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Perché si dice “ok”. Che cosa vuol dire e da dove deriva

La utilizziamo quasi tutti i giorni e in diverse occasioni, ma cosa vuol dire esattamente l'espressione "ok"? E a quando risale?

Quante volte si utilizza l’espressione “Ok” per esprimere il proprio consenso. Ma cosa significa veramente e quando è nato questo modo di dire? Le ipotesi sull’origine di questa parola ormai entrata a far parte del nostro linguaggio sono diverse. 

L’ipotesi militare

Alcuni sostengono che il termine sia entrato nel linguaggio comune dopo la Seconda Guerra Mondiale. I militari americani dopo le battaglie facevano un giro di perlustrazione per contare i soldati rimasti uccisi. Alla fine scrivevano su una bandiera il numero dei morti seguito dalla lettera K, che starebbe per “killed”, ovvero “uccisi”. Quando, nessuno era morto, sventolavano la bandiera con scritto “OK”. Ossia zero uccisi.

L’ipotesi russa

La terza ipotesi fa risalire l’espressione al russo “ochen khorosho”, il grido che solevano urlare gli scaricatori del porto ucraino di Odessa agli equipaggi delle navi di tutto il mondo per indicare “molto bene”. Ovvero che tutto il carico era stato stivato o scaricato correttamente. L’uso del termine O.K., le iniziali della trascrizione fonetica, si sarebbe così diffuso “via mare” anche al mondo occidentale.

L’ipotesi politica

Ma, secondo alcuni, il termine “Ok” affonderebbe le proprie radici nelle elezioni presidenziali avvenute nel 1840. Uno dei candidati era Martin Van Buren, il presidente già in carica. Per vincere le elezioni, Martin utilizzò varie associazioni e una di queste si chiamava Old Kinderhook Club, O.K. Club. I partecipanti tra di loro usavano l’espressione O.K. per dire che tutto sarebbe andato bene se Martin avesse vinto.

Perché diciamo così

Altre espressioni idiomatiche sono protagoniste all’interno del libro “Perché diciamo così” (Newton Compton), opera scritta dal fondatore di Libreriamo Saro Trovato contenente ben 300 modi di dire catalogati per argomento, origine, storia, tema con un indice alfabetico per aiutare il lettore nella variegata e numerosa spiegazione delle frasi fatte. Un lavoro di ricerca per offrire al lettore un “dizionario” per un uso più consapevole e corretto del linguaggio. Un “libro di società” perché permette di essere condiviso e di “giocare” da soli o in compagnia alla scoperta dell’origine e dell’uso corretto dei modi di dire che tutti i giorni utilizziamo. Un volume leggero che vuole sottolineare l’importanza delle espressioni idiomatiche. Molte di esse sono cadute nel dimenticatoio a causa del sempre più frequente utilizzo di espressioni straniere e anglicismi. 

 

  

 

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