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Deterrenza nucleare, cos’è e cosa significa

La Russia ha annunciato che schiererà sistemi di deterrenza nucleare. Scopriamo cosa significa, quali sono tali sistemi e quando nella storia si è ricorsi a tale misura

La Russia schiererà sistemi di deterrenza nucleare. Lo ha affermato il presidente russo Vladimir Putin nel corso del quarto giorno di campagna militare in Ucraina e poche ore dopo la decisione di Ue, Usa, Gran Bretagna e Canada di imporre un nuovo pacchetto di pesanti sanzioni nei confronti della Russia, in seguito agli attacchi che da giorni si tengono in Ucraina da parte dell’esercito russo. Ma cosa significa “deterrenza nucleare”? Quando è stato già usato in passato tale termine? Scopriamolo.

Deterrenza nucleare

Si legge sulla Treccani che con il termine “deterrenza nucleare” si indica una serie di misure predisposte tali per cui il nemico, in vista delle conseguenze di un suo attacco, sia dissuaso dal metterlo in opera. A livello storico,  essa si lega alla corsa agli armamenti iniziata nel secondo dopoguerra, e ne costituisce l’impalcatura concettuale e la giustificazione ideologica.

Le Forze di deterrenza nucleare si suddividono in forze strategiche difensive e offensive. Le Ffrze nucleari strategiche (Icbm, bombardieri e missili di precisione a lunga gittata) costituiscono la base delle forze strategiche offensive in cui rientrano anche le Forze missilistiche strategiche. Le forze però includono anche sistemi non nucleari o duali, fra cui bombardieri, sottomarini, unità navi, navi armate con missili da crociera. Quindi anche i missili ipersonici a uso duale, Kinzhal (balistico) e Zirkon (da crociera).

Sono alla base delle forze strategiche difensive invece i sistemi pronti al combattimento, gli strumenti delle forze di difesa aerospaziale, inclusi i sistemi di allerta per attacchi missilistici, sistemi di controllo spaziale, sistemi di difesa missilistica, anti spazio e aerea.

Dalla Guerra Fredda al trattato START

Nel 1945 gli USA avevano lanciato bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Le armi nucleari, già entrate in scena come strumento dissuasivo durante il blocco di Berlino del 1948, divennero il principale strumento della strategia della deterrenza nucleare dell’amministrazione Truman. Nel 1949 anche l’URSS sperimentò un proprio ordigno nucleare, seguita da Gran Bretagna (1952), Francia (1960) e Cina (1964). Intanto, nel 1952, il nuovo presidente degli USA Eisenhower lanciava una strategia, basata sul concetto di “rappresaglia massiccia” in caso di attacco, la cui tappa successiva fu la dottrina del MAD (mutual assured destruction, “distruzione reciproca assicurata”), che doveva appunto dissuadere dall’uso di armi atomiche con il loro stesso incremento. Si avviava dunque una escalation nella corsa agli armamenti destinata a durare vari anni, con pericolose conseguenze per la sicurezza stessa dei popoli.

Per limitare l’aumento delle potenze nucleari e degli arsenali esistenti furono dunque conclusi vari accordi per il controllo quantitativo e qualitativo degli armamenti, dal Trattato per il divieto parziale degli esperimenti atomici (1963) al Trattato di non-proliferazione (Helsinki, nov. 1969), fino agli accordi SALT I (1972) e SALT II (1974, 1979). La deterrenza nucleare sembrava dunque aver fatto posto alla distensione. Tuttavia, negli anni Ottanta, l’installazione degli “euromissili” da parte degli USA e il progetto di Scudo spaziale del presidente R. Reagan avviarono una nuova fase della deterrenza nucleare e della corsa agli armamenti. Il trattato START I (1991), firmato dal presidente sovietico M.S. Gorbačëv e dal presidente statunitense G. Bush, seguito poi dallo Start II (1993), pose fine a questa fase e alla stessa Guerra fredda, che della deterrenza nucleare era stata il quadro di riferimento generale.

Il discorso di Putin

“I leader dei Paesi principali della Nato stanno facendo dichiarazioni aggressive contro il nostro Paese, quindi ordino al ministro della Difesa e al capo di stato maggiore di mettere le forze di deterrenza in stato di regime speciale di allerta”. Così Putin nella riunione tenuta nei giorni scorsi al Cremlino con il ministro della Difesa, Sergei Shoigu e con il capo di stato maggiore, Valery Gerasimov, aveva annunciato il ricorso alla deterrenza nucleare. Lo scorso 19 febbraio, prima dell’inizio della guerra contro l’Ucraina, Putin aveva presieduto, dal Centro di controllo del Cremlino, a una esercitazione delle Forze di deterrenza strategica a cui hanno partecipato anche le Flotte del Mar Nero e del Nord.

Parole, quelle di Putin, che  hanno portato il rischio del conflitto nucleare a livelli mai raggiunti dal 1983, quando l’Unione Sovietica armò i suoi missili balistici pronta a sferrare un attacco dopo aver scambiato un’esercitazione Nato per un tentativo di attacco. Andando ancora più indietro è possibile ricordare la crisi missilistica di Cuba, sotto l’era Kruscev-Kennedy, anche se l’unica volta che le armi nucleari sono state effettivamente utilizzate contro la popolazione fu durante i bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki.

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