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Tirare a campare

Perché si dice “Tirare a campare”, l’origine dell’espressione

In politica come nella vita di tutti i giorni, l'espressione "tirare a campare" viene molto usata. Ecco significato e aneddoti legati a questo modo di dire

Nuovo appuntamento alla scoperta delle origini storiche e gli aneddoti che si celano dietro le espressioni e i modi di dire che usiamo quotidianamente durante la vita di tutti i giorni. Oggi vi spieghiamo l’origine e il significato dell’espressione “Tirare a campare“.

La definizione

Per il dizionario Treccani, l’espressione si usa in contesti familiari, frequentemente nel centro-sud e tra i più anziani, per voler esprimere il concetto di “pensare a vivere, provvedere ai propri interessi essenziali, senza farsi troppi problemi e cercando di evitare impegni, noie e preoccupazioni”. Alcuni esempi: “da’ retta a me, tira a campare!tiriamo a campare, non ci avveleniamo l’esistenza”

Tirare a campare in politica

Sinonimo di “vivacchiare”, l’espressione è molto frequente anche in ambito politico per indicare il fatto di voler mantenere la poltrona con qualsiasi mezzo. Celebre l’affermazione datata 17 febbraio 1991 di Giulio Andreotti: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia.” L’ex Presidente del Consiglio rispose così a Ciriaco De Mita che aveva detto “è meglio andare alle elezioni anticipate”. Oggi, la stampa di settore utilizza molto questa espressione. Essa indica l’atteggiamento dell’ attuale governo quando rischia di non raggiungere la maggioranza in caso di decreti e decisioni politiche.

Perché diciamo così

Questa e altre espressioni idiomatiche sono protagoniste all’interno del libro “Perché diciamo così” (Newton Compton), opera scritta dal fondatore di Libreriamo Saro Trovato contenente ben 300 modi di dire catalogati per argomento, origine, storia, tema con un indice alfabetico per aiutare il lettore nella variegata e numerosa spiegazione delle frasi fatte. Un lavoro di ricerca per offrire al lettore un “dizionario” per un uso più consapevole e corretto del linguaggio. Un “libro di società” perché permette di essere condiviso e di “giocare” da soli o in compagnia alla scoperta dell’origine e dell’uso corretto dei modi di dire che tutti i giorni utilizziamo. Un volume leggero che vuole sottolineare l’importanza delle espressioni idiomatiche. Molte di esse sono cadute nel dimenticatoio a causa del sempre più frequente utilizzo di espressioni straniere e anglicismi. 

 

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