dolce e caldo guscio delle nostre case dalle quali osserviamo il mondo esterno in attesa della grande rinascita. Ma il cielo sopra di noi com’è? Non ci sentiamo, forse, come se una luna particolarmente storta avesse influenzato il corso degli eventi? Come ci comportiamo di fronte a questa situazione e come ci stiamo preparando ad uscire dal guscio quando la luna tornerà di nuovo a nostro favore? Lo abbiamo chiesto allo scrittore Giovanni B. Algieri, artista dalle mille sfaccettature, il cui profetico titolo del suo ultimo romanzo di racconti “La prima luna storta” (Alter Ego, 2019) sembra cadere a pennello con la situazione attuale.

A cosa è dovuta la scelta del titolo? Come mai proprio la luna?

Il titolo del romanzo – così come ho fatto nei libri precedenti e, più curiosamente, si usa fare negli album musicali – è tratto da uno dei dieci racconti del romanzo.
Più in generale, ho cercato a lungo un elemento, e dunque un titolo, che potesse rappresentare al meglio i dieci racconti nel loro insieme, qualcosa che accomunasse i chiaroscuri disseminati tra le vicende dei dieci protagonisti.

È stata una lunga ricerca ma poi, come spesso accade, è bastato guardarsi intorno, alzare la testa…

Il racconto in questione, dunque, è per te più significativo rispetto agli altri?

Il racconto che dà titolo al romanzo parla di un bambino che, nell’estate del 1994, tenta ogni giorno, inspiegabilmente, di gettarsi a largo del mare senza saper nuotare. Un bambino con l’ambizione del suicidio apparentemente immotivato che fa impazzire i genitori.

Anche se è una delle tre storie “maggiormente” autobiografiche, non sento di definirlo più significativo, o più intenso o più avvincente degli altri, almeno per me. Per molti lettori, in realtà, lo è stato.

I dieci racconti che compongono il libro sono storie caratterizzate dalle “lune storte” nella vita di ogni protagonista e dalle conseguenti vicende. C’è un filo conduttore tra le storie dei vari personaggi principali?

Citando l’introduzione: “Quando la Luna è storta gli uomini possono fare solo due cose: arrendersi, o accettare la sfida”. E, infatti, La prima luna storta è una collezione di racconti in cui i protagonisti sfidano le proprie lune che, alla fine, prevalgono quasi sempre sull’uomo.

Questi personaggi, però, riescono sempre, in qualche modo, a digerire i propri dispiaceri fino a tramutarli in vera e propria felicità. È esattamente questo il filo conduttore delle storie, la forza della luna che mette, di tanto in tanto, l’uomo a dura prova con sé stesso, al fine di farlo brillare di luce propria.

Come sarebbe stata la storia di un ipotetico protagonista di un racconto de “La prima luna storta” ambientato ai tempi del coronavirus? Come reagirebbe il protagonista dinnanzi all’improvvisa comparsa di questo corpo celeste?

La pandemia che stiamo vivendo è senza dubbio una delle più grandi “lune storte” della storia. Certamente la più grande della mia generazione. Ma anche questa, molto presto, si “raddrizzerà”, e brilleremo di luce propria come non mai. Non si tratta di banale ottimismo, è un ciclo inevitabile che la storia ci ha insegnato.

In ogni caso, al netto dei danni, fisici e morali, credo che questo anno “oscuro” abbia un abnorme potenziale narrativo. Come è successo per le Grandi Guerre, per l’11 settembre e per la recessione, nei prossimi anni saremo sommersi di film, romanzi e racconti sull’argomento. Non mi dispiace affatto, anche questa è una sfida interessante.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando alla sceneggiatura del mio primo film. Dopo tanti cortometraggi e documentari, ho finalmente maturato l’idea che sento “giusta”. Un progetto che mi impegnerà per anni, dalla scrittura alla produzione, dalle riprese alla distribuzione.

Nel 2021, invece, uscirà il mio nuovo romanzo. Anche questa sarà per me una novità stimolante considerando che, per la prima volta, tralascio la formula dei racconti. Spero di presentarlo incontrando di persona amici e lettori tra scuole, teatri e librerie, a costo di posticipare la pubblicazione.

La tecnologia ci sta tenendo a galla, ma siamo umani, viviamo di incontri, sguardi, strette di mano e forti abbracci.

 

Manuela Morrone

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