Sei qui: Home » Società » Caronte, l’anticiclone africano ispirato dalla Divina Commedia
Caronte

Caronte, l’anticiclone africano ispirato dalla Divina Commedia

Scopri perché all'anticiclone africano causa del caldo torrido è stato dato il nome di Caronte

Il caldo eccezionale che ormai sempre più sistematicamente si ripete all’inizio dell’estate scomoda l’Eneide di Virgilio e la Divina Commedia di Dante Alighieri. L’anticiclone africano reo del torrido clima e della grave emergenza siccità è stato battezzato, dai meteorologi di Meteo.it, Caronte. Secondo gli stessi la mitica figura ci traghetterà nel cuore di un’Estate sempre più rovente proprio a causa del discusso cambiamento climatico, che vede un aumento inesorabile e costante delle temperature ormai in tutte le stagioni.

Caronte è un personaggio della mitologia classica, figlio dell’Erebo e della notte, traghettatore delle anime dei morti al di là del fiume dell’Ade Acheronte o Stige (per i greci). Virgilio lo descrive nel libro VI dell’Eneide, durante la discesa agli Inferi di Enea: è un vecchio dall’aspetto squallido, che fa salire sulla sua barca le anime dei defunti ma lascia sulla riva gli insepolti, come Palinuro. Il Caronte virgiliano si oppone al passaggio di Enea, ma la Sibilla che gli fa da guida lo convince mostrandogli il ramo d’oro da offrire a Proserpina, la regina degli Inferi moglie di Plutone.

Dante Alighieri, aneddoti e curiosità che non tutti sanno sul Sommo Poeta

Dante Alighieri, aneddoti e curiosità che non tutti sanno sul Sommo Poeta

Chi era Dante? Qual era il suo profilo fisico e caratteriale? Esploriamo insieme allo scrittore e dantista Dario Pisano alcune curiosità legate alla vita del Sommo Poeta che non tutti forse conoscono.

Caronte, l’anticiclone africano, nasce nel canto III della Divina Commedia

Caronte compare nella Divina Commedia nel canto III dell’Inferno (82-111). È la sera di venerdì 8 aprile (o 25 marzo) del 1300. 

Ed ecco verso noi venir per nave 
un vecchio, bianco per antico pelo, 
gridando: «Guai a voi, anime prave!                               

Non isperate mai veder lo cielo: 
i’ vegno per menarvi a l’altra riva 
ne le tenebre etterne, in caldo e ’n gelo.     

Dante si rifà stettamente all’episodio dell’Eneide accentuando i tratti demoniaci del traghettatore e facendone uno strumento della giustizia divina. La demonizzazione di Caronte rientra nell’uso tipicamente medievale di reinterpretare in chiave cristiana le divinità pagane, per cui quelle degli Inferi diventavano altrettante figure diaboliche, in qualche caso con notevoli trasformazioni.

E questa figura retorica che ormai è diventato Caronte  non poteva che stimolare i meteorologi: da una lato il passaggio dalla primavera all’estate attraverso il fiume delle stagioni; dall’altro la dannazione di vivere nei fuochi ardenti che solo l’Inferno possiede.

Perché Dante scrisse la Divina Commedia in volgare

Perché Dante scrisse la Divina Commedia in volgare

La scelta di Dante di scrivere il poema in volgare può sembrare innocua e poco significativa, ma fu in realtà una iniziativa coraggiosa

Come si scelgono i nomi in meteorologia?

I criteri nella scelta dei nomi da dare alle variazioni atmosferiche non sono gli stessi fra l’Europa e gli Stati Uniti. Negli Usa dare un nome ai fenomeni atmosferici è un’abitudine. Questa pratica è iniziata durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i meteorologi dell’esercito che operavano nel Pacifico, iniziarono a classificare le tempeste tropicali, assegnando loro dei nomi. Fino a quel momento i diversi fenomeni atmosferici venivano identificati indicando le coordinate geografiche del luogo d’origine. 

Ma a partire dal 1953 il National Hurricane Center, iniziò ad assegnare i nomi, purtroppo quasi sempre sempre femminili. 

In Europa invece la tradizione è nata all’istituto di meteorologia dell’università di Berlino negli anni Cinquanta dall’idea di una studentessa, poi metereologa, Karla Wege.

Quindi dal 1954 in poi, il nome viene scelto da una lista composta da dieci nomi in ordine alfabetico:  alle basse pressioni i nomi femminili, a quelle alte i nomi maschili.

Ecco perché questa volta il cattivo è di nome maschile

Le dovute polemiche soprattutto delle attiviste donne e delle femministe portarono ad una battaglia per evitare la discriminazione di genere in meteorologia. Questa pratica discriminatoria fu interrotta nel 1997. Dal 1998, negli anni dispari gli alti hanno nomi femminili e i bassi maschili. Negli anni pari, vengono modificati di conseguenza.

In Italia non c’è un istituto ufficiale, a scegliere è Il Meteo.it. Dal 2012 infatti il portale assegna nomi propri a temporali, nevicate e ondate di caldo. Il nome viene proposto e deciso dagli stessi utenti tramite il forum del sito e la pagina Facebook. Le procedure di assegnazione, però, non sono riconosciute ufficialmente.

 

 

 

 

 

© Riproduzione Riservata