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Perché Il nome della rosa è stato un flop televisivo

Il nome della rosa, la fiction Rai tratta dal capolavoro di Umberto Eco, ha avuto un calo di share dal 27% al 16.7% nel corso delle quattro puntate
Perché Il nome della rosa è stato un flop televisivo

MILANO – Aspettative tradite per Il nome della rosa, la fiction Rai tratta dal capolavoro di Umberto Eco. Il pubblico ha definitivamente bocciato la serie, che ha progressivamente perso ascolti lasciandosi superare da L’isola dei famosi.

I dati auditel, purtroppo, parlano chiaro. Il nome della rosa ha totalizzato 3.960.000 spettatori pari al 16.9% di share nell’ultima puntata, andata in onda lunedì 25 marzo. Un risultato sostanzialmente identico a quello di lunedì scorso (3.894.000 spettatori, 16.7% share), e decisamente inferiore alle prime due serate, rispettivamente 6.501.000 spettatori pari al 27.4% di share,  e 4.727.000 spettatori pari al 19.86% di share. Il grande competitor targato Mediaset, L’isola dei famosi, ha progressivamente riguadagnato terreno, riuscendo a posizionarsi in prima posizione negli ultimi due lunedì.

Un risultato al di sotto delle aspettative per Il nome della rosa, che di fatto ha perso quasi metà degli spettatori nel corso delle sole 4 puntate che costruivano la serie. Si parla comunque di numeri importanti, ma dopo il successo eclatante de L’amica geniale lo scorso dicembre l’asticella del pubblico si è alzata.

Del resto, era lecito aspettarsi un prodotto televisivo eccezionale. Il libro di Umberto Eco è un vero classico contemporaneo, letto e amato da milioni di italiani e capace di incuriosire anche chi non l’ha mai letto. La produzione della serie è di italiana (11 marzo e Palomar), scrittura e direzione sono di Giacomo Battiato. Il cast è internazionale, visto che la fiction è stata creata per Rai e Tele Munchen, ed è stata venduta in 132 paesi, la serie italiana più venduta al mondo dopo Gomorra. Abbiamo Rupert Everett, nei panni dell’inquisitore, e John Turturro nel ruolo del protagonista Gugliemo da Baskerville.

Quindi, che cosa è andato storto?

Troppo lenta

Molti spettatori si sono lamentati della lentezza della serie, definita priva di mordente e vivacità, soprattutto nei dialoghi. Pur essendo un giallo, la tensione alla scoperta del colpevole non è stata sufficiente a tenere gli spettatori incollati allo schermo.

Troppo difficile

Umberto Eco non è per tutti, dicono alcuni. C’è da dire, però, che Eco ha scritto Il nome della rosa proprio pensando a numerosi livelli di lettura e di significato, cosicché tutte le fasce di lettori potessero goderne appieno. La difficoltà della serie non è dunque una scusa, anche perché il mercato delle serie televisive è ricco di prodotti molto più complessi, che riescono ad essere di successo (the OA su Netflix, per dirne una).

Abbiamo standard troppo alti

Netflix, Amazon Prime Video, e dal prossimo autunno anche Apple. Ognuno di noi usufruisce quotidianamente di uno o più di questi canali, che offrono un servizio di livello altissimo da ogni punto di vista: produzione, regia, cast, fotografia, costumi, scenografia, postproduzione. Siamo abituati a prodotti di qualità eccezionale, e facciamo fatica ad accontentarci di qualcosa di meno.

Mancata comunicazione

Gianmaria Tammaro su Il Foglio attribuisce – con ragione – alla mancata comunicazione il vero nodo cruciale del flop della fiction Rai. Non è stato comunicato in maniera chiara chi avrebbe dovuto vedere Il nome della rosa: I lettori di Eco? Gli appassionati di storia medievale? Il pubblico generalista?. “Bisogna vendere, prima ancora che il prodotto sia finito e pronto per essere trasmesso, l’esperienza che vivranno i telespettatori. Vendere la storia. Vendere i personaggi e gli attori. Dare il volto a una serie, e fare in modo che vada al di là dei palinsesti televisivi: che trovi una propria dimensione anche “offline”, tra una serata e l’altra”, commenta Tammaro. Ed è vero: nel mondo di oggi siamo abituati a una connessione profonda tra i diversi mezzi di comunicazione, e non è strano per noi che un prodotto televisivo viva anche sui social, che entri a far parte della nostra vita quotidiana. Questo, purtroppo, con Il nome della rosa è mancato.

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