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Storie d'amore

La storia d’amore tra Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio

L'amore leggendario tra Gabriele D'Annunzio ed Eleonora Duse rappresenta un'epoca cruciale per la cultura occidentale: la Belle Époque

Eleonora Giulia Amalia Duse è stata un’attrice teatrale italiana nata a Vigevano il 3 ottobre 1858 e morta a Pittsburgh il 21 aprile 1924. Soprannominata la divina e ritenuta la più grande attrice teatrale della Belle Époque, Eleonora Duse è stata un “mito” del teatro italiano a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.

La leggenda narra di un romantico incontro nelle calli di Venezia tra lei e lo scrittore più celebre del tempo, il “poeta vate” Gabriele d’Annunzio. La città lagunare, del resto, è stata la cornice della loro tormentata storia d’amore, quella che lo stesso D’Annunzio ha raccontato nella sua opera Il fuoco.

L’incontro

D’Annunzio e la Duse si conoscevano già prima che sbocciasse l’amore a Venezia. Si erano incontrati a Roma molti anni prima, probabilmente affascinati e attratti l’uno dall’altra fin dal primo sguardo. Dieci anni dopo il loro primo incontro, nel giugno 1892, D’Annunzio le scrisse una dedica (Alla divina Eleonora Duse) su un esemplare delle sue Elegie romane. La Divina desiderò così conoscerlo. E nell’incontro veneziano, Eleonora Duse racconta:

si abbandona alla presa di quegli occhi chiari, si sorprende a dimenticare tutta la sua amara sapienza della vita e a godere della lusinga che essi esprimono

La storia

Quando iniziò a frequentare D’Annunzio, l’attrice era già una celebrità in Europa e in America. E fu lei a portare sulle scene i testi teatrali di D’AnnunzioIl sogno di un mattino di primavera , La Gioconda, Francesca da Rimini, La città morta, La figlia di Iorio, spesso finanziando le produzioni. L’amore nei suoi confronti non fu del tutto disinteressato: il Vate si servì di lei non solo per la sua fama e bellezza, ma anche per pagare i tanti creditori. La Duse ne uscì tradita sia dal punto di vista sentimentale che lavorativo, dal momento che Gabriele D’Annunzio collezionò, si narra, circa 4000 amanti e nel 1896 le preferì l’attrice Sarah Bernhardt per la prima rappresentazione francese de La ville morte.

Nonostante le turbolente difficoltà, trascorsero insieme una decina di anni di passione e rotture, liti e tradimenti, ma anche di reciproca ispirazione artistica. Ci rimangono le foto, i diari, i romanzi e le epistole. Nel 1907 D’Annunzio scrisse nei suoi Taccuini:

Nessuna donna mi ha mai amato come Eleonora, né prima, né dopo. Questa è la verità lacerata dal rimorso e addolcita dal rimpianto

Il metodo recitativo

Eleonora Duse passò alla storia del teatro moderno per aver rotto totalmente gli schemi del teatro ottocentesco, divenuto ormai incombente su una società del tutto nuova e diversa. Prima di lei gli attori enfatizzavano il tono delle battute, risultando molto innaturali. Inoltre erano di moda pesanti trucchi scenici e parrucche che facevano del viso dell’attore una maschera, esagerando le espressioni e dando all’interprete un aspetto molto falso.

Il metodo recitativo di Eleonora Duse si basava molto sull’istinto. Per l’attrice recitare era infatti un avvenimento naturale e spesso improvvisava, a volte camminava lungo il palcoscenico e gesticolava, poi si sedeva e cominciava a parlare. Altre volte, nelle scene dove doveva esprimere forte dolore, si aggrappava alle tende del sipario e piangeva disperatamente. Grazie a questi suoi atteggiamenti molto incisivi l’attrice recitò ovunque ma sempre in italiano: il pubblico non capiva le sue parole e la sua lingua, ma intendeva ciò che Eleonora sapeva esprimere.

Una sua particolarità consisteva nel non truccarsi mai, né a teatro, né nella sua vita privata. La Duse era molto fiera dei suoi lineamenti marcati, non affatto in linea con i canoni estetici dell’epoca. Anche per questa sua bellezza diversa dalle altre, Eleonora Duse era molto apprezzata sia dal pubblico sia dalla critica.

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