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“Subito a me il cuore”, la poesia di Saffo sulla bellezza di un nuovo amore

Subito a me il cuore è una poesia di Saffo, la poetessa greca che ha ispirato Catullo, che ci fa riflettere sulla bellezza di un nuovo amore.

Subito a me il cuore. Saffo, la poetessa greca che ha ispirato Catullo e tanti altri poeti romantici, scrisse questa poesia sulla bellezza di un nuovo amore. Le prime emozioni, i primi brividi, i primi pensieri che nascono davanti ad un nuovo amore, focoso, imprevisto.
Emozioni che non cambiano, rimangono immutate nei secoli e nelle generazioni.

La poesia “Subito a me il cuore”

Subito a me il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
non esce, e la lingua si spezza.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e gli occhi più non vedono
e rombano le orecchie.

L’amore immutabile che ci fa sentire vivi

Il cuore si agita quando ci troviamo di fronte ad un nuovo fuoco, un nuovo amore. I sintomi di un corpo che va in tilt ci invadono: la voce non esce e la lingua si spezza. Tutto sembra di un blackout totale. Saffo parla così dell’amore, in quella fase iniziale e nuova, che ancora oggi è caratterizzata dalle stesse sensazioni. La sua poesia è corsa nei secoli, tra le strade di diverse culture e arriva qui, a noi, facendoci rendere conto di quanto l’amore sia un sentimento immutabile.

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“Tramontata è la luna” di Saffo, la poesia che esprime la sensazione di sentirsi soli

In questa poesia, la sacerdotessa Saffo descrive la sensazione di solitudine che sopraggiunge col tramontare della luna

La poetessa scrive del fuoco, un fuoco che affiora sulla pelle, che ci fa sentire vivi e caldi, pronti ad accogliere l’imprevedibile. Tutto si annebbia, tutto rimane in silenzio. Si è solo immersi in questa emozione totalizzante che solo Saffo sa descrivere così visceralmente.

Chi era Saffo

Saffo è stata una poetessa greca antica. Già nell’antichità Saffo, a causa della bellezza dei suoi componimenti poetici e della conseguente notorietà acquisita presso gli ambienti letterari dell’epoca, fu oggetto di vere e proprie leggende, poi riprese e amplificate nei secoli a venire, specie nel momento in cui, a partire dal XIX secolo, la sua poesia divenne paradigma dell’amore omosessuale femminile, dando origine al termine “saffico”.

Gli studiosi della biblioteca di Alessandria suddivisero l’opera della poetessa in otto o forse nove libri, organizzati secondo criteri metrici: il primo libro, ad esempio, comprendeva i carmi composti in strofe saffiche, ed era composto da circa 1320 versi. Di questa produzione ci rimangono oggi pochi frammenti: l’unico componimento conservatoci integro dalla tradizione è il cosiddetto Inno ad Afrodite (fr. 1 V.), con cui si apriva il primo libro dell’edizione alessandrina della poetessa. In questo testo, composto secondo i criteri dell’inno cletico, Saffo si rivolge alla dea Afrodite chiedendole di esserle alleata riguardo a un amore non corrisposto.

 

 

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