Conchiglie sulla spiaggia – Racconto di Marina Ballerini

Conchiglie sulla spiaggia – Racconto di Marina Ballerini

Per Amina e tutte le donne dimenticate, si vive solo se si è guardati.

A quattordici anni ero già vecchia da tanto tempo.
Non intendo come voi quando guardandovi allo specchio scoprite una ruga che non c’era o qualche capello bianco di troppo.
O no, io ero già vecchia dentro perché uomini senz’anima avevano deciso di strapparmi via dal cuore ogni illusione.
La mia infanzia è morta dentro un lager di gente accatastata come animali da macello mentre mi spegnevano sigarette sui palmi delle mani e mi sputavano addosso come fossi immondizia..
La mia infanzia è volata via con gli spiriti del vento quando puntandomi addosso un dito ripetevano TU TU TU e mi sceglievano come voi scegliete le scatolette di tonno al supermercato
La mia infanzia ha finito di danzare mentre mi stupravano, mentre come fossi un pezzo di carne saziavano la loro fame immonda.
Mentre con mani grondanti sangue mi afferravano per i capelli io morivo poco a poco, senza più lacrime da piangere né grida da urlare.
Solo fame freddo e dolore a ricordarmi che io non sono niente.
Nessuno sta urlando il mio nome per farmi credere che ancora esisto.
Amina Amina mi ripeto da sola tra denti rotti e la gola che brucia.
Amina dagli occhi neri, dai vestiti laceri.
Amina dai piedi piagati e cicatrici sulla schiena.
Amina che implora pietà ad orchi disumani.
Amina sola in questa terra maledetta da dio e abbandonata dagli dei.
Amina che vuole morire prima che la vita mi uccida.

Ma forse la vita ha deciso di farmi uno sconto, non intendo quello che vi offrono nei vostri lussuosi negozi del centro..
O no, io intendo quel lieve battito d’ali che mi ha annunciato il tuo arrivo bambino mio, mentre sporca ferita assetata percorrevo la via di un deserto infinito, infuocato di giorno e scuro gelido e terribile di notte.
Ma tu bambino mio avevi deciso di vedere la luce e ti aggrappavi con le unghie alla mia pancia e con quei piccoli battiti di farfalla imprigionata dentro me mi esortavi a non abbattermi.
Un passo mamma, un passo ancora. Conducimi al di la del mare dove possa respirare la luce di una vita migliore.
Ti ho dato retta bambino mio ed ho continuato a camminare mentre l’aria ardente mi bloccava il respiro e solo il vento del deserto ascoltava le mie preghiere.
Poi mi hanno messo sopra una barca, ma non intendo come le vostre che solcano mari felici.
O no, il mio è un gommone con il suo carico di umanità dolente in balia del dio mare.
E io sono solo Amina e il mio destino è questo mare furioso, queste onde che mi afferrano alla vita in un abbraccio di morte, questi vestiti intrisi di benzina e salsedine che mi strappano la pelle, questo vorticoso girare nel buio più oscuro, questa paura di non onorare la mia promessa bambino mio.
Stella di luce dentro di me non ti arrendere così che anche io trovi la forza di stringermi forte a questo gommone che vuole ributtarmi nel buio da cui provengo.
Perdonami bambino perché il mare ci inghiotte ; ma tu resta dentro di me, lasciati cullare dalle mie acque calme.
Perché insisti a voler vedere la luce? Non c è luce quaggiù in questo nero profondo come la nostra terra che non ci ha amato, come il terrore che mi assale mentre sento un dolore che mi stringe forte e ti strappa dal mio corpo.
Ora galleggiamo nel fondo di questo mare oscuro, due bambini che si tengono per mano.
Non aver paura pesciolino mio perché ti ho dato branchie al posto dei polmoni e pinne per nuotare; ti farò culle di alghe e collane di conchiglie; intreccerò i tuoi capelli di stelle marine e costruirò case tra gli scogli per noi due..
Rimaniamo quaggiù pesciolino mio, in questo buio silenzioso che cancella ogni colore.
Restiamo quaggiù perchè il mondo rimane indifferente al nostro grido di dolore e alle lacrime dei figli suoi.
Ascolta questo tam tam, è il suono dei tamburi dei nostri avi che ci chiamano a sé.
Lasciamo questa terra di uomini troppo indaffarati per ascoltare il nostro pianto.
E domani, nell’alba che verrà a tingere di fuoco questo mare piatto che è la nostra tomba, saremo il gemito di vento intrappolato nelle conchiglie sulla spiaggia.

 

Marina Ballerini

 

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