Sei qui: Home » Poesie » Ne li occhi porta la mia donna amore, la poesia di Dante per Beatrice
Poesia di Dante

Ne li occhi porta la mia donna amore, la poesia di Dante per Beatrice

Ne li occhi porta la mia donna amore, la poesia di Dante dedicata a Beatrice all'interno dell'opera "Vita Nuova".

“Ne li occhi porta la mia donna Amore” è un sonetto che si trova nell’opera Vita nuova, dove Dante Alighieri descrive gli effetti dello sguardo e del saluto di Beatrice, la donna da lui amata, protagonista di quest’opera letteraria, ma che troviamo anche all’interno della Divina Commedia.

Divina Commedia, i versi più memorabili di Dante

Divina Commedia, i versi più memorabili di Dante

La “Commedia” di Dante è una delle opere letterarie più note e amate al mondo, tanto che molti versi sono conservati nella memoria di tutti

Lo sguardo di Beatrice che salva Dante

“Ne li occhi porta la mia donna Amore” è una delle più classiche rime di “loda” di Dante a Beatrice, collocata subito dopo la canzone “Donne ch’avete intelletto d’amore”, nel capitolo XXI. Qui sono presenti alcuni dei motivi classici dello Stilnovo, che vedono Beatrice come una donna angelica in grado di suscitare sentimento anche nei cuori meno predisposti. Lo sguardo di cui Dante parla è uno sguardo salvifico, che lo rendono immune da sentimenti negativi (superbia e ira). Ovunque lei stia, ovunque lei passi, è in grado di lasciare dietro sé una scia di luce. È così che il Sommo Poeta riesce a nobilitare la sua vita: stando accanto alla sua amata Beatrice, la donna della sua vita. 

"Tanto gentile e tanto onesta pare" di Dante Alighieri e il concetto di amore puro

“Tanto gentile e tanto onesta pare” di Dante Alighieri e il concetto di amore puro

Sonetto inserito nella Vita Nova, Dante definisce i canoni della corrente poetica del dolce stilnovo. Beatrice viene descritta in termini romantici indimenticabili.

Ne li occhi porta la mia donna Amore

Ne li occhi porta la mia donna Amore,

per che si fa gentil ciò ch’ella mira;

ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira,

e cui saluta fa tremar lo core,

sì che, bassando il viso, tutto smore,

e d’ogni suo difetto allor sospira:

fugge dinanzi a lei superbia ed ira.

Aiutatemi, donne, farle onore.

Ogne dolcezza, ogne pensero umile

nasce nel core a chi parlar la sente,

ond’è laudato chi prima la vide.

Quel ch’ella par quando un poco sorride,

non si pò dicer né tenere a mente,

sì è novo miracolo e gentile.

 

© Riproduzione Riservata