Sei qui: Home » Libri » 5 libri classici russi da leggere in inverno

5 libri classici russi da leggere in inverno

Questa stagione invita al raccoglimento, all'introspezione e alla lettura di libri che ci facciano sentire al sicuro. Ecco 5 classici russi da leggere in inverno.

Quale stagione migliore dell’inverno per leggere o rileggere i classici della letteratura russa?

Introspettivi, ricchi di spunti di riflessione, ambientati in luoghi algidi che ci fanno sentire al sicuro, raccolti nelle nostre case calde, i romanzi e i racconti russi sono opere perfette da leggere in questo periodo dell’anno. Con questo articolo ve ne consigliamo 5 davvero splendidi!

5 classici russi da leggere in inverno

Il cappotto” di Nikolaj Gogol’

Il primo dei classici russi che vi consigliamo per scaldare il vostro inverno è “Il cappotto”, un capolavoro che esprime lo stile di Gogol’ e il suo rapporto con il reale e l’assurdo.

Akakij Akakievic Basmackin è un mite impiegato, deriso dai colleghi, copiatore di lettere ad un ministero, così povero da dover risparmiare un intero anno per potersi far fare un nuovo cappotto dal sarto. La felicità di sfoggiarlo dura un solo giorno: la sera stessa viene assalito e derubato del suo bene prezioso. La polizia lo tratta malamente e non riesce neppure una colletta tra i colleghi. Dopo pochi giorni Akakij Akakievuc muore di disperazione e di freddo.

Il senso della non esistenza, la descrizione profonda e autentica della condizione umana resa “oggetto” e la ricerca dell’ideale. Akakij Akakievié, modesto funzionario schiacciato dalla vita, grazie a un cappotto nuovo riesce a risvegliare il suo carattere e vivere una parvenza di esistenza sociale.

Un sogno ironico e metafisico dove, come afferma Nabokov, “è l’assurdo la musa favorita di Gogol”‘. Goffaggini, tragedie, speranze tradite e illusioni riconquistate: il fantasma di Akakij si aggira dal 1843 tra noi, continua a farlo, fantasma inquieto, oggi.

Delitto e castigo” di Fëdor Dostoevskij

Fra i classici russi perfetti da leggere in inverno non poteva mancare “Delitto e castigo”, una delle opere più belle di Dostoevskij, che aiuta a comprendere l’esistenzialismo russo.

Raskol’nikov è un giovane che è stato espulso dall’università e che uccide una vecchia usuraia per un’idea, per affermare la propria libertà e per dimostrare di essere superiore agli uomini comuni e alla loro morale.

Una volta compiuto l’omicidio, però, scopre di essere governato non dalla logica, ma dal caso, dalla malattia, dall’irrazionale che affiora nei sogni e negli impulsi autodistruttivi. Si lancia cosi in allucinati vagabondaggi, percorrendo una Pietroburgo afosa e opprimente, una città-incubo popolata da reietti, da carnefici e vittime con cui è costretto a scontrarsi e a dialogare, alla disperata ricerca di una via d’uscita.

La dama di picche” di Aleksandr Sergeevic Puškin

Se siete incuriositi dai classici russi ma al contempo spaventati dalla mole delle pagine da leggere, vi consigliamo di cominciare a sperimentare con i racconti. “La dama di picche” è una lettura meravigliosa che ben si addice alla stagione invernale.

Nella traduzione di Landolfi i tre più celebri racconti di Puskin: Il fabbricante di bare, Il mastro di posta, La dama di picche. Landolfi riversa nella traduzione italiana la febbrile ricerca di novità e perfezione verbale del testo russo, insieme a quel dinamismo narrativo che pone il lettore in un nuovo sorprendente rapporto con l’idea di libertà.

La valigia” di Sergej Dovlatov

Un’altra serie di racconti per addentrarvi nell’atmosfera dei classici russi. “La valigia” raccoglie in una pregiata antologia i racconti di Dovlatov dedicati alla Leningrado degli anni ’60 e ’70.

Un’occasione unica per conoscere uno scrittore spesso sottovalutato dalla critica occidentale, che racconta l’anima della città attraverso i piccoli dettagli del quotidiano.

Una giornata di Ivan Denisovic” di Aleksandr Solzenicyn

Andiamo infine ad un altro titolo meraviglioso se volete approcciarvi ai classici russi in questa fredda stagione attraverso du eparole chiave: semplicità e sobrietà.

Pubblicata nel 1962, “Una giornata di Ivan Denisovic” è stata la prima opera a raccontare la vita in un Gulag di un uomo semplice, e a farlo dal punto di vista della grande letteratura russa, nel solco di Tolstoj e Dostoevskij. La stessa classica sobrietà si ritrova nei due racconti successivi. Protagonista di “La casa di Matrëna” è una povera contadina, presso la quale va a vivere un ex deportato, che mitemente subisce ripetute ingiustizie.

“Accadde alla stazione di Kocetovka” illustra invece la parabola morale di un «uomo sovietico», nel quale il germe della sospettosità staliniana s’è tanto radicato da portarlo a commettere una mostruosa ingiustizia. Un capolavoro stilistico messo a fuoco da questa traduzione, basata sull’edizione definitiva riveduta e corretta dall’autore. Le precedenti derivavano dalla prima edizione del racconto, frutto di compromessi tra l’autore e gli apparati di censura.

© Riproduzione Riservata