Sei qui: Home » Poesie » “Magnificat”, la sperimentazione e il dubbio nella poesia di Pessoa
La Poesia

“Magnificat”, la sperimentazione e il dubbio nella poesia di Pessoa

In occasione del Giorno del Portogallo, vi proponiamo la lettura di “Magnificat”, una poesia di Fernando Pessoa che esplora l’ars poetica e tratta il tema del dubbio esistenziale.

Una poesia di Fernando Pessoa per festeggiare il Portogallo. Il 10 giugno è una data di fondamentale importanza per i portoghesi. Si festeggia, infatti, il Giorno del Portogallo, il “Dia de Portugal, de Camões e das Comunidades Portuguesas”, ovvero la festa nazionale della nazione portoghese, istituita nel giorno dell’anniversario della morte del poeta nazionale Luís de Camões.

In occasione di questa importante ricorrenza, vogliamo condividere con voi la poesia di un altro grande poeta nazionale portoghese, Fernando Pessoa, ritenuto non solo un autore fondamentale della letteratura portoghese, ma anche uno degli autori più rappresentativi dei movimenti modernisti del Novecento. Vi proponiamo, quindi, la lettura di “Magnificat”, un componimento che mostra il lavoro di sperimentazione e le tematiche fondamentali della produzione poetica di Fernando Pessoa.

Magnificat di Fernando Pessoa

Quando passerà questa notte interna, l’universo,
e io, l’anima mia, avrò il mio giorno?
Quando mi desterò dall’essere desto?
Non so. Il sole brilla alto:
impossibile guardarlo.
Le stelle ammiccano fredde:
impossibile contarle.
Il cuore batte estraneo:
impossibile ascoltarlo.
Quando finirà questo dramma senza teatro,
o questo teatro senza dramma,
e potrò tornare a casa?
Dove? Come? Quando?
Gatto che mi fissi con occhi di vita, chi hai là in fondo?
Si, sì, è lui!
Lui, come Giosuè, farà fermare il sole e io mi sveglierò;
e allora sarà giorno.
Sorridi nel sonno, anima mia!
Sorridi anima mia: sarà giorno!

Magnificat

Quando é que passará esta noite interna, o universo,
E eu, a minha alma, terei o meu dia?
Quando é que despertarei de estar acordado?
Não sei. O sol brilha alto,
Impossível de fitar.
As estrelas pestanejam frio,
Impossíveis de contar.
O coração pulsa alheio,
Impossível de escutar.
Quando é que passará este drama sem teatro,
Ou este teatro sem drama,
E recolherei a casa?
Onde? Como? Quando?
Gato que me fitas com olhos de vida, que tens lá no fundo?
É esse! É esse!
Esse mandará como Josué parar o sol e eu acordarei;
E então será dia.
Sorri, dormindo, minha alma!
Sorri, minha alma, será dia!

Pessoa e gli eteronimi

Questa struggente poesia è stata scritta e, al contempo, non è stata scritta da Fernando Pessoa. Il poeta, infatti, ha sempre fatto uso nel corso della sua vita dei cosiddetti “eteronimi”, delle autentiche personalità poetiche, con cui Pessoa ha sperimentato per tutta la sua vita. Gli eteronimi più presenti nell’attività letteraria del grande autore portoghese sono 3, Alvaro de Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro, con l’aggiunta di un ortonimo, quello di Fernando Pessoa, anch’esso rintracciabile come una personalità distinta da quella dell’individuo Pessoa, l’ennesima persona poetica, insomma. A proposito di questa innovazione poetica, l’autore scriveva in una lettera ad Adolfo Casais Monteiro del 13 gennaio del 1935:

“Fin da bambino ho avuto la tendenza a creare intorno a me un mondo fittizio, a circondarmi di amici e conoscenti che non erano mai esistiti.”

E ancora, sull’origine degli eteronimi:

“Ricordo quello che mi sembra sia stato il mio primo eteronimo o, meglio, il primo conoscente inesistente: un certo Chevalier de Pas di quando avevo 6 anni, attraverso il quale scrivevo lettere a me stesso, e la cui figura, non del tutto vaga, ancora colpisce quella parte del mio affetto che confina con la nostalgia”.

Fernando Pessoa è sempre stato molto interessato al rapporto che intercorre fra l’identità, la personalità e il sé, e praticamente tutta la sua produzione letteraria è incentrata su queste tematiche, oltre che sul dubbio esistenziale e sulla fugacità del presente. “Magnificat” non fa eccezione. Il componimento, inserito nella raccolta “Poemas” di Alvaro de Campos, è uno struggente lamento con al centro la vita che scorre come fosse un dramma teatrale insensato.

© Riproduzione Riservata