Pasquetta o Lunedì dell’Angelo: perché si chiama così

6 Aprile 2026

Il lunedì dopo Pasqua custodisce una storia affascinante che affonda le radici nei Vangeli e nella tradizione civile italiana. Scopri perché questa giornata è così speciale per la nostra cultura.

Pasquetta o Lunedì dell’Angelo perché si chiama così

Il lunedì dopo Pasqua è, per molti di noi, sinonimo di libertà: la prima vera boccata d’aria della primavera, il rito collettivo della gita fuori porta, il profumo della brace che si mescola a quello dell’erba appena tagliata. Ma se ci fermiamo un istante, al di là dell’aspetto conviviale, il giorno di Pasquetta porta con sé un nome evocativo e poetico: il Lunedì dell’Angelo.

Perché questa ricorrenza è così sentita e come si è trasformata da momento puramente religioso a pilastro del nostro calendario civile? Per capirlo, dobbiamo sfogliare le pagine dei testi sacri e viaggiare nel tempo fino al secondo dopoguerra.

Il mistero del sepolcro: l’incontro con l’Angelo

Il nome religioso della festività, “Lunedì dell’Angelo”, non è affatto casuale. Esso rimanda direttamente all’episodio evangelico che segue la Risurrezione. Secondo il racconto degli Evangelisti, il giorno dopo il sabato, le donne (Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salome) si recarono al sepolcro di Gesù con oli profumati per imbalsamarne il corpo.

Giunte sul luogo, trovarono la grande pietra che chiudeva la tomba già rotolata via. È in questo momento di smarrimento che appare una figura sfolgorante. Come narra il Vangelo di Matteo: «Un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve».

Fu quell’angelo a pronunciare le parole che avrebbero cambiato la storia: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto”. Il Lunedì dell’Angelo celebra dunque questo istante di stupore e annuncio, il passaggio dal dolore della perdita alla gioia della rinascita.

Una discrepanza temporale: perché “lunedì”

Un dettaglio curioso riguarda la datazione. Sebbene la tradizione cattolica lo festeggi il lunedì, i Vangeli specificano che l’incontro avvenne “il giorno dopo il sabato”, ovvero la domenica stessa della Pasqua.

Perché allora lo festeggiamo il giorno seguente? La scelta è di natura pratica e liturgica: per dare rilievo e solennità a un evento così dirompente, la Chiesa ha esteso i festeggiamenti della Pasqua anche ai giorni successivi, creando quella che viene chiamata l’Ottava di Pasqua. Il lunedì è diventato così il momento dedicato specificamente alla figura dell’angelo messaggero.

La nascita della “Pasquetta” civile

Se il significato religioso è antico, la festività civile come la conosciamo oggi è relativamente recente. In Italia, il lunedì di Pasqua è stato istituito come giorno festivo dallo Stato nel secondo dopoguerra. L’obiettivo era nobile nella sua semplicità: prolungare la festa di Pasqua, permettendo ai lavoratori di godere di un riposo extra e di trascorrere più tempo con la famiglia o con gli amici.

È proprio in questo periodo che si è consolidato il termine familiare “Pasquetta” (ovvero una piccola Pasqua), un nome che trasmette un senso di confidenza e leggerezza, spogliando la giornata dell’austera solennità del giorno precedente per abbracciare una dimensione più popolare e bucolica.

La tradizione della gita fuori porta: un eco biblico?

Vi siete mai chiesti perché a Pasquetta sentiamo l’irrefrenabile desiderio di “uscire”? C’è chi vede in questa usanza un richiamo simbolico all’apparizione di Gesù ai due discepoli in cammino verso il villaggio di Emmaus, poco fuori Gerusalemme.

Quell’andare “fuori dalle mura”, quel camminare insieme discutendo degli eventi accaduti, si riflette oggi nelle nostre escursioni, nei pic-nic in campagna e nelle passeggiate verso santuari spesso situati in luoghi panoramici. È il desiderio di celebrare la vita che rinasce non solo dentro di noi, ma anche nella natura che esplode intorno a noi.

Pasquetta e letteratura: la rinascita come metafora

Da Dostoevskij a Neruda, la Pasqua e i giorni che la seguono sono stati spesso usati dagli scrittori come simboli di trasformazione. Se la Pasqua è la vittoria sulla morte, il lunedì di Pasquetta rappresenta il “primo giorno” di una nuova consapevolezza.

Come scriveva Alda Merini in alcuni suoi versi dedicati alla Pasqua, c’è una luce che torna a splendere dopo l’oscurità. Il Lunedì dell’Angelo è il momento in cui quella luce diventa quotidiana, si fa passeggiata, diventa condivisione di un pezzo di torta salata su un prato. È la bellezza delle piccole cose che diventano sacre attraverso la compagnia.

Il valore della Pasquetta oggi

Che lo chiamiate Lunedì dell’Angelo, per onorare il messaggero divino, o Pasquetta, per celebrare la gioia della convivialità, questo giorno resta un ponte prezioso. Un ponte tra il sacro e il profano, tra il dovere e il piacere, tra la storia scritta nei libri e quella che scriviamo noi, ogni anno, stendendo una tovaglia su un prato fiorito.

In un mondo che corre sempre troppo veloce, la Pasquetta ci invita a rallentare, a guardare il cielo e a ricordare che, proprio come diceva l’angelo davanti al sepolcro vuoto, c’è sempre un motivo per non avere paura e per ricominciare a camminare.

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