Sei qui: Home » Lingua Italiana » La lingua italiana nel mondo, prestiti ed influenze
L'italiano nel mondo

La lingua italiana nel mondo, prestiti ed influenze

Questa è la settimana della lingua italiana nel mondo. Per l'occasione, vi parliamo di come l'italiano abbia influenzato gli altri idiomi, vicini e lontani.

Dal 17 al 23 ottobre ricorre la Settimana della lingua italiana nel mondo, un evento culturale concepito dall’Accademia della Crusca che coinvolge il panorama internazionale. In questi giorni,  la direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale organizzano rassegne e conferenze e promuovono attività dedicate alla valorizzazione della lingua italiana nel mondo. 

L’organizzazione della settimana della lingua italiana nel mondo – sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana – coinvolge enti e soggetti plurimi, tra i quali: associazioni di italiani all’estero, cattedre di italianistica e romanistica delle università, comitati della Società Dante Alighieri, consolati italiani e istituti italiani di cultura all’estero.

La lingua italiana nel mondo

In occasione di questa importante ricorrenza per la nostra lingua, vogliamo raccontarvi di come l’italiano abbia influenzato le altre lingue del mondo, siano esse vicine come il francese o lo spagnolo, o meno vicine, come il turco, il russo, l’arabo e i suoi dialetti. Ma come avviene il contatto fra l’italiano e gli altri idiomi, le altre culture? Le modalità sono diverse, e variano molto di luogo in luogo. Nel caso di paesi come l’Australia, gli Stati Uniti, la Germania o l’America Latina, il legame con l’Italia è dato dai migranti che soprattutto nel secolo scorso hanno lasciato l’Italia in cerca di fortuna, esportando un ampio repertorio di lingua e cultura.

Nei paesi del Nord Africa, dove la lingua parlata dalla maggior parte degli abitanti è l’arabo declinato nei suoi vari dialetti nazionali – l’algerino, il marocchino, il tunisino, il libico ecc… -, l’italiano è penetrato in seguito alla formazione delle colonie italiane in Africa settentrionale. Da quella che oggi conosciamo come Libia, il lessico italiano si è diffuso anche nei paesi limitrofi, forte delle assonanze, in certi casi, con alcune parole della lingua araba. 

E poi ci sono le nostre eccellenze, quelle che rendono necessaria l’esportazione della lingua italiana all’estero per denominare prodotti dell’alimentazione e dell’arte, articoli e concetti che distinguono l’Italia nel mondo. Così, il lessico italiano dell’alimentazione è entrato a far parte di molte lingue, europee e non: tutti conoscono la “mozzarella”, il “Grana Padano” e il “Parmigiano”, l’universalmente nota e celeberrima “pizza”, gli “spaghetti”, la “pasta”. 

Passando all’ambito artistico, è la musica ad avere il primato del lessico più esportato dall’Italia. Anche l’inglese ha preso in prestito parole della lingua italiana per descrivere alcuni oggetti e caratteristiche del mondo musicale, dagli strumenti musicali (“cello”, “piano”, “violino”) all’opera (“opera” stesso, ma anche “soprano”) e ai tempi musicali (“tempo”, “adagio”, “allegretto” ecc.). 

Le parole italiane più conosciute nel mondo

Ma non solo. Ci sono alcune parole italiane che hanno superato i confini territoriali già da tempo, grazie ad un’inaspettata fortuna. “Ciao”, “mamma mia”, “paparazzi”, “ciao bella” e la sua variante più nota e politicizzata (soprattutto in Italia) “Bella ciao”, hanno abbondantemente varcato i confini del nostro paese e sono termini conosciuti in tutto il mondo.

In alcuni casi, queste parole sono state interamente assorbite dalle lingue d’arrivo, come è avvenuto per il “ciao” francese, divenuto “tchao”, molto usato da giovani e adulti, e direttamente derivato dal saluto italiano. E come non menzionare tutte quelle parole italiane divenute celebri attraverso il cinema? Ne segnaliamo una, la più emblematica: la “dolce vita”, e ricordiamo come il genere degli “spaghetti western” concepito da Sergio Leone abbia attraversato il mondo e i vocabolari. 

© Riproduzione Riservata