poesie d'autore

“Vocali” di Arthur Rimbaud, poesia per saper guardare i segreti della realtà

Arthur Rimbaud è stato il poeta maledetto per eccellenza e simbolo dell’intero movimento del decadentismo. Ricordiamo una delle sue poesie più celebri: Vocali.
"Vocali" di Arthur Rimbaud, poesia per saper guardare i segreti della realtà

Scritta nel 1872, la poesia descrive a pieno il pensiero di Rimbaud. Le parole non esprimono concetti ma diventano loro dei veri concetti, che rimandano ad una fitta rete di significati nascosti. La realtà si carica di significati e il compito del poeta è proprio quello di svelare questi “segreti”.

Per Rimbaud, infatti, “ bisogna essere veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi”. Scrisse moltissimo, ma per breve tempo: solo dai 15 ai 19 anni. Poi abbandonò definitivamente la letteratura, e inizia a viaggiare per condurre un’esistenza sregolata. Morì a 37 anni, il 10 novembre 1891, a causa di una malattia che lo condusse prima alla paralisi e successivamente alla morte.

Uno sguardo dentro l’essenza del mondo

In questa Poesia Rimabud accosta i suoni ai colori facendo intervenire sensazioni di origine diversa, attraverso una sinestesia. A sua volta, ogni colore richiama alcune situazioni o oggetti, indicando i rapporti profondi che legano tutte le cose nella realtà. La A suggerisce il corpo delle mosche, che stanno ad indicare qualcosa di buio, di oscuro. La lettera E, invece, evoca la fantasia del poeta, la spensieratezza. La vocale “U”, associata alla “E”, fa venire in mente al poeta qualcosa di verde, naturale, quasi ecologico. Le immagini finali, che si oppongono a quelle iniziali cupe e torbide, richiamano atmosfere rassicuranti.
Infine la “O”, cioè l'”Omega” (ultima lettera dell’alfabeto greco), che rappresenta la perfezione cosmica, l’equilibrio.
Insomma, la poesia di Arthur Rimbaud, per quanto difficilmente comprensibile ad una prima lettura, intende svelarci anche i significati più profondi del mondo. Per fare ciò, è necessario lasciare andare la ragione e accogliere l’istinto.

Vocali, la poesia

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
io dirò un giorno le vostre segrete origini:
A nero, corsetto villoso delle mosche lucenti
che ronzano intorno a crudeli fetori,
golfi d’ombra; E, candori di vapori e di tende,
lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d’umbelle;
I, porpora, sputo di sangue, riso di belle labbra
nella collera o nelle ebrezze penitenti;
U, cicli, fremiti divini di mari verdi,
pace dei pascoli disseminati di animali, pace delle rughe
che l’alchimia scava nelle ampie fronti studiose;
O, Tromba suprema piena di stridori strani,
silenzi solcati dai Pianeti e dagli Angeli:
– O l’Omega e il raggio violetto dei Suoi Occhi!

 

Stella Grillo

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