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anglicismi da sostituire

Le 10 parole inglesi che potremmo evitare usando termini italiani

Da baby sitting a dress code, ecco le parole inglesi che secondo l'Accademia della Crusca usiamo spesso ma che potremmo sostituire con il loro corrispettivo italiano

“Chissà perché dobbiamo sempre usare tutte queste parole inglesi…”. E’ la domanda che si pone il premier Mario Draghi durante il suo discorso al centro vaccinazione a Fiumicino dopo aver citato lo smart working e il contributo baby sitting tra le misure di sostegno alle famiglie con figli in didattica a distanza o in quarantena. Il suo intervento in difesa della lingua italiana contro i forestierismi è stato molto apprezzato da chi ogni giorno si batte per la difesa della nostra madrelingua.

Il commento dell’Accademia della Crusca

“Sono molto contento – commenta Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca – che il presidente Draghi, in questo momento difficile per il Paese, abbia toccato questo argomento con leggerezza e con una battuta, ma si capiva la sua posizione”. Il presidente apprezza che da Draghi sia arrivato un invito sereno a sostituire le parole inglesi e i forestierismi con termini più semplici appartenenti al vocabolario italiano. “Normalmente quando si critica l’uso eccessivo dei termini inglesi scatta l’accusa di provincialismo. Nel caso di Draghi è difficile farla scattare, dato che lui per anni ha fatto discorsi in inglese, ma quando parla in italiano si pone il problema di usare i termini appropriati nella nostra lingua”.

Le parole inglesi che potremmo dire in lingua italiana

Fondata a Firenze nel 1583, l’Accademia della Crusca è impegnata nella diffusione e nello studio della lingua italiana. Essa si batte ormai da anni, con numerosi appelli da parte dei suoi studiosi, per la difesa del nostro lessico contro forestierismi e parole inglesi. Ecco, tratto da Repubblica, alcuni delle parole inglesi che secondo Claudio Marazzini potremmo sostituire benissimo con la loro controparte italiana.

Authority

Nel nostro ordinamento abbiamo quella per la protezione dei dati personali, o quella per le garanzie nelle comunicazioni. L’equivalente italiano, “autorità”, funziona benissimo.

Performance

Ormai è entrata nei nostri statuti, e gli italiani ostinatamente la pronunciano con l’accento sbagliato, “pèrformance”. Basterebbe usare “prestazione”.

Competitor

Vanno bene sia “competitore” che “concorrente”.

Slide

Molti pensano erroneamente che sia intraducibile con “diapositiva”, credendo che si riferisca soltanto alle proiezioni fatte con un computer. Ma è una stupidaggine: se mostriamo a un madrelingua inglese una vecchia diapositiva analogica, la chiamerà “slide”.

Baby sitting

E’ una delle due espressioni citate da Draghi, possiamo tradurla semplicemente con “assistenza dei bambini”.

Sold out

E’ semplicemente “tutto esaurito”.

Standing ovation

Basta un’”ovazione”, magari anche da seduti.

Backstage

E’ il nostro “retroscena”.

Smart

Si usa tantissimo per computer, automobili, telefoni, o per la seconda classe dei treni di Italo (mentre Ferrovie, dal canto suo, definisce la prima “business”), ma significa semplicemente “furbo”, “intelligente”. Così come lo “smart working” non è altro che il “lavoro agile”.

Dress code

Storicamente nell’etichetta italiana si parla di “abito scuro” ma, ora che in certi ambienti non è più obbligatorio, si può dire “abito adeguato”. 

Fake news

E’ una notizia falsa, una panzana, una bufala.

 

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