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Gatti famosi

Scrittori che amano i gatti, da Baudelaire a Bukowski

Anche i gatti sono tra i compagni preferiti degli scrittori più famosi. Ecco una carrellata di storie interessanti sugli autori e i loro fedeli amici

La seconda passione degli scrittori? Vi sorprenderà sapere che un gran numero di scrittori erano amanti e si prendevano cura di gatti. Altro che donne e vita dissoluta; in occasione della Giornata Nazionale del Gatto, di seguito vi proporremo una schiera di scrittori che amava i loro felini a quattro zampe. Molte opere sono nate proprio per merito di questi mici che sono diventati, in un certo senso, quasi i mezzi per raccontare sentimenti ed emozioni. Passione allora non solo per la gente comune, ma anche per gli scrittori. 

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Fedeli amici

Quando i suoi studenti chiesero a Leonard Huxley quale fosse il segreto del suo successo, lui rispose: “Se volete scrivere, tenete vicino un gatto”. Ernest Hemingway era un vero “gattaro”. A quanto pare, non si faceva troppi problemi a vivere con colonie di gatti; il più famoso in suo possesso si chiamava Snowball.

Altro scrittore che amava dedicarsi i felini è stato Pablo Neruda che ha addirittura dedicato al suo gatto un’ode. Ma, possiamo dire con certezza che non fu il primo: Charles Baudelaire, William Wordsworth, ma anche Torquato Tasso e Francesco Petrarca, dedicarono opere ai loro gatti.

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Da Bukowski a Kerouac

Anche Charles Bukowski aveva un gatto che chiamò Factotum – come  il titolo di una delle sue raccolte. Lo scrittore, inoltre, lodava un bel po’ i gatti e, in particolar modo, il loro dolce far niente, dedicandogli anche una poesia: “My Cats”. Tike, invece, è il nome dell’amico a 4 zampe di un altro celebre scrittore americano: Jack Kerouac. Questo gatto viene anche descritto in uno dei suoi romanzi, “Big Sur”. Nonostante il suo animo ribelle, anche lui amava questi felini.

“I gatti sono esseri che vivono e respirano, ed è una cosa triste quando si stabilisce un contatto con qualsiasi altro essere: perché vedi le limitazioni, il dolore e la paura, la morte finale. Il contatto significa questo. E di questo mi accorgo quando tocco un gatto e mi ritrovo con le lacrime che mi scorrono sul viso” sono parole di William Burroughs, il genio sregolato di “Una scimmia sulla schiena”

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