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Perché è importante leggere Gogol’ oggi

Fra i più grandi autori della letteratura mondiale, Gogol’ ha esercitato un fascino irresistibile per i lettori di tutte le epoche. Scopriamo perché leggere le sue pagine è un’esperienza irripetibile oggi.

Nikolaj Vasil’evič Gogol’-Janovskij nasce in una piccola famiglia di proprietari terrieri nel 1809, a Velyki Soročynci, un villaggio situato nell’attuale Ucraina. Da sempre amante della letteratura, il giovane Nikolaj comincia a scrivere ufficialmente nel 1825, all’età di diciotto anni.
Trasferitosi a Pietroburgo per lavorare come burocrate, si impegna strenuamente nell’attività letteraria.

I primi lavori non sono accolti positivamente dalla critica: “Ganc Kjuchel’garten”, l’idillio in versi scritto nel 1827 sotto pseudonimo, non convince i lettori, e Gogol’ parte per la Germania, nella speranza di dimenticare la cocente delusione. Lo scrittore non si arrende. Torna più forte e sicuro di prima. Nel 1831 pubblica un’opera che lo consacra: “Veglie alla fattoria presso Dikan’ka”. A partire da questo momento, Gogol’ scrive incessantemente racconti, romanzi e saggi che, memorabili, entreranno a pieno diritto nel canone della letteratura mondiale.

La vita di quest’uomo è un esempio di coraggio e tenacia: mai arrendersi se si desidera e si ama qualcosa con tutto il cuore. Così, oggi, abbiamo l’occasione di leggere pagine vividissime nate dalla penna di un autore altrettanto vivace, che soprattutto oggi dovremmo conoscere. Scopriamo quindi perché è importante leggere Gogol’ oggi.

Perché è importante leggere Gogol’ oggi

Dostoevski affermava che “siamo tutti usciti dal Cappotto di Gogol’”. Tutti gli scrittori russi hanno infatti un grosso debito nei confronti di Nikolaj Gogol’. Nessuno ha mai diviso la critica come ha fatto lui. “Il cappotto” ha rappresentato uno spartiacque nella letteratura russa.
Alcuni lo hanno definito il punto di partenza del “filantropismo” russo; altri lo hanno interpretato come un gioco letterario volto all’ironia e alla sperimentazione.

Quel che è certo, è che “Il cappotto”, così come le altre pagine contenute nei “Racconti di Pietroburgo”, il romanzo “Le anime morte” e i numerosi altri scritti dell’autore, costituiscono un esempio di come la letteratura attinga alla vita reale e la renda un capolavoro irriconoscibile: già solo questo renderebbe la lettura delle opere di Gogol’ un’attività irrinunciabile.

L’ironia scanzonata, la città decadente e al contempo vivace, le situazioni assurde descritte realisticamente con dovizia di dettagli, sono i tratti distintivi delle sue opere. Con la sua penna inconfondibile, l’autore descrive situazioni paradossali e personaggi caricaturali in una Pietroburgo in decadenza. La società protagonista dei racconti e dei romanzi di Gogol’ è marcia, ridotta allo stato vegetativo, ed è drammaticamente divertente essere testimoni degli eventi un po’ realistici, un po’ magici e surreali, che abitano le pagine dello scrittore.

Il grottesco è, infatti, insieme all’esperienza quotidiana, il più grande protagonista dei prodotti letterari di Gogol’: la vita triste, drammatica e un po’ spenta dei pietroburghesi non manca mai di umorismo, sin da quando il funzionario Akakij Akakievič Bašmačkin racimola tutti i suoi risparmi per potersi permettere un cappotto nuovo intonso, nella speranza di essere guardato con ammirazione dai colleghi grazie ad esso. Quante volte cerchiamo l’approvazione di qualcuno e sacrifichiamo una parte di noi pur di ottenerla?

L’idea del romanzo “Le anime morte” nasce invece da un fatto di cronaca realmente avvenuto, e descrive una situazione che non potrebbe essere più contemporanea: un uomo attua un piano spregevole per ottenere ricchezza e potere, ma c’è chi è più avido e malvagio di lui. Così, fuggire resta l’unica soluzione. Uomini cattivi, uomini cattivissimi, uomini che soccombono, irretiti o vessati da altri uomini. Nulla di più reale e contemporaneo, raccontato con pennellate di magistrale umorismo.

C’è un motivo se Nikolaj Gogol’ è amato oggi come in passato. Anzi, ce ne sono moltissimi, di motivi. Forse è superfluo anche annoverarli.
È un classico della letteratura; è un profondo conoscitore dell’animo umano; è un uomo forte ed ironico; è uno scrittore dall’indicibile talento; è un pittore, perché con le sue parole restituisce immagini vivide e potenti; è un coraggioso, perché non si è mai arreso; è un grande osservatore, perché ha saputo rappresentare non solo la realtà del suo tempo, ma quella di tutte le epoche, servendosi della satira e del grottesco.

È un maestro, da cui hanno attinto i grandi scrittori russi ma anche gli autori del cosiddetto “realismo magico”, e da cui abbiamo la fortuna di poter attingere anche noi, in un momento in cui la tragicità degli eventi sembra non lasciare spazio alla bellezza e alla risata.

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