Afrodite, la tartaruga imprigionata dai rifiuti nel Mediterraneo

La tartaruga Afrodite è stata trovata intrappolata nella plastica nei pressi di Pellaro, in Calabria. Ennesima vittima dell'inquinamento dei mari
Afrodite, la tartaruga imprigionata dai rifiuti nel Mediterraneo

MILANO – È stata trovata e salvata dai volontari del Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone in Calabria l’ennesima tartaruga vittima dell’inquinamento dei mari da parte dell’uomo. È stata chiamata Afrodite, perché, a causa della plastica in cui era rimasta impigliata e che le strozzava il collo e le arti, i volontari devono amputarle le pinne anteriori e rimarrà quindi senza “braccia” come la Venere di Milo. Un’altra dimostrazione del fatto che l’inquinamento prodotto dall’uomo sta consumando e uccidendo, a una velocità impressionante, la fauna e la flora dei nostri mari.

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La tartaruga Afrodite

Afrodite è la tartaruga Caretta Caretta, la specie più comune nel Mar Mediterraneo, che, domenica 17 marzo, è stata avvistata e messa in salvo da un gruppo di volontari  del CRTM, il Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone in Calabria, nei pressi di Pellaro. La tartaruga cercava di nuotare in mare, impigliata del tutto in metri e metri di lenza di nylon che le strozzavano il collo e le arti, impedendole di muoversi in modo naturale e di respirare correttamente. Il resto del corpo invece era incastrato in un cerchione di una bicicletta. I volontari per farla sopravvivere devono amputarle le zampe anteriori, a causa della mancanza di circolazione sanguigna: questo però non le garantisce aspettative vita e perciò si farà il possibile per preservarle per lo meno i monconi o una delle due pinne in questione.
Come nel caso di Afrodite, inghiottire plastica e finire intrappolati in reti abbandonate sono le due principali cause di morte di tartarughe soccorse dal Centro CRTM.

L’inquinamento dei mari

Secondo i dati raccolti dal WWF, attualmente nei nostri oceani navigano 86 milioni di tonnellate di rifiuti. In effetti, se i rifiuti non vengono smaltiti ad opera d’arte, finiscono inevitabilmente nei mari, inquinando l’ambiente. L’oceano è la discarica della Terra: ogni minuto finisce nelle acque un camion di rifiuti di plastica. È proprio la plastica il materiale che sta uccidendo la fauna: infatti questo materiale non biodegradabile resta nella bocca degli animali, ostruendone il tratto digerente con la conseguenza di bloccare la respirazione e impedire l’introduzione di cibo.
I rifiuti in mare possono tornare sulla terra, spinti dalle correnti e dalle onde, inquinando le coste e le spiagge.
È stato calcolato che ogni anno tra le 4,8 e le 12,7 tonnellate di rifiuti plastici finiscono nei mari.
Infatti tra le plastiche, rientrano anche le microplastiche che derivano dall’abrasione di pneumatici, dal lavaggio dei tessuti sintetici, dalla disintegrazione dei rifiuti plastici. Ma si trovano anche nelle creme per il corpo, nei gel doccia, nel peeling, nello shampoo che giungono negli oceani tramite le acque reflue. Anche le reti che i pescatori perdono in mare aperto o quelle rotte che gettano dalle barche: nel Mar Baltico sono stati contati 10.000 pezzi di rete.

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VIA: Corriere

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