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Eduardo De Filippo

“Si t’o sapesse dicere”, la poesia d’amore di Eduardo De Filippo

Il 24 maggio 1900 nasceva Eduardo De Filippo. Per l’occasione condividiamo la sua “Si t’o sapesse dicere”, una bellissima poesia d’amore.

Uno dei drammaturghi italiani più amati. Regista, attore, sceneggiatore, poeta. Tutto questo era Eduardo De Filippo, che con i suoi capolavori è riuscito ad esportare il teatro italiano all’estero, condensando nei suoi drammi tutte le emozioni del cuore, l’intera schiera dei sentimenti umani.

Eduardo De Filippo nasceva a Napoli il 24 maggio 1900, figlio illegittimo dell’attore e commediografo Eduardo Scarpetta e della Sarta Luisa De Filippo, sorella della moglie di Scarpetta.

Immerso appieno nell’ambiente teatrale sin da piccolo, Eduardo cresce innamorandosi sempre di più del dramma e della scrittura. E così, fra un palco ed un altro, fra sceneggiature, trucchi, svolazzi di pizzi, merletti e scenografie di ogni genere, nasce il genio che ci ha lasciato in eredità opere meravigliose, amate in tutto il mondo.

In occasione dell’anniversario della nascita di Eduardo De Filippo, vogliamo condividere con voi una splendida poesia d’amore, “Si t’o sapesse dicere”, in cui il poeta descrive l’impossibilità di esprimere la forza del suo sentimento, paragonando il cuore incapace di scrivere al poeta incapace di cantare.

Leggiamo insieme la poesia “si t’o sapesse dicere”.

“Si t’o sapesse dicere” di Eduardo De Filippo

Ah… si putesse dicere
chello c’ ‘o core dice;
quanto sarria felice
si t’ ‘o sapesse dì!

E si putisse sèntere
chello c’ ‘o core sente,
dicisse: “Eternamente
voglio restà cu te!”

Ma ‘o core sape scrivere?
‘O core è analfabeta,
è comm’a nu pùeta
ca nun sape cantà.

Se mbroglia… sposta ‘e vvirgule…
nu punto ammirativo…
mette nu congiuntivo
addò nun nce ‘adda stà…

E tu c’ ‘o staje a ssèntere
te mbruoglie appriess’ a isso,
comme succede spisso…
E addio Felicità!

Traduzione di “Si t’o sapesse dicere”

Ah…se sapessi dire
quello che il cuore dice;
quanto sarei felice
se te lo sapessi dir!

E se potessi sentire
quello che il cuore sente,
diresti: “Eternamente
voglio restar con te!”

Ma il cuore sa scrivere?
Il cuore è analfabeta,
è come un poeta
che non sa cantar.

S’imbroglia, sposta le virgole,
un punto ammirativo…
mette un congiuntivo
dove non deve star.

E tu lo stai a sentire,
t’imbrogli a lui appresso,
come succede spesso…
e addio Felicità.

La poesia: diletto e strumento

“Si t’o sapesse dicere” è una delle significative poesie contenute nel volume edito da Einaudi “Le poesie”, che raccoglie tutti i versi composti da Eduardo De Filippo nel corso della sua vita.

L’autore, inizialmente, scriveva componimenti per diletto. Poi, però, nell’atto di poetare subentra qualcos’altro. A tale proposito, lui stesso diceva:

“Dopo aver scritto poesie giovanili, come fanno più o meno tutti i ragazzi, questa attività divenne per me un aiuto durante la stesura delle mie opere teatrali. Mi succedeva, a volte, riscrivendo una commedia, d’impuntarmi su una situazione da sviluppare, in modo da poterla agganciare più avanti a un’altra, e allora, messo da parte il copione, per non alzarmi dal tavolino con un problema irrisolto, il che avrebbe significato non aver più voglia di riprendere il lavoro per chissà quanto tempo, mi mettevo davanti un foglio bianco e buttavo giù versi che avessero attinenza con l’argomento e i personaggi del lavoro interrotto”.

Eduardo De Filippo continuava a illustrare il ruolo della poesia nella sua produzione fornendo un esempio concreto dell’utilità di quest’arte:

“Questo mi portava sempre più vicino all’essenza del mio pensiero e mi permetteva di superare gli ostacoli. Per esempio, ‘A gatta d’ ‘o palazzo e Tre ppiccerille mi aiutarono ad andare avanti con Filumena Marturano. Come la gatta lascia il biglietto da mille lire e mangia il cibo, cosí Filumena non mira al danaro di Domenico Soriano ma alla pace e alla serenità dei suoi figli. I quali figli sono poi i tre bambini sotto un ombrello che vidi davvero una mattina in un vicolo di Napoli, uniti nella poesia, separati nella vicenda teatrale fino al momento della rivelazione di Filumena… A poco a poco ci ho preso gusto e ora scrivo poesie anche indipendentemente dalle commedie”.

 

 

 

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