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Lo scrittore Sandro Veronesi…scende in campo, ”Due euro per tenere Paul Pogba alla Juventus”

Spesso si rimprovera agli scrittori italiani, o più in genereale agli intellettuali italiani, di non essere impegnati nel sociale. In queste ore si parla molto della lettera aperta che lo scrittore Sandro Veronesi, tornato in libreria negli ultimi tempi con il romanzo 'Terre Rare''...

MILANO – Spesso si rimprovera agli scrittori italiani, o più in genereale agli intellettuali italiani, di non essere impegnati nel sociale. In queste ore si parla molto della lettera aperta che lo scrittore Sandro Veronesi, tornato in libreria negli ultimi tempi con il romanzo ‘Terre Rare”, ha indizzato ai dirigenti e proprietari della Juventus, la celebre squadra di calcio, tra le più amate in Italia. Il motivo? Mettere in piedi una sottoscrizione popolare che parta dai tifosi e che permetta alla dirigenza juventina di tenere a Torino uno dei suoi giocatori più importanti, Paul Pogba, sulle cui tracce si sono messe diverse squadre importanti, con i lforte rischio, per i tifosi juventini, di vedere il loro campione lasciare Torino a fine stagione.

LA LETTERA – La proposta dello scrittore Sandro Veronesi ai tifosi della Juventus è molto semplice: ‘Due euro a testa per tenerlo”. L’intervento non rappresenta di certo una soluzione ai problemi dell’Italia e al bisogno di impegno in tal senso da parte degli intellettuali del nostro Paese, ma consideranzo l’importanza ed i lruolo sociale che uno sport come il calcio riveste nella nostra società, ci sembrava itneressante proporvelo. Di seguito, vi proponiamo in versione itnegrale la lettera che lo scrittore ha indirizzato ai dirigenti juventini.

‘Caro Presidente Agnelli, cari Marotta e Paratici, vi scrivo perché nelle ultime settimane la rassegnazione di vendere Pogba dinanzi a una mega offerta sembra aver ceduto il passo al sogno di trattenerlo. Non starò qui a ripetere le ragioni di questo cambiamento, che in tanti hanno ben spiegato e che voi stessi conoscete benissimo: mi limiterò a formulare una modesta proposta che rende a mio avviso realizzabile questo sogno. Tanto, lo sapete meglio di me, la garanzia di ripetere l’operazione-Zidane non c’è e non può esserci: nulla, malgrado la vostra abilità nell’operare sul mercato, può assicurare che con quei soldi si acquistino dei nuovi Nedved, Thuram e Buffon e non magari, dei nuovi Rush, Zavarov e Van Der Saar – mentre l’ipotesi che Pogba continui a crescere è molto più solida. Né ho ragione di dubitare delle parole con cui avete più volte ripetuto che l’unica ragione di un’eventuale cessione di Pogba sarebbe una sua esplicita richiesta in tal senso – e tutto lascia pensare che il ragazzo a Torino si trovi bene. Dunque l’unico ostacolo alla sua conferma risiede nell’entità dell’ingaggio che una società come il Real Madrid sarebbe in grado di offrirgli – inarrivabile per la vostra politica finanziaria. Qui interviene la mia proposta: chiedere una mano a noi tifosi. Non si tratterebbe, badate, di una colletta – termine improprio e vagamente mortificante -, bensì di una sottoscrizione popolare, o di un esperimento di azionariato popolare, trasparente e nel rispetto delle regole.

 

Ciascun tifoso che intenda contribuire all’integrazione dell’ingaggio di Pogba versa alla Juventus due euro all’anno: uno viene destinato al giocatore, e l’altro, già che ci siamo, a iniziative di solidarietà – non so, donazioni al Gaslini di Genova o al Mayer di Firenze – che la società si farà carico di intraprendere. Sono convinto che quei due euro si moltiplicherebbero per parecchi milioni, e il problema sarebbe risolto. Perché questa, alla fine, è la superiorità della Juventus rispetto a molte delle sue rivali: una tifoseria sterminata. Da Canicattì a Cividale del Friuli, sono certo che tutti si frugherebbero in tasca con gioia, sentendosi chiamati in causa, attivi e decisivi in un’impresa che sovvertirebbe il gelido ordine delle cose – quello per cui i pochi che sono nelle condizioni di sprecare denaro si tolgono qualsiasi sfizio, alla faccia dei tanti che rispettano le regole. In più, sarebbe un’occasione per fare del bene – per non trascurare le cose più importanti. Un’eccezione, certo, che per giocare con le parole potrebbe esser definita un’eccezione eccezionale: un’idea romantica ma anche concreta, praticabile, perché siamo in tanti. Pensateci, vi prego, e intanto vogliate accettare i miei più cari saluti’.

 

28 gennaio 2015

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