Sciopero alla Città dei libri, distribuzione libraria bloccata

Lo sciopero al deposito di libri più grande d'Italia è bloccato a causa di uno sciopero da parte dei lavoratori. La distribuzione dei libri in ritardo
Sciopero alla Città dei libri, distribuzione libraria bloccata

MILANO – Settecento lavoratori della “Città dei libri”, il più grande deposito di libri di Stradella, in provincia di Pavia, dalla notte tra il 28 febbraio e il 1 marzo stanno scioperando per far rispettare i propri diritti. Per questo motivo, le nuove uscite editoriali stanno tardando ad arrivare nelle librerie, non rispettando la data inizialmente prefissata. Messaggerie Libri si sta impegnando per risolvere la situazione.

In ritardo le uscite editoriali

La Città dei libri, come viene chiamata, è l’immenso magazzino di libri che si trova a Stradella, nelle vicinanze di Pavia. Colonne gigantesche di libri, distribuite in ottantamila metriquadrati, ricoprono la sua superficie. È qui che si sta svolgendo un importante sciopero che sta causando un ritardo nelle uscite editoriali e bloccando il processo di reso: settecento lavoratori della CEVA Logistics, l’azienda internazionale che dal 2013 ha in gestione il deposito, protestano per ottenere il rispetto dei contratti di lavoro, il riconoscimento dei livelli di inquadramento, la riconferma di duecento posti di lavoro e la trasformazione dei contratti di lavoro a tempo determinato a tempo indeterminato.
Nella Città dei libri ci sono moltissimi libri di varie case editrici italiane, molte delle quali lavorano con Messaggerie Libri, il più grande distributore di libri d’Italia. A questo proposito, il 6 marzo, Messaggerie Libri ha diffuso un comunicato con l’intenzione di impegnarsi per risolvere la situazione e i problemi legati a tale sciopero.

Del deposito di Stradella avevano già avuto notizia la scorsa estate: dodici persone erano state accusate e arrestate per sfruttamento della manodopera e fronte all’erario. Infatti all’interno del magazzino non venivano rispettati gli orari (i turni erano di dodici ore), i giorni di riposo e le ferie; inoltre la CEVA stabiliva contratti di lavoro di tempi brevissimi, che venivano rinnovati per diversi anni, implicando con il ricatto molte ore di straordinari.

Via: Il Post

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