Sindrome di Stoccolma

Che cos’è la sindrome di Stoccolma? E perché si chiama così?

In merito al caso di Silvia Romano, nelle ultime ore si è parlato molto della cosiddetta "Sindrome di Stoccolma". Ma di cosa si tratta? E perché si chiama così?
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In merito al caso di Silvia Romano e della sua conversione all’Islam, nelle ultime ore si è parlato molto della cosiddetta “Sindrome di Stoccolma”. Non vogliamo addentrarci nelle ipotesi che gravitano intorno alla vicenda di Silvia, ma soltanto spiegarvi di cosa si tratta. Che cos’è la Sindrome di Stoccolma? E perché si chiama così?

Che cos’è la Sindrome di Stoccolma

La sindrome di Stoccolma è un particolare stato di dipendenza psicologica che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla sindrome, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore. Un sentimento che, in alcuni casi, può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, nei confronti del proprio aguzzino. 

Perché si chiama così?

Il termine è stato coniato nei primi anni Settanta per descrivere le reazioni sconcertanti di quattro impiegati di una banca, vittime di una rapina a mano armato, il 23 agosto del 1973. Tre donne e un uomo furono presi in ostaggio in una delle più grandi banche di Stoccolma. Furono trattenuti per sei giorni da due ex detenuti che alternarono, durante i giorni del sequestro, gesti di minaccia a qualche episodio di gentilezza. Con grande sorpresa, gli ostaggi contrastarono gli sforzi del governo per salvarli, al punto da prendere le difese dei rapitori. A mesi di distanza dalla loro liberazione, gli ostaggi nutrivano ancora sentimenti molto forti nei confronti degli aguzzini. Due delle donne si fidanzarono con i rapitori, suscitando stupore in tutto il mondo. Da qui, la denominazione di Sindrome di Stoccolma.

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