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Sulla Stampa, come cambia la lettura con il digitale secondo Andrew Piper

Il giornalista Marco Belpoliti analizza le tesi sul libro elettronico formulate da Andrew Piper...

Marco Belpoliti analizza attraverso il saggio “Il libro era lì” del giovane studioso di letteratura, come si sono modificate le modalità della conoscenza per opera delle nuove tecnologie

LA CRITICA QUOTIDIANA – Il giornalista Marco Belpoliti analizza le tesi sul libro elettronico formulate da Andrew Piper, giovane studioso di letteratura tedesca alla McGill University in Canada, tesi contenute nel saggio “Il libro era lì” che ha come sottotitolo piuttosto esplicativo: “La lettura nell’era digitale”.

IL MEDIUM È IL MESSAGGIO – Partendo dal concetto di Marshall McLuhan che «il medium è il messaggio», Belpoliti si addentra subito nell’attualissima questione secondo la quale “le parole sono diverse a seconda del medium su cui le leggi”, cercando di non prendere posizioni a discapito di uno o dell’altro mezzo ma prendendo consapevolezza di un nuovo modo di percepire le forme del sapere.

LE TESI – Sono in particolare quattro le tesi di Piper sul libro elettronico e Belpoliti le elenca e motiva in maniera puntuale: 1) il libro elettronico, a differenza del libro tradizionale, tiene le cose fuori di sé; 2)la lettura digitale è sempre centrifuga; 3) il testo che si espande è diventato il nuovo standard; 4) la pagina digitale non è una finestra ma una porta. Sul primo punto, a differenza dei libri che possiamo prendere e stropicciarne le pagine o farne le “orecchie”, “i testi digitali non si possono «sentire»”. Punto secondo: oggi tutto è diventato vicino, sappiamo cosa succede in tempo reale di ciò che avviene all’altro capo del mondo, il digitale centrifuga tutto, “oggi l’esterno è definitivamente dentro. Dentro il nostro computer”. Terzo punto: “i testi si estendono a dismisura, non c’è più neppure il libro a contenerli: sono ipertesti”. Quarto punto: “il tablet è solo un portone, un portale di passaggio”.

INTEGRAZIONE TRA CARTA E DIGITALE – Se c’è un aspetto che potrebbe risultare negativo, secondo quanto dice Piper: «più tempo passiamo a leggere su uno schermo, meno tempo passiamo a leggere ogni singola porzione del testo», in questo senso “lo schermo induce a cogliere l’insieme, non le singole parti che lo compongono”, dice Belpoliti. Tuttavia tende a sottolineare che il giovane autore de “Il libro era lì” non è né un apocalittico né un integrato e, su questa scia, cita Eco che c’ha insegnato che “non è più tempo di aut aut, ma di et et”. Piper vuole capire cosa è un testo elettronico.

DOVE-SIAMO? – In ultima analisi Belpoliti riporta l’aspetto più affascinante dell’analisi di Piper, la questione sul: «dove-siamo?». “Quando navighiamo on line, non c’è nessuna relazione fisica tra ciò che abbiamo visto e il luogo in cui l’abbiamo visto. Per questo non è facile ricordare le parole che si leggono sul visore del libro digitale: non abbiamo più uno spazio fisico o mentale in cui collocare le idee che incontriamo nel nostro girovagare”. Il sapere non ha più una forma più o meno riconducibile a un libro. Belpoliti, alla luce delle tesi di Piper, conclude dicendo che “l’albero, non quello da cui viene la carta, ma inteso come forma del sapere, è una reliquia del pensiero. Siamo entrati nell’epoca del «campo»”. Nell’era del digitale i testi si estendono così come il sapere e tocca a noi delimitarlo secondo un percorso corretto di lettura.

26 novembre 2013

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