Perché la bandiera italiana ha il tricolore verde, bianco e rosso

6 Gennaio 2026

Scopri la vera storia della bandiera italiana, il nostro Tricolore: un cammino iniziato come atto di rivolta nato tra divise militari e scelte politiche.

Perché la bandiera italiana ha il tricolore verde, bianco e rosso

Dimenticate la poesia dei prati verdi e del sangue dei martiri. La storia della Bandiera italiana è molto più pragmatica, politica e, per certi versi, rivoluzionaria. Il 7 gennaio non si festeggia solo un vessillo, ma l’istante in cui un’idea di nazione ha trovato il suo primo vestito.

Il Tricolore non nasce come simbolo poetico, né come sintesi astratta di valori universali. Nasce da decisioni concrete, da città reali, da uomini che agiscono in un momento di passaggio storico. Il 7 gennaio 1797, a Reggio Emilia, per la prima volta quei tre colori diventano il segno ufficiale di uno Stato italiano. Non l’Italia unita, ma l’idea che un’Italia potesse esistere.

A proporlo fu Giuseppe Compagnoni, deputato della Repubblica Cispadana. La sua mozione non fu accompagnata da celebrazioni solenni né da grandi proclami. Non esiste un bozzetto originale del primo Tricolore. Prima venne la scelta politica, poi l’oggetto. È un dettaglio rivelatore: la bandiera nasce come atto di volontà, non come esercizio estetico.

Quando una bandiera diventa un’idea di Stato

Prima del Tricolore, nei territori italiani non esisteva un simbolo capace di rappresentare un popolo nel suo insieme. C’erano stemmi dinastici, insegne militari, vessilli cittadini. La bandiera a tre colori rompe questa tradizione. Non rappresenta una famiglia, ma una comunità che si riconosce come tale.

È un passaggio silenzioso ma radicale. La scelta del verde, bianco e rosso nasce prima come decisione politica e solo dopo come oggetto materiale. Non esiste un disegno originale ufficiale: la bandiera viene cucita, adattata, reinterpretata. È viva fin dall’inizio.

Una forma rivoluzionaria, non decorativa

La scelta delle tre bande verticali non fu casuale. Il riferimento era evidente: la bandiera della Rivoluzione francese. In quell’epoca la forma parlava quanto il contenuto. Le bande verticali rappresentavano una rottura netta con l’araldica monarchica, fatta di stemmi complessi e simboli dinastici.

Adottare quella struttura significava dichiarare una posizione politica precisa: appartenere al mondo delle repubbliche, non a quello dei troni. Per questo, nei primi anni, l’ordine dei colori non fu sempre identico. Esistettero tricolori con fasce orizzontali, disposizioni variabili, interpretazioni locali. Il Tricolore non nasce “perfetto”, nasce in movimento.

Colori nati dal territorio, non dalla retorica

Se la forma guarda a Parigi, i colori affondano le radici in Italia, e in particolare a Milano. Il bianco e il rosso provengono dall’antico stemma della città, una croce rossa su fondo bianco, simbolo civico già diffuso nel Medioevo. Non erano colori ideologici, ma familiari, riconoscibili, quotidiani.

Il verde è il colore che ha generato più discussioni, ma anche quello più concreto. Era il colore delle uniformi della Guardia Civica milanese fin dal 1782. Una scelta pratica, visibile sul campo, lontana da ogni allegoria. Solo più tardi quei colori verranno riletti in chiave simbolica, associati alla speranza, alla fede e al sacrificio. All’origine, però, il Tricolore parla il linguaggio della militanza civile, non della poesia.

Una bandiera che viaggia prima di essere nazione

Il Tricolore non si afferma nei palazzi, ma nelle legioni. Passa dai vessilli della Legione Lombarda a quelli della Legione Italiana, accompagnando soldati che spesso non condividevano nemmeno la stessa lingua. Prima di essere un simbolo nazionale, fu un segno di riconoscimento reciproco.

Durante il Risorgimento, molte bandiere vennero cucite a mano, spesso dalle donne delle città. Nessuna era identica all’altra. Il Tricolore era già unità, ma non ancora uniformità. Ed è forse per questo che riuscì a sopravvivere ai cambiamenti politici successivi.

Dopo il 1861, con la nascita del Regno d’Italia, la bandiera continua a esistere senza una definizione precisa. Per decenni cambia proporzioni, include o esclude stemmi, si adatta ai contesti. Solo nel 1925 una legge tenta di fissarne i modelli ufficiali.

Il momento in cui diventa Repubblica

La vera consacrazione arriva nel 1947, quando l’Assemblea Costituente inserisce il Tricolore nella Costituzione. Il 24 marzo, leggendo l’Articolo 12, il presidente Meuccio Ruini assiste a un applauso lungo, unanime. Non è un gesto rituale. È la chiusura simbolica di una frattura storica.

Da quel momento la bandiera perde ogni stemma e ogni appartenenza dinastica. Rimangono solo i colori, “a bande verticali e di eguali dimensioni”. Il Tricolore diventa così non il simbolo di una vittoria, ma di una convivenza costituzionale.

Ed è forse questo il motivo per cui, ancora oggi, continua a parlare. Non perché racconti un mito perfetto, ma perché conserva le tracce di un’Italia che si è costruita nel tempo, passo dopo passo, senza mai nascere già compiuta.

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