Simonetta Agnello Hornby, ”Nel mio libro affronto la difficoltà di affermare la propria identità”

Gli oleandri circondano tutte le case siciliane, quasi fossero una protezione contro l'esterno, contro l'invasore di cui gli isolani hanno da sempre paura. Ed è all'ombra di questa pianta velenosa, in una villa a Pedrara, sui Monti Iblei, che si svolge il nuovo romanzo di Simonetta Agnello Hornby. Al termine dell'articolo è possibile leggere un estratto del libro in anteprima...

L’autrice ha incontrato un gruppo di giornalisti, blogger e librai per parlare del suo nuovo libro e della sua attività di scrittrice e avvocato

MILANO – Gli oleandri circondano tutte le case siciliane, quasi fossero una protezione contro l’esterno, contro l’invasore di cui gli isolani hanno da sempre paura. Ed è all’ombra di questa pianta velenosa, in una villa a Pedrara, sui Monti Iblei, che si svolge il nuovo romanzo di Simonetta Agnello Hornby. L’autrice ha incontrato ieri un gruppo di giornalisti, blogger e librai in un pranzo informale per parlare del suo nuovo libro, “Il veleno dell’oleandro”, che presenterà questa sera alle 18.30 alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano.

UN LIBRO CHE RICHIAMA “LA MENNULARA” – Alla morte della zia Anna, i Carpinteri si raccolgono al suo capezzale e iniziano a indagare sui segreti passati della loro famiglia, custoditi dalle bocce serrate della zia. La vicenda si snoda attraverso il racconto in prima persona della nipote prediletta di Anna, Mara, che si alterna a quello di Bebe, uomo ambiguo ed effemminato, vero custode della proprietà della zia, a lei stretto da un legame di cui non si comprende la natura. Si tratta di un libro che, dal punto di vista della scrittura, l’autrice accosta a “La Mennulara”: “Anche qui volevo una storia breve – per scriverlo ho impiegato cinque giorni, per ‘La Mennulara’ me ne ci erano voluti sette. In entrambi i casi ho descritto poco, e anche tra i personaggi ci sono delle consonanze.”


LA DIFFICOLTÀ DI TROVARE LA VOCE DEI PERSONAGGI
– Si intrecciano qui una serie di voci: il racconto di Mara, la nipote prediletta di Anna, si incrocia a quello di Bede, entrambi svolti in prima persona. E al loro punto di vista si aggiunge naturalmente uno sguardo terzo, quello del narratore esterno. “È stato difficile dar voce a Bede”, spiega l’autrice a questo proposito, “ma per raccontare un personaggio così complesso, bisessuale, con tutti questi amori alle spalle, era indispensabile far parlare lui in prima persona. Spero di essere riuscita a trasmettere il messaggio che mi ero proposta di dare. Io faccio parte del consiglio di amministrazione di un’associazione benefica, che opera a favore dei figli di sieropositivi: la maggior parte di questi bambini avevano un padre bisessuale, e l’associazione stessa è stata fondata venticinque anni fa da due donne che avevano perso il compagno bisessuale. È veramente grande l’ingiustizia della società nei confronti di questi individui, che vedono negata la loro identità. Ho parlato con diversi amici omosessuali, e tutti mi dicono che i bisessuali non esistono, che sono omosessuali nascosti. Ma tutti i bisessuali con cui mi sono confrontata hanno dichiarato di essere così da quando ricordano. Queste persone sono veramente isolate.”


IL VELENO DELL’OLEANDRO
– L’autrice si sofferma anche sull’immagine che dà il titolo al libro, “Il veleno dell’oleandro”. “Della gente del Sud mi raccontava l’altroieri che un plotone di francesi fu ucciso dai popoli locali che dettero loro da mangiare l’oleandro.  È una pianta velenosissima. L’assurdità è che sia presente in tutti i giardini di tutte le case siciliane, attaccato all’abitazione, a portata di mano per i bambini. E questo perché è talmente velenoso da uccidere gli scarafaggi. Ma cento scarafaggi potranno mai valere un bambino? Insomma, non si sa proprio perché ci ostiniamo a tenere questa pianta”, racconta la scrittrice. Forse ha a che fare con quella chiusura al mondo esterno che è tipica degli isolani, quasi fosse un’arma di difesa dall’“aggressore”, altro aspetto su cui l’autrice si sofferma. “Gli isolani hanno sempre timore dell’invasore: sono circondati dal mare, e il mare fa paura. È un tratto, questo, che i siciliani condividono con gli inglesi. Per scrivere questo libro ho dovuto fare delle ricerche su Pantalica” – località archeologica Iblea – “e ho scoperto che qui abitavano gli unici che si potessero definire i ‘veri siculi’. Qui infatti si sono sempre rifugiati gli abitanti per sfuggire agli aggressori, a partire dai greci. Questo timore, questo ‘senso dello straniero’ è profondamente radicato nell’isolano: per i siciliani anche Garibaldi fu un invasore.”  

LA DIVERSITÀ DEGLI ISOLANI – “Certo, io sono italiana, ma sono anche siciliana”, dichiara Simonetta Agnello Hornby. “E noi siciliani siamo diversi, è innegabile. Gli isolani, a differenza di chi abita il continente, conoscono i loro confini. Spesso poi l’isolano crede di essere migliore, ed è anche questo un modo per proteggersi. Noi in particolare, e anche gli inglesi, abbiamo questa caratteristica. Ci sentiamo per certi versi migliori, per altri peggiori: in ogni caso, c’è un superlativo di mezzo. Quando per esempio i londinesi dicono ‘A Londra c’è il clima peggiore di tutta l’Inghilterra’, se li si contraddice si offendono. C’è come il gusto di detenere un primato. L’isolano è anche gretto sotto molti aspetti, perché non ha confronto. Questo è un aspetto negativo, perché impedisce di migliorarsi.”

IL PROSSIMO LIBRO – Simonetta Agnello Hornby parla anche della sua attività d’avvocato: “Io credo più nella giustizia che nella letteratura: preferisco essere giusta piuttosto che letta”, afferma. Poi affronta l’argomento della violenza domestica, spesso compiuta sui minori. “Vengo da una riunione con Marina Calloni”, professoressa si filosofia sociale e politica all’Università di Milano-Bicocca, “con cui sto scrivendo un libro su questo tema. Lei sta avviando alla Bicocca la filiale italiana dell’associazione inglese Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence”, cui andranno i proventi delle vendite. “All’inizio non volevo farlo questo libro – per me non era il momento – poi però, dopo aver letto una serie di documentazioni, mi sono convinta. È importante parlare di queste cose, ricordarle: io ho avuto tante piccole e piccoli clienti vittime di abusi. Sono ferite che ci si porta dietro per tutta la vita, impossibili da superare.”

 

26 febbraio 2013

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