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Vittoria Coppola, ”La cosa fondamentale quando si scrive un libro è l’onestà nei confronti del lettore”

''Si può piacere o meno, ma è importante dare la possibilità a chi legge, di percepire autenticità''. E' questa la prima regola da seguire quando si scrive un libro secondo Vittoria Coppola, la talentuosa autrice di Taviano, in provincia di Lecce. Dopo il successo del suo primo romanzo ''Gli occhi di mia figlia'', la scrittrice salentina torna in libreria con il suo nuovo libro ''Immagina la gioia'' (Lupo Editore)...

Dopo il successo del suo primo romanzo “Gli occhi di mia figlia”, la scrittrice salentina torna in libreria con il suo nuovo libro “Immagina la gioia”

MILANO – “Si può piacere o meno, ma è importante dare la possibilità a chi legge, di percepire autenticità”. E’ questa la prima regola da seguire quando si scrive un libro secondo Vittoria Coppola, la talentuosa autrice di Taviano, in provincia di Lecce. Dopo il successo del suo primo romanzo “Gli occhi di mia figlia”, la scrittrice salentina torna in libreria con il suo nuovo libro “Immagina la gioia” (Lupo Editore).

Da cosa nasce l’idea del suo ultimo libro "Immagina la gioia"?
Il mio ultimo romanzo nasce da un’intenzione che, con il tempo, è diventata necessità: parlare di una realtà famigliare comune, in cui si sviluppa la vita, con gioie, speranze, legami, partenze e ritorni. E’ stato come aprire una finestra che si affaccia su un piccolo mondo quotidiano. Ho osservato, con discrezione. Mi sono emozionata, stupita, arrabbiata… E ho scritto. Ho scritto fino a che non ho compreso di poter chiudere quella finestra per lasciare che il lettore immaginasse da sé.

Protagonista del libro è Eva. Quanto c’è di autobiografico in questo suo personaggio?
Eva è molto vicina a me nella continua ricerca di se stessa, nell’amore per la scrittura. E’ un po’ più distante quando non si accorge che la vita è in tutti i giorni e in tutti gli angoli di casa. E "casa" non è solo un contenitore di stanze, ma è calore necessario. Eva è simile a molte donne, in fondo: cammina lungo la sua strada, amica/nemica del tempo. E’ un personaggio che amo moltissimo.

Qual è il suo approccio alla scrittura? Cosa rappresenta per lei scrivere?
La scrittura è il veicolo di me stessa. Lentamente mi apro alle pagine. Anche se fino ad ora non ho mai scritto una storia autobiografica, c’è un pizzico di me nelle sfumature di chi vive le storie che racconto. E inevitabile, penso: quando si scrive una nuova storia, ci si può "staccare" dalla realtà (neanche tanto) ma non da se stessi. E il cuore che mi porta a scrivere, sempre.

Con il suo precedente libro "Gli occhi di mia figlia" è stata eletta nel 2011 libro dell’anno dalla rubrica del TG1 Billy il vizio di leggere. Cosa ha significato per lei essere stata scelta come libro più bello dell’anno?
Vincere il concorso-sondaggio del Tg1, mesi fa, è stata una sorpresa! Accorgermi che tante persone hanno voluto – simbolicamente – mettere Gli occhi di mia figlia sullo scaffale, in libreria, è stato emozionante. Non c’è una parola più adatta. Quel che è certo, è che ho intrapreso una strada difficile, e che sono all’inizio. La cosa fondamentale, quando si scrive un libro, è l’onestà nei confronti del lettore. Si può piacere o meno, ma è importante dare la possibilità a chi legge, di percepire autenticità.

 

Quali sono pregi e difetti di pubblicare libri con una realtà editoriale più piccola rispetto ai grandi colossi italiani?
Ho pubblicato Immagina la gioia con Lupo Editore, così come è accaduto con Gli occhi di mia figlia. Ne sono felice, perché ho attorno molto calore e entusiasmo. Ad oggi non conosco a fondo altre realtà editoriali, ma ho molto rispetto per gli Editori, in generale, perché credo che il mondo dell’editoria sia vasto e complesso e non è facile sostenere quotidianamente un libro: in fondo, è un po’ come sostenere un sogno: meraviglioso… ma anche estremamente difficile!

Si avvicina il Natale. Perché consiglierebbe agli italiani di acquistare o regalare un libro quest’anno?
Acquistare un libro, e dunque leggerlo, significa concedersi l’opportunità di conoscere mille e più mondi. Se lo si regala, poi, diviene un altissimo gesto d’amore. Non è esagerato, e questo l’ho capito col tempo e leggendo sempre di più. Cosa c’è di più dolce che donare ad un’altra persona la possibilità di conoscere e di riconoscersi in una storia? Perciò, dico: a Natale – e non solo – regalate e regalatevi un libro!

 

11 dicembre 2012

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