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10 curiosità che non sapete su Leonardo Da Vinci

10 curiosità su Leonardo Da Vinci

Tante sono le dicerie che circolano sul genio toscano, sono state spese milioni di parole, idee e supposizioni, ecco alcune curiosità…

MILANO –  Tante sono le dicerie che circolano sul personaggio di Leonardo (15 aprile 1452 – 2 maggio 1519). Sul genio vinciano sono state spese milioni di parole, idee e supposizioni. Considerato per la vastità dei suoi interessi la massima e irripetibile manifestazione del Rinascimento, Leonardo, non legato a nessuna città, Stato o principe, è il primo esempio del cosmopolitismo degli intellettuali italiani, unico in Europa, espressione di una frattura fra cultura e popolo destinata a prolungarsi fino ai nostri giorni. Leonardo è simbolo e archetipo dell’uomo universale caratteristico del Rinascimento, descritto dal biografo Giorgio Vasari come avente qualità trascendenti la stessa Natura e di essere ‘meravigliosamente dotato di bellezza, grazia e talento in abbondanza’. In occasione dell’anniversario della scomparsa di Leonardo da Vinci, vi proponiamo alcuni aneddoti e curiosità sul sommo maestro.

 

Bello ed elegante

Che fosse un uomo di genio e fuori dal comune, lo sappiamo tutti, ma che fosse anche molto attraente probabilmente no. Infatti, le descrizioni e i ritratti fino a noi pervenuti si combinano per creare l’immagine di un uomo alto, atletico e molto bello; la lunghezza del suo scheletro misura 173 cm., che per i canoni dell’epoca era più che accettabile. I ritratti indicano che, avanti con gli anni, teneva i capelli lunghi e fluenti cadenti sulle spalle, questo in un tempo in cui la maggior parte degli uomini li teneva tagliati corti; ancora, mentre la maggioranza dei suoi contemporanei si rasava o teneva comunque la barba corta, ecco che invece la barba di Leonardo raggiungeva il petto. Il suo abbigliamento viene descritto più volte come essere insolito, originale nella scelta di colori vivaci, e in un momento in cui gli uomini maturi indossavano vesti lunghe e severe l’abbigliamento preferito da Leonardo era quello costituito da una tunica corta e flessibile, del tipo di quelle indossate dai giovanotti. Una tale immagine è stata poi ricreata nella statua che si trova oggi fuori dalla Galleria degli Uffizi.

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Carattere

Leonardo da Vinci è stato descritto dai suoi primi biografi come un uomo dotato di grande fascino personale, fortemente carismatico, di carattere gentile e generoso, pertanto anche generalmente molto benvoluto dai contemporanei. Sempre secondo il Vasari la sua disposizione d’animo era amabile, un conversatore brillante che affascinò Ludovico il Moro con la sua arguzia. Alcune delle convinzioni intime di Leonardo possono essere trovate in una serie di suoi scritti: temi prevalenti sono i pericoli costituiti dalla tronfiaggine e dalla superbia immotivata, dall’appagamento dato dal proprio senso di autostima; descrive inoltre i benefici che si possono ottenere grazie ed attraverso la consapevolezza, l’umiltà e l’impegno costante e indefesso.

 

Vegetariano

Il suo amore per la natura e per gli animali non si fermava solo all’osservazione e alla rappresentazione grafica delle loro forme. A tal proposito Andrea Corsali, navigatore toscano, in una lettera a Giuliano de’ Medici, scrive così: “Alcuni gentili chiamati Guzzarati non si cibano di cosa alcuna che tenga sangue, né fra essi loro consentono che si noccia ad alcuna cosa animata, come il nostro Leonardo da Vinci”. Leonardo era inoltre un animalista, si batteva addirittura per la libertà degli animali. Vasari racconta, come esempio del suo grande amore nei confronti degli animali, come quando a Firenze passando davanti alle gabbie degli uccelli messi in vendita li avrebbe comprati per poi liberarli, lasciandoli volare via e donando così interamente la libertà che spettava loro per diritto naturale. Se tutto questo è vero, possiamo affermare ancora una volta che Leonardo fu un precursore: animalista e vegetariano in anticipo rispetto ai tempi!

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Scherzi del genio

Tante sono le dicerie che circolano sul personaggio di Leonardo. Ma che fosse un burlone, un uomo di spirito, sembra essere una notizia che va data per certa. È Giorgio Vasari, storico illustre, che ne dà la conferma, svelandoci un fatto curioso. Pare che Leonardo si divertisse ad impaurire gli amici che gli facevano visita, facendo saltare fuori da una scatoletta un piccolo ramarro con tanto di ali applicate e altre strane decorazioni. Come racconta Vasari nelle Vite: [Leonardo] fermò in un ramarro, trovato dal vignaruolo di Belvedere, il quale era bizzarrissimo, di scaglie di altri ramarri scorticate, ali addosso con mistura d’argenti vivi, che nel moversi quando caminava tremavano; e fattoli gli occhi, corna e barba, domesticatolo e tenendolo in una scatola, tutti gli amici a i quali lo mostrava, per paura faceva fuggire’. Quanto gli amici gradissero questo genere di scherzi e con quale moneta ripagassero Leonardo non lo sappiamo, ma che la sua fosse un’ospitalità un po’ singolare, questo, sì, lo possiamo dire.

 

L’accusa di negromanzia

Leonardo, nei primi anni dedicati alla ricerca scientifica aveva sezionato molti animali, cosa che continuò a fare fino alla vecchiaia, ma infrangere il tabù rappresentato dall’aprire il cadavere di un essere umano dovette richiedere una certa determinazione. Nell’Europa Rinascimentale la parola ‘scienza’ non esisteva, persino in quel periodo di tolleranza religiosa, c’era chi interpretava la brama di sapere di Leonardo come negromanzia. In effetti, è interessante notare che egli riuscì a ottenere il primo cadavere per la dissezione solo dopo essere diventato un personaggio famoso e rispettato, comunque il Papa lo obbligò a rinunciare ai suoi esperimenti. Quella della dissezione era una pratica sporca, notturna ai confini della moralità. Era sporca perché, come afferma Leonardo i cadaveri non si conservavano a lungo, doveva quindi lavorare velocemente e in condizioni assai scomode e spiacevoli. Doveva servirsi di materiale fresco e di strumenti che creava e progettava lui stesso. Per evitare le accuse di eresia praticava le dissezioni di notte e probabilmente da solo, costantemente esposto al pericolo di infezione rappresentato dai cadaveri in decomposizione. Grazie al suo status e al riconoscimento di cui godeva a corte, era riuscito a convincere le autorità a permettergli di eseguire le autopsie, mettendo comunque ben in chiaro che simili ricerche miravano esclusivamente a sviluppare le sue abilità di artista; egli non poté mai nemmeno accennare al suo interesse scientifico per il corpo umano.

 

Omo sanza lettere

‘Omo sanza lettere’, così si definisce Leonardo in una pagina del Codice Atlantico. Si tratta di un appunto dal tono amaro che lascia trasparire quanto fosse un problema per il genio toscano l’essere ignorante in latino. Possiamo facilmente comprendere il motivo di tanta amarezza: nelle corti e nelle università si parlava il latino ed era in questa lingua che si disputava il dibattito scientifico. Per Leonardo, che aspirava a fare dell’arte una scienza e della scienza un’arte, la conoscenza della lingua dei dotti era pertanto un requisito fondamentale per attirarsi la considerazione del mondo accademico. Fu così che il giovane artista, nella speranza di colmare le proprie lacune, cominciò a farsi una piccola provvista dei libri che gli sembravano più utili per lo studio del latino: una grammatica, un testo di aritmetica, un manuale di chimica, la Storia Naturale di Plinio e, per finire, il Morgante, bestseller del tempo. I risultati delle sue esercitazioni da autodidatta furono però alquanto deludenti. Malgrado gli sforzi per imparare il latino siano documentati dai codici, pieni di esercizi di analisi logica, declinazioni ed espressioni latine, è il disegno a rimanere la passione indiscussa di Leonardo. A conferma di una sua vocazione per il visuale che non conosce uguali.

 

I fallimenti

Non fu facile per Leonardo convivere con la propria versatilità. Stando a quanto riferisce la tradizione, la natura dispersiva di Leonardo gli procurò non pochi fastidi. Sappiamo infatti dal Vasari che la sua inclinazione ad applicarsi a cose diverse nello stesso tempo e a sperimentare tecniche sempre nuove impedì all’artista di portare a termine molti dei progetti a cui stava lavorando. In questo senso emblematica è la storia del grande affresco La battaglia di Anghiari, commissionato a Leonardo nel 1504 per una sala del Palazzo Vecchio a Firenze. Dopo numerosi studi preparatori, Leonardo decise di realizzare l’opera seguendo una nuova tecnica di pittura murale che prevedeva l’uso di un impasto di materiali. Accorgendosi che i colori non facevano presa, l’artista trascorse l’intera notte insieme ai suoi servitori, cercando con delle fiaccole di far asciugare il colore. Ma i risultati furono disastrosi. All’alba, ormai esausto, Leonardo dovette riconoscere il fallimento dei suoi disperati tentativi vedendo l’affresco sciogliersi dinanzi ai suoi occhi. Era il 1506, l’opera di Leonardo, abbandonata e mai più ripresa, fu coperta l’anno dopo da un altro affresco, che aveva le qualità per durare nel tempo, ma non il tratto innovativo che contraddistinse le opere del genio toscano.

 

Le facce di Leonardo

I personaggi che vediamo magistralmente ritratti nei disegni di Leonardo non sono il frutto dell’invenzione di una mente fantasiosa. Dietro a quegli studi si nasconde il percorso di una ricerca difficile, che ha guidato l’artista nei meandri più nascosti e malfamati delle città. Molte sono le testimonianze che avvallano questa teoria. Si narra, ad esempio, che quando Leonardo incontrava per le vie un personaggio deforme o bizzarro lo seguisse per giornate intere per prendere appunti sulla sua fisionomia. E si racconta che per l’affresco del Cenacolo egli sia andato per più di un anno, ogni giorno, nei sobborghi della periferia di Milano alla ricerca di una fisionomia che evocasse la scelleratezza di Giuda. Una volta pare che egli organizzò addirittura un banchetto per le persone più ripugnanti della città e che le intrattenne tutta la sera con barzellette e altre facezie divertenti, affinché, facendole ridere, i tratti del loro viso si facessero ancora più deformi. Leonardo poté così studiarli attentamente, e una volta che gli invitati se ne furono andati, trascorse tutta la notte a disegnarli. L’immagine che ci viene restituita è ancora una volta quella di un Leonardo curioso oltre ogni limite, versatile e assetato di conoscenza.

 

La conversione

La religione non fu tra gli interessi di Leonardo. Anzi, i suoi studi sulla natura, sul cielo e sul movimento degli astri, lo allontanarono da quella. Scrive Vasari nelle Vite: ‘Tanti furono i suoi capricci, che filosofando de le cose naturali, attese a intendere la proprietà delle erbe, continuando et osservando il moto del cielo, il corso della luna e gli andamenti del sole. Per il che fece ne l’animo un concetto sì eretico, che e’ non si accostava a qualsivoglia religione, stimando per avventura assai più lo esser filosofo che cristiano’. Solo in prossimità della morte l’artista sembrò pentirsi della sua condotta di vita e abbracciò la fede cristiana.’Divenuto vecchio’, prosegue Vasari, ‘stette molti mesi ammalato; e vedendosi vicino alla morte, disputando de le cose cattoliche, ritornando nella via buona, si ridusse a la fede cristiana con molti pianti. Laonde confesso e contrito, se bene e’ non poteva reggersi in piedi, volse devotamente pigliare il Santissimo Sacramento fuor de ‘l letto’. Sempre il Vasari riferisce che la conversione portò poi Leonardo anche ad un ripensamento critico della sua opera di artista: il genio toscano si pentì di non aver dedicato più tempo e creatività al tema del sacro.

 

Leonardo, infaticabile scrittore

Leonardo fu senza ombra di dubbio uno scrittore prolifico, addirittura un grafomane. Anche se di fatto nella sua vita non compose che il Trattato di Pittura, moltissimi sono i quaderni che ci ha lasciato. Sappiamo da un’annotazione del primo aprile del 1499 che l’artista a quei tempi si trovava ‘alla testa di duecentodiciotto libri’, tra fogli, quaderni e appunti, riempiti dalle riflessioni più disparate. Perché il loro contenuto fosse reso noto ci volle tuttavia del tempo. Leonardo fu infatti estremamente geloso dei suoi quaderni; né agli amici né ai suoi discepoli permetteva di consultarli, forse per timore che le sue idee venissero saccheggiate o forse semplicemente per pudore. Ad ogni modo, per mantenere il completo segreto sui suoi appunti, l’artista si servì di alcuni sottili stratagemmi, come scrivere da sinistra verso destra (così che i suoi fogli fossero leggibili solo allo specchio) e anagrammare le parole sulle quali voleva conservare il massimo riserbo. Anche la sua scrittura, infine, desta meraviglia: invece che con una comunissima penna d’oca, Leonardo sembra avere vergato i suoi quaderni con un prototipo di penna stilografica, inventata da lui stesso con tutta probabilità, come dimostrano alcuni suoi disegni.

 

10 curiosità che non sapete su Leonardo Da Vinci ultima modifica: 2018-05-02T09:00:00+00:00 da francesca

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