Da accademia a università, cosa è cambiato per la Scuola Holden

“Il nostro obiettivo è formare persone capaci di vivere nel mondo contemporaneo”. Martino Gozzi, direttore didattico, ci racconta cosa è cambiato per la Scuola Holden
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MILANO – Il 23 gennaio 2019 la Scuola Holden ha fatto un passo importante: da accademia di storytelling è diventata un’università, nella fattispecie la prima università dedicata allo storytelling in Europa. È un passo importante perché mette in luce un’esigenza sentita, e in parte già interpretata dalla Holden in questi 25 anni di attività: quella di rendere le materie umanistiche attuali e al passo con la rapida evoluzione del mondo contemporaneo.

La Holden, si legge nella descrizione presente sul sito, “è stata fondata nel 1994 da cinque amici, tutti trentenni (erano anni così: si era ottimisti e nessuno aveva capito che stavamo correndo dritti dritti verso una crisi economica mondiale). L’idea era quella di fare una scuola per narratori. Ai tempi il termine narrazione era decisamente fuori moda e in Italia, come in genere nella vecchia Europa, si era propensi a credere che corsi di scrittura e insegnamenti di quel genere fossero inutili, forse nocivi, comunque seccanti. I cinque amici trentenni la pensavano diversamente.”

Nata grazie nel 1994 a Torino grazie all’intuizione di Alessandro Baricco, Antonella Parigi, Dalia Oggero, Marco San Pietro e Alberto Jona, oggi la Scuola Holden è diventata un punto di riferimento in tutta Italia per l’insegnamento dello storytelling e delle Contemporary Humanities. Abbiamo incontrato Martino Gozzi,  l’attuale direttore didattico della Holden e scrittore per Feltrinelli (Mille volte mi hai portato sulle spalle e Giovani promesse), per farci raccontare le ragioni di questo passo in avanti.

Martino Gozzi, direttore didattico della Scuola Holden

La Scuola Holden diventa un’università. Che cosa cambia?

La Scuola Holden si amplia, diventa più grande. Abbiamo creato Academy, un corso di tre anni al termine del quale verrà rilasciato un titolo equipollente a una laurea al DAMS. Questo per noi significa tante cose: diventiamo più grandi, ma rimane anche quello che facevamo prima. Il corso biennale ora va sotto il nome di Original, e continua a mantenere la libertà e il dinamismo degli ultimi anni. Teniamo un forte focus sullo storytelling: negli anni la nostra scuola è spesso stata confusa con una scuola di scrittura, ma il nostro cuore è lo storytelling, ovvero come raccontare una storia in maniera efficace e con linguaggi diversi, non solo quello della scrittura. La nostra caratteristica principale è l’interdisciplinarietà: cinema, fumetto, opera, e arti performative sono collegate, perché corrispondono all’unico gesto di raccontare qualcosa a qualcuno.

Che cos’ha di nuovo il corso Academy?

È una laurea che assorbe al suo interno tutto ciò che siamo riusciti a fare al meglio con Original, ma l’abbiamo articolata diversamente, secondo 7 discipline: Armonia, Design della mente, Figure, Instabilità, Intensità, Linguaggi, Sequenze. Sono 7 abilità che già abbiamo allenato in questi anni all’interno di altre materie e workshop, ma ora gli abbiamo dato uno spazio più ampio, perché descrivono il tipo umano di persona responsabile, dinamica, flessibile, in grado di rispondere agli stimoli esterni e a capace di vivere nel mondo  contemporaneo. Chi padroneggia queste 7 discipline si muove meglio nel mondo. In tutto questo la scrittura mantiene un ruolo fondamentale, perché si intreccia a queste discipline, è come se l’esercizio della scrittura fosse la base, il lavoro di bottega su cui si innestano le altre discipline, che invece vanno ad aprire problemi a ventaglio e a toccare ambiti molto diverse tra loro dalle arti figurative alla recitazione a ai linguaggi alla gestione dei problemi complessi.

È in qualche modo un passo verso l’istituzionalizzazione? Cosa rimarrà della vecchia impostazione?

La Scuola Holden resta una scuola privata che offre una grande varietà di corsi. Abbiamo aggiunto un pezzo che continuerà a dialogare con il resto della scuola in termini di metodo ma che ha ottenuto un riconoscimento “light” da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca. L’idea è che la nostra scuola esca dalla nicchia, ma mantenga lo spirito che l’ha fatta nascere, perché non si uniformi  in tutto e per tutto alle università tradizionali, e non perda la sua specificità. Da qui la richiesta di un riconoscimento “light”, di un’equipollenza alla laurea DAMS. In questa maniera manteniamo nostra identità e modo di fare le cose, ma abbiamo aggiunto un maggiore rigore nelle valutazioni e negli esami, nella decisione di programmi conformi ai corsi di laurea.

Che cosa sono le Contemporary Humanities?

Le Contemporary Humanities sono il nostro tentativo di fare tesoro di tutto ciò che ci ha insegnato il passato. Non per difendere il passato in quanto tale attraverso una conservazione quasi museale, ma per far sì che questo sapere ci sia utile e disponibile per vivere e muoverci nel presente. Le Humanities non sono gli Studi Umanistici in senso stretto, li abbiamo ripensati senza timore reverenziale, con un approccio più laico diciamo, in modo da abitarli molto di più, adattarli alla nostra quotidianità, adattarli al digitale, all’accelerazione dei tempi  e alle forme di racconto che questa accelerazione ha generato.

Che ruolo ha lo storytelling nel mondo contemporaneo e perché l’avete messo al centro del vostro insegnamento?

La Scuola Holden è arrivata in anticipo di un buon decennio su tutti gli altri nel capire che lo storytelling permea tutta la nostra vita e che non è una questione riconducibile soltanto al racconto narrativo. C’è storytelling in tutti gli aspetti della nostra vita, non solo a livello politico, di marketing o editoriale. Più siamo consapevoli di questo, e più leve possiamo manovrare nel  momento in cui portiamo avanti la nostra narrazione. È per questo che la nostra scuola ha sempre avuto la vocazione all’interdisciplinarietà, perché lo stroytelling è rintracciabile e ricalibrabile in tutto: dall’intensità delle luci in una stanza,  alla scelta dei vestiti che indossiamo, all’automobile che guidiamo, alla scelta del nome che diamo ai nostri figli. Fa tutto parte del nostro modo di stare al mondo e del nostro modo i raccontarci storie e di raccontarle agli altri.

Offrite una varietà di corsi molto ampia, ma a chi sono indirizzati i vostri due corsi principali? Qual è l’identikit di uno studente della Scuola Holden?

Sia Original che Academy sono rivolti a ragazzi tra i 19 e i 30 anni, ma offriamo anche una grande varietà di corsi, serali, nel weekend, per adulti over 30, per le aziende, in sede come online. Academy è un corso di laurea a tutti gli effetti, mentre Original si rivolge a utenti che hanno già affrontato qualche esperienza lavorativa, che hanno completato già un percorso universitario e vogliono approfondire qualcosa di specifico: il cinema, il marketing, il brand content. Anche se, lo dico sempre, sia per Academy che per Original il vero termine di paragone per noi è la scelta di trasferirsi per un anno dall’altra parte del mondo, andare in Australia, arrangiarsi e vivere lì. L’idea è che la scuola funzioni come un acceleratore di esperienza.

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