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«Tu qui non ti siedi», l’ennesimo episodio di razzismo verso un bambino

La denuncia di Vittoria Oneto, consigliera comunale ad Alessandria, che mercoledì 6 novembre mentre sedeva sull'autobus ha assistito all'ennesimo caso di razzismo

“Alabama 1955? No, Alessandria 2019”. Inizia così il post di denuncia di Vittoria Oneto, consigliera comunale ad Alessandria, che mercoledì 6 novembre ha assistito a una scena raccapricciante mentre sedeva sull’autobus per tornare a casa. Una storia che purtroppo ci riporta davvero nell’Alabama degli anni Cinquanta, quando una coraggiosa Rosa Parks, destinata a diventare il simbolo del movimento per i diritti civili, si rifiutò di cedere il posto su un autobus a un bianco, dando così origine al boicottaggio dei bus a Montgomery.

Ennesimo caso di razzismo

Questo è l’ennesimo episodio di discriminazione razziale nel nostro Paese, dove non c’è giorno in cui il tema del razzismo non torni a far parlare di sé. Fra i cori razzisti rivolti al calciatore Mario Balotelli agli insulti a sfondo antisemita nei confronti di Liliana Segre, alla madre che durante una partita di calcio grida a un bambino di 10 anni «Negro di m…», fino alla signora che impedisce a una ragazzina nera di sedersi accanto a lei sull’autobus. Tutti segnali preoccupanti, che non possiamo continuare a ignorare. Vogliamo davvero permettere che le lancette del tempo tornino indietro?

La denuncia

Questa sera ho preso l’autobus per tornare a casa. Pochi posti a sedere. Io rimango in piedi. Salgono una mamma con due bambini. Lei si appoggia in uno spazio largo col passeggino e la bambina di circa 7 anni prova a sedersi in un posto vicino ad una signora di circa 60 anni che aveva appoggiato la sua borsa della spesa sul sedile. La signora guarda la bambina e le dice : NO NO TU QUI NON TI SIEDI! Io dico alla donna di spostare la borsa e di fare sedere la bambina ma lei insiste e mi dice in modo arrogante di farmi gli affari miei. Peccato, hai trovato la persona sbagliata. La madre della piccola non dice nulla e guarda a terra.A quel punto alzo la voce sempre di più e le intimo in malomodo di fare sedere immediatamente la bambina e di vergognarsi con tutto il fiato che avevo in gola. La signora a quel punto la fa sedere ma continua a borbottare e a guardare schifata la bambina. Tutte le persone sull’autobus mi guardano in parte compiaciute, in parte no ma nessuno osa dire nulla.Secondo voi di che colore aveva la pelle quella bambina? Sì proprio così.Ho pianto. Sono scesa dall’autobus e ho pianto. Per il nervoso, per la tristezza per il senso di sconfitta che ho provato e provo. Come se questi giorni non fossero già dolorosi.
È questo quello che siamo? È questo quello che vogliamo essere? Io non voglio crederci.

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