Susanna Tamaro

Susanna Tamaro, “Per l’Asperger mi ritiro dalla vita pubblica. Scelgo la scrittura”

Susanna Tamaro in occasione del suo 62° compleanno dichiara di volersi ritirare a vita privata: l'Asperger le toglie troppe energie
Susanna Tamaro, "Per l'Asperger mi ritiro dalla vita pubblica. Scelgo la scrittura"

Amata dal pubblico, apprezzatissima come scrittrice e come sceneggiatrice, Susanna Tamaro il giorno del 62° compleanno annuncia di volersi ritirare a vita privata, rinunciando ai suoi impegni pubblici. La scrittrice triestina è infatti affetta dalla sindrome di Asperger, che le sta togliendo forze ed energia. Susanna Tamaro ha dovuto scegliere ed ha scelto di dedicarsi alla scrittura, non rinunciando alla sua passione più grande. 

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La sindrome di Asperger

Susanna Tamaro ha dichiarato la sua malattia nel romanzo “Il tuo sguardo illumina il mondo“, il libro, edito Solferino nel 2018, è dedicata all’amico poeta Pierluigi Cappello, scomparso nel 2017. La scrittrice decise di tenere fede alla promessa stretta con l’amico, ossia di scrivere insieme un libro. In questo libro la storia della loro amicizia si intreccia con la storia delle loro malattie, ossia quella che costringeva il poeta sulla sedia a rotelle e la sindrome di Asperger.

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In un’intervista del Corriere del 17 settembre 2018, la scrittrice descrive cosa significa avere la sindrome di Asperger. Fin da bambina è stata sempre una bambina molto timida, strana, che non guardava mai le persone negli occhi:

Le cose che facevano gioire gli altri bambini mi lasciavano indifferente. Avvenimenti di cui gli altri bambini neppure si accorgevano mi provocavano strazi interiori. I miei capricci erano capricci metafisici, privi di oggetto. Mi buttavo a peso morto per la strada e mia madre era costretta a trascinarmi per un braccio.” 

A queste crisi seguivano lunghi periodi di quiete, tempo necessario per rimettere ordine in se stesso e riappropriarsi di una certa stabilità. 

“Tutta la vita ho lottato contro la complessità dei miei disturbi, contro gli enormi ostacoli che disseminavano — e continuano a disseminare — nei miei giorni. Per decenni mi sono colpevolizzata per non riuscire a essere come gli altri, per non essere in grado di affrontare cose che le altre persone consideravano normali.”

 

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