”Il perché non lo so”: Margherita Hack, il ricordo della donna delle stelle a Collisioni

DALLA NOSTRA INVIATA A COLLISIONI - Partì dalle stelle per esplorare l’universo e la Terra. Ora, forse, alle stelle è ritornata, perché come avrebbe detto Fabrizio De Andrè «il vento che la vide così bella dal fiume la portò sopra una stella»...
BAROLO – Partì dalle stelle per esplorare l’universo e la Terra. Ora, forse, alle stelle è ritornata, perché come avrebbe detto Fabrizio De Andrè «il vento che la vide così bella dal fiume la portò sopra una stella». 
 
A rendere omaggio all’astrofisica Margherita Hack, scomparsa nella notte del 29 giugno scorso, erano in molti nella piazza Blu di Barolo. La scienziata fiorentina avrebbe dovuto prendere parte al Festival  Collisioni e l’organizzazione ha voluto ricordarla con le parole e le immagini della sua autobiografia “Il perché non lo so” (Sperling & Kupfer, aprile 2013). Un racconto schietto e vivace, accompagnato dalle suggestive immagini dei luoghi dove ha vissuto e lavorato. Il ritratto intimo di una scienziata autorevole, di un’intellettuale impegnata in battaglie civili e politiche, di una donna capace di scelte libere.
 
«Il titolo dato al film è il senso che porto a casa dell’esperienza con Margherita» racconta il regista Elia Castangia, sottolineando come il suo atteggiamento votato alla scienza e allo scetticismo «permeava la società civile, senza preoccuparsi di quello che c’è dopo». Mente brillante della scienza italiana, Hack sosteneva da sempre che «compito della scienza fosse prendere atto di quello che esiste, delle stelle e delle galassie, pur non sapendone il funzionamento». 
 
Seduta in quella che era la sua vera casa, la biblioteca con più di 20.000 testi della sua abitazione, Hack racconta la nascita della passione per l’astrofisica, l’impegno a favore dell’eutanasia e del testamento biologico, senza dimenticare i giochi di quando era bambina, le radici del suo amore per gli animali, il salto in alto e l’arte. «So dire cosa mi piace e cosa no, ma non spiegare il perché. Amo Giotto più di Leonardo, e trovo la Pietà di Michelangelo sdolcinata». 
 
Il documentario, come un testamento laico, lascia spazio anche al racconto intimo e ironico dell’incontro con il marito Aldo, con cui era sposata da 70 anni: «Lo incontravo in tram, ma facevo finta di non vederlo perché non sapevo mai che dire. Solamente all’ultima fermata lo salutavo», scambiando qualche veloce parola. 
«A testimoniare il vuoto che lascia la sua figura basterebbe il lungo applauso che accompagna questo video» commenta Marco Revelli, politologo e professore all’Università del Piemonte.
«Quando ci sono io non c’è la morte, quando c’è la morte non ci sono io» recita una massima epicurea a lei cara, continua Revelli. Non credendo nella vita eterna, Hack «era anche la prima a sapere che quando si ricorda una persona scomparsa lo si fa per sentirsi meno soli, per chi è ancora vivo, per sentirla tra noi». 
Da sempre impegnata per la libertà di ricerca scientifica, l’autodeterminazione nelle scelte individuali e la laicità delle istituzioni, «fu la prima donna a dirigere in un paese maschilista un osservatorio, facendo della ragione critica il suo pensiero, fuori da ogni dogmatismo, con la modestia di chi fa al meglio il proprio mestiere, coniugando scienza e vita» conclude Revelli.
“Il perché non lo so”. In quella che per uno scienziato è la dichiarazione più sincera, in cinque parole, un verbo, un avverbio interrogativo e uno negativo, è possibile racchiudere la memoria di Margherita Hack. «Una donna che riconosceva il sorprendente valore delle risposte fornite dalla scienza, sempre restando entro un limite preciso». Dare una risposta di fede era per lei una scorciatoia comoda, «appellarsi alla spiegazione di un Dio creatore è non ammettere che la nostra conoscenza ha dei limiti», perché la scienza non è un sapere assoluto. «La fede, quando non è un dono, è un’abitudine» avrebbe detto il filosofo Norberto Bobbio. «Una personalità di grande rilievo del mondo della cultura scientifica, che con i suoi studi e il suo impegno di docente ha costantemente servito e onorato l’Italia anche in campo internazionale», come detto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Silvia Morosi
@MorosiSilvia

6 luglio 2013
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