E finalmente….le ferie! – Racconto di Maria Cecilia D’Asdia

E finalmente….le ferie! - Racconto di Maria Cecilia D'Asdia

Martedì 31 luglio 2018
Neanche stanotte si dorme! La sveglia segna le 4.10 della mattina. Mi giro e mi rigiro nel letto. Anche oggi non c’è verso di fare un bel sonno. Ormai sono giorni che questa storia si ripete. Mi succede sempre cosi quando devo andare in ferie. L’ultima settimana sono in preda all’ansia, mille pensieri mi si accavallano in testa, tante cose da chiudere prima del meritato riposo ma così poco tempo per riuscire a farle tutte. In più il caldo opprimente non aiuta, l’umidità non è mai stata a tassi così elevati. Sono un bagno di sudore!
Non ho il condizionatore. L’ho sempre ritenuta una spesa inutile, mi sono sempre detta che in fondo per un mese l’anno di caldo infernale posso tenere duro, è una spesa che posso evitare, la bolletta diventa esorbitante e poi l’aria fredda mi fa venire il mal di testa. Ma adesso, a conti fatti, pagherei oro per averla. In fondo che sarà mai una fattura un po’ più alta e per l’emicrania posso sempre prendere un antidolorifico! Mi riprometto che questo è l’ultimo anno che soffro così!
Alle 6.00 decido di alzarmi, inutile continuare a tentare di dormire, probabilmente Morfeo avrà altro da fare che vegliare sul mio sonno, forse si starà godendo uno spritz in qualche località balneare.
Ma non importa, finalmente è arrivato il tanto agognato ultimo giorno di lavoro! Poi avrò ben 3 settimane di ferie…21 giorni di riposo…504 ore di dolce far niente…mi sta tornando l’ansia! Immagino che per la maggior parte delle persone le vacanze estive siano una benedizione, probabilmente le hanno aspettate con trepidazione, per me, invece, quest’anno non è cosi! Speravo tanto di fare un viaggetto in qualche bel posto dove rilassarmi e dimenticarmi di tutto e tutti ma, purtroppo, non sono riuscita ad organizzare. Le finanze non me lo hanno permesso, spese impreviste hanno prosciugato i miei risparmi così ho dovuto ripiegare sulla casa di famiglia al mare, a Terracina, dove ovviamente c’è tutta la famiglia ad aspettarmi! Mia madre, mio padre, mia sorella con il marito e i miei due urlanti nipoti, mio fratello con la compagna con il loro pargolo di quattro anni, tanto carino ma urlante anche lui, e con il figlio quindicenne di lei, avuto dal primo matrimonio che sta attraversando la classica crisi adolescenziale, alla ricerca di una sua identità. Ha già cambiato diversi tagli e colori di capelli, messo diversi piercing e fatto un paio di tatuaggi che hanno fatto andare su tutte le furie mia cognata. E’ comprensibile che speravo di passare le mie ferie diversamente.
Ora però cerco di non pensarci, devo prima affrontare l’ultimo giorno di lavoro, comprare ancora ciò che mi serve, finire di riempire la valigia, affidare le mie piante al portiere così da evitare che muoiano tutte come è successo l’anno scorso. Quindi che la giornata abbia inizio!

Mercoledì 1 Agosto 2018
Ore 5.10. Sono alla 4.087esima pecora che salta la staccionata! E’ circa un’ora che guardo il soffitto. Sarebbe ora di ridargli una tinteggiata, le macchie d’umido negli angoli stanno piano piano staccando l’intonaco. Intanto ripasso mentalmente l’elenco delle cose che ieri avrei dovuto ultimare, per essere sicura di non averle dimenticate prima della partenza prevista per le 9.30, ora in cui alla stazione Termini mi attende il treno che mi porterà a Terracina.
Faccio ancora mente locale: le bollette le ho pagate, il frigorifero l’ho svuotato, i rifiuti li ho buttati, ho portato le piante nel giardinetto condominiale, affidate alle cure di Giacomo, che oltre che essere un solerte portiere è anche un bravissimo giardiniere. Ho messo in valigia il tablet, il computer portatile, e-book, il lettore mp3, scarpe da jogging e la racchetta da tennis, che per inciso sono anni che non uso ma, come ogni anno, mi dico che non è mai troppo tardi per ricominciare. Sembra che questa vacanza debba durare mesi invece sono solo 3 settimane e sono convinta che riuscirò a fare ben poco di quello che mi sono prefissa. Quando vengo fagocitata dalla famiglia generalmente i tutti miei piani vengono stravolti. Il concetto dell’io viene sostituito dal concetto del noi! Perché a casa mia si deve fare tutto insieme. La colazione, il pranzo e la cena sono momenti di condivisione con orari da rispettare, non si comincia se tutta la famiglia non è intorno alla tavola! Inoltre i miei soffrono di insonnia e pensano che tutto il mondo si alzi alle 6 perciò se anche sei in vacanza e vorresti cercare di dormire almeno fino alle 8 già dalle prime luci del mattino senti odore di soffritto che si espande per tutta la casa, mia madre che parla ad alta voce con i gatti come se fossero figli, mio padre che non trova gli asciugamani puliti e chiede a mia madre dove sono, nonostante siano riposti nello stesso cassetto, dello stesso armadio da almeno 40 anni. Sentendo i nonni svegli anche i miei nipoti decidono di alzarsi e generalmente bastano pochi minuti prima che comincino a litigare, con buona pace dei miei buoni propositi di dormire fino a tardi.
Decido di alzarmi e fare colazione. Ho tutto il tempo per arrivare alla stazione ma voglio concludere le cose con calma e arrivare al binario con un po’ di anticipo. Purtroppo a Roma i mezzi pubblici non sono mai puntuali, sono pochi e ridotti male e, soprattutto d’estate, c’è il rischio che prendano fuoco, quindi meglio non uscire all’ultimo momento!
Dopo colazione, faccio la doccia, mi asciugo i capelli, do un’ultima controllata al contenuto della valigia, giusto per essere sicura che non manchi nulla e alle 8.20 esco di casa per andare alla fermata dell’autobus. Ho ben 1 ora e 10 minuti per arrivare a Termini che dista solo 20 minuti con la macchina, sono sicura di arrivare per tempo….le ultime parole famose!
8.50 e dell’autobus nemmeno l’ombra mentre il caldo comincia a farsi sentire. Controllo sul cellulare l’applicazione che riporta l’orario di arrivo previsto del mezzo alla mia fermata, ma nessun autobus è in arrivo e nemmeno in partenza dal capolinea, avranno smarrito la strada? Comincio ad agitarmi, mancano 40 minuti alle 9.30 e sono ancora ferma sotto casa ad aspettare, così decido di prendere un taxi e mi incammino verso la piazzola dove sostano nella speranza di trovarne almeno uno. Non mi ero resa conto, però, che la valigia fosse così pesante come lo zaino che porto sulle spalle, e che la piazzola fosse distante diverse centinaia di metri…in salita…e per di più sotto al sole! Ma ugualmente procedo e non mi lascio scoraggiare.
Arrivo che sono fradicia per il sudore, sono anni che mi dico che devo ricominciare ad andare in palestra e adesso penso che sia stata proprio un’ottima idea portare le scarpe da jogging, in queste settimane devo assolutamente rimettermi in forma. Intanto dei taxi non c’è traccia, la piazzola è completamente deserta!
9.05 e non so cosa fare. Mi dirigo di nuovo verso la fermata dell’autobus più vicina, forse un mezzo ha ritrovato la strada e tra qualche minuto arriverà ma non faccio in tempo a pensarlo che lo vedo sfrecciare sotto i miei occhi, comincio a correre con la valigia e lo zaino cercando di arrivare alla fermata prima che l’autobus riparta, gesticolo con la mano libera nella speranza che l’autista mi veda e mi aspetti, mancano solo una decina di metri al traguardo, ce la posso fare!
Niente…inutile fatica… l’autista chiude le porte ad un palmo dal mio naso e riprende la sua corsa! Non è la prima volta che mi capita di rimanere a terra e ogni volta mi chiedo se veramente il conducente non mi abbia visto o se lo abbia fatto di proposito, il dubbio mi rimane sempre e allora gli faccio un gestaccio sperando che mi veda dallo specchietto retrovisore!! Ho il fiatone e appoggio le mani sulle ginocchia per cercare di riprendere un respiro regolare, sono paonazza. Ormai non ho nessuna speranza di riuscire ad arrivare in tempo alla stazione.
Sono ancora piegata in due alla ricerca di un po’ d’aria quando sento suonare insistentemente un clacson, all’inizio non ci faccio caso, sicuramente il guidatore starà cercando di attirare l’attenzione di qualche conoscente a piedi o di sollecitare qualche auto ad andare più veloce ma, dopo parecchi secondi in cui lo strombazzamento continua incessantemente, alzo lo sguardo per controllare e vedere cosa sta succedendo. Un uomo sulla cinquantina brizzolato, seduto alla guida di una vecchia Punto, si sbraccia e urla nella mia direzione. “Dottorè! Dottorè! Tutto bene? Ma sta ancora qui? Le serve un passaggio?” Quel santo uomo di Giacomo, mentre si sta recando a lavoro, mi vede perdere l’autobus e impietosito si ferma per aiutarmi. Non finirò mai di ringraziarlo. Carico di corsa valigia e zaino nel portabagagli e in fretta in furia ci dirigiamo verso la stazione, ho solo 20 minuti per prendere il treno. L’uomo comincia a zizagare nel traffico intenso, superando le auto, che procedono come lumache, in modo azzardato e a gli incroci passando con il semaforo giallo. La mia mano in un gesto istintivo afferra il sedile con forza, in altre occasioni avrei criticato il suo comportamento ma in questa situazione è l’unico modo per arrivare in tempo.
Alle 9.25 corro come un ossessa alla ricerca del binario da cui deve partire il mio treno, ovviamente è il più lontano da dove mi trovo, all’ingresso della banchina mi devo fermare per mostrare il biglietto agli addetti della sicurezza per poter accedere ai treni e poi di nuovo di corsa alla ricerca del mio. Finalmente alle 9.29, dopo una corsa senza fine, sono sul treno, cerco la prima poltrona libera a disposizione e mi ci lascio letteralmente cadere sopra con le poche forze rimaste. Convinta che il peggio sia ormai passato faccio un respiro profondo ma dopo pochi secondi sento una voce all’altoparlante che dice: “Avvertiamo i gentili viaggiatori del treno Roma-Minturno/Scauri, che c’è stato un errore sul display del binario indicato. Il vostro treno in partenza non è al binario 16 ma al binario 10. Ora vi trovate sul treno in partenza per Nettuno.” Il sangue, un secondo prima bollente, mi si gela nelle vene! Scatto in piedi, rimetto velocemente lo zaino sulle spalle, afferro il trolley e mi catapulto fuori verso il binario 10. La stazione è piena di gente, siamo nell’ora di punta, e in un paio di occasioni evito di un soffio di travolgere un paio di viaggiatori che si trovano sulla mia traiettoria. Salgo sul treno l’istante prima che le porte si blocchino e che il treno parta…completamente esausta! Il treno è pieno e mi devo accontentare di un posto in piedi vicino al finestrino, ma non importa perché essere riuscita a prenderlo mi sembra già un grande successo.
Scendo alla stazione di Monte San Biagio dopo poco meno di un’ora di viaggio. Dal 2012 purtroppo non c’è più la linea diretta per Terracina a causa di un masso enorme che staccatosi dal monte Cucco è caduto sul tracciato della ferrovia creando non pochi problemi ai pendolari che per andare e tornare da Roma devono prendere una navetta sostitutiva.
Nella piazzola antistante non c’è nessuno ad attendermi perché non ho comunicato ai miei che sarei arrivata oggi. Voglio far loro una sorpresa, almeno così mi sono detta più volte, in realtà cerco di ritardare l’incontro con la mia invadente famiglia fino all’ultimo. Mi dirigo verso il parcheggio da dove partono i pullman che portano alle diverse località balneari. Compro il biglietto dal vicino giornalaio e consulto le tabella delle partenze affissa sul cartellone accanto. Il primo è previsto tra circa 20 minuti, mi siedo su una panchina ad aspettare. La navetta arriva dopo circa mezz’ora, siamo una ventina di viaggiatori a salire, dai bocchettoni dei condizionatori esce una aria calda e stantia, provo ad aprire i finestrini ma sono bloccati..la sauna continua! Terracina dista solo un quarto d’ora cerco di distrarmi risolvendo le parole crociate che avevo infilato all’ultimo nello zaino.
Quando scendo dal pullman una piacevole e fresca brezza marina mi da il benvenuto, la respiro a pieni polmoni, mi sembra una manna dal cielo, intanto mi incammino a piedi verso casa, una villetta a schiera che affaccia sul mare. Le strade della piccola cittadina sono affollate da villeggianti abbronzati intenti a fare la spesa o ad andare verso la spiaggia, i loro volti sono rilassati e sorridenti. Dopo 10 minuti di passeggiata arrivo finalmente a destinazione. Vicino al cancello della villa c’è un piccolo citofono, con un po’ d’ansia suono per farmi aprire. Sento la voce squillante di mia madre che dice: “Chi è?” Le rispondo con un po’ di esitazione: “Sono io mamma!” Non riesco a finire la frase che il portone si apre e la sento urlare allontanando la cornetta dall’orecchio: “Mimì….Mimì (che sarebbe mio padre) è arrivata Francesca! Ci ha fatto una sorpresa! Correte tutti!! Federica! Domenico! Lucia!! Correte è arrivata Francesca!!” Mentre varco il cancello vedo tutta la famiglia correre verso di me! Mamma, papà, mio fratello, mia sorella, i cognati, i bambini e anche i tre gatti!
Vederli tutti venire verso di me a braccia aperte, sorridenti e festosi per il mio arrivo improvvisamente mi rende felice, di una gioia inaspettata. La loro contentezza mi contagia e il loro calore mi scalda il cuore! Spesso sono invadenti, rumorosi e petulanti ma sono la mia famiglia e per quanto certe volte mi facciano arrabbiare o innervosire so che su di loro potrò sempre contare. Mi rendo conto adesso che non c’è altro posto dove vorrei stare!

 

 

Maria Cecilia D’Asdia

 

 

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