Sei qui: Home » Lingua Italiana » “Senza infamia e senza lode”, l’origine del modo di dire
modi di dire

“Senza infamia e senza lode”, l’origine del modo di dire

Senza infamia e senza lode è un modo di dire italiano usato per indicare qualcosa di incolore e mediocre, che, pur non palesando difetti, non presenta però neanche particolari pregi. Scopriamo l'origine di questo modo di dire

Senza infamia e senza lode è un modo di dire italiano usato per indicare qualcosa di incolore e mediocre, che, pur non palesando difetti, non presenta però neanche particolari pregi. Nonostante si tratti di una locuzione molto utilizzata e comune, probabilmente non tutti conoscono l’origine di questo modo di dire. Scopriamola insieme.

Senza infamia e senza lode, l’origine del modo di dire

Questa espressione, che è entrata nel linguaggio comune, ha una nobile genesi letteraria, derivando addirittura dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Il Sommo Poeta, nel Canto III dell’Inferno, definisce gli ignavi come «coloro / che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo». Gli ignavi sono quelli che in vita si comportarono da vili e non vollero mai schierarsi.

Per questo Dante li disprezza e, ritenendoli indegni di meritare sia le gioie del Paradiso che la dannazione dell’Inferno, li colloca nell’Antinferno e li condanna a girare nudi per l’eternità, intorno a un’insegna che gira vorticosamente, tormentati da vespe e mosconi, che rigano di sangue il loro volto. Il sangue, mescolato alle lacrime, viene succhiato da fastidiosi vermi.

Chi sono gli ignavi

Protagonisti dell’espressione “Senza infamia e senza lode” sono quindi gli ignavi, ovvero quei peccatori che durante la loro vita non hanno mai agito né nel bene né nel male, senza mai osare avere un’idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte. Tra essi sono inseriti anche gli angeli che non si schierarono nella battaglia che Lucifero perse contro Dio.

Dante li inserisce qui perché li reputa indegni di meritare sia le gioie del Paradiso, sia le pene dell’Inferno, a causa proprio del loro non essersi schierati né a favore del bene, né a favore del male. Sono costretti a girare nudi per l’eternità inseguendo una insegna, che corre velocissima e gira su se stessa, punti e feriti da vespe e mosconi. Il loro sangue, mescolato alle loro lacrime, viene succhiato da fastidiosi vermi. Gli ignavi sono quindi rimasti inerti nella vita per le loro scelte. Qui c’è la cosiddetta Legge del Contrappasso.

Perché diciamo così

Espressioni idiomatiche come “Senza infamia e senza lode” sono protagoniste all’interno del libro “Perché diciamo così” (Newton Compton), opera scritta dal fondatore di Libreriamo Saro Trovato contenente ben 300 modi di dire catalogati per argomento, origine, storia, tema con un indice alfabetico per aiutare il lettore nella variegata e numerosa spiegazione delle frasi fatte. Un lavoro di ricerca per offrire al lettore un “dizionario” per un uso più consapevole e corretto del linguaggio. Un “libro di società” perché permette di essere condiviso e di “giocare” da soli o in compagnia alla scoperta dell’origine e dell’uso corretto dei modi di dire che tutti i giorni utilizziamo. Un volume leggero che vuole sottolineare l’importanza delle espressioni idiomatiche. Molte di esse sono cadute nel dimenticatoio a causa del sempre più frequente utilizzo di espressioni straniere e anglicismi. 

 

 

© Riproduzione Riservata