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Il libro

“Scorciatoie e raccontini”, i germi dell’ispirazione di Umberto Saba

In occasione dell'anniversario della scomparsa di Umberto Saba, oggi vi parliamo di "Scorciatoie e raccontini", un libriccino che racchiude i germi dell'ispirazione del poeta triestino.

Umberto Saba ci lasciava il 25 agosto del 1957. La sua produzione poetica ha segnato uno spartiacque nella storia della poesia italiana.

Delicato cantore della quotidianità e delle piccole cose, Saba ci ha lasciato, nel suo “Canzoniere“, versi di inaudita umanità, versi emozionanti nella loro semplicità, quasi spiazzanti. Memorabile il componimento dedicato all’amata città natale, “Trieste”, descritta come “un ragazzaccio aspro e vorace,/con gli occhi azzurri e mani troppo grandi/per regalare un fiore”, o la dolce poesia “A mia moglie”, pervasa di tenerezza, in cui il poeta descrive l’amata Lina assimilandola alle femmine di alcune specie animali. 

In occasione dell’anniversario della scomparsa di Umberto Saba, il libro che vi consigliamo oggi è il suo “Scorciatoie e raccontini“, un piccolo volume che raccoglie narrazioni brevi, a volte brevissime, che sembrano quasi aforismi, e vanno al cuore dell’ispirazione dell’autore. 

“Scorciatoie e raccontini” di Umberto Saba

Ecco cosa si legge nella sinossi di “Scorciatoie e raccontini”:

“Brevi componimenti in prosa, di taglio scorciato ed incisivo, che hanno l’accento della poesia e il rigore dell’aforisma. È quasi un genere nuovo, certo tutto suo, che egli chiama “Scorciatoie”, perché, in modi rapidi ed ellittici arrivano a conclusioni lontane e spesso sorprendenti”.

Con questa felice sintesi Piccone Stella, editore della “Nuova Europa”, presentava ai lettori gli scritti di Saba pubblicati dalla rivista tra il marzo e il luglio del ’45. La politica, la letteratura, l’arte le amicizie e gli incontri colti in un momento drammatico e spensierato, “sotto l’impressione, estremamente piacevole, della dissoluzione di un incubo”.

In effetti, “Scorciatoie e raccontini” ricorda, in molti punti, una raccolta aforistica alla maniera di Nietzsche, autore molto amato da Umberto Saba. Gli accenni ai maestri che hanno segnato la carriera dell’autore triestino e i germi dell’ispirazione poetica sono facilmente ravvisabili in tutto il volumetto, di cui riportiamo qualche stralcio di seguito. 

84. 

LA PAZZIA – mi spiegava un tempo il dott. Weiss – ha il meccanismo e la funzione compensatrice del sogno. È di UN SOGNO DAL QUALE NON CI SI SVEGLIA. Un’ebrea romana aveva tre figli. Uno si tolse la vita, un altro fu portato via dai tedeschi, il terzo si ammalò di tubercolosi. Pochi giorni prima che quest’ultimo morisse, incominciò a dire che, se i suoi figli non venivano più a trovarla, era perché non ne avevano la possibilità.

Erano diventati tutti aiutanti di campo del re. E il re era così affezionato a loro che non poteva vivere un minuto senza averli vicini. Il delirio significava molte cose; anche che lei – vecchia e poverissima – aveva sposato il re (il padre buono della sua infanzia, il principe azzurro della sua adolescenza); il quale – grato del dono – aveva promossi i loro figli a suoi aiutanti. 

Era un romanzetto rosa; il rovescio esatto dell’atroce realtà. I tedeschi, trovando che quella sventurata era una pericolosa nemica del (nuovo) popolo eletto , e un’apprezzabile preda, pagarono alla spia la somma che usavano pagare in questi casi (dicono fossero cinquemila) e portarono via anche lei. Poveri, poveri uomini!

71.

PRIMAVERA SICILIANA – Bianca – la mia bella ospite – è nata a Messina. È tutta luce. Non ha ombre dove possa rifugiarsi la mia stanchezza.

14.

SCORCIATOIE – Occuparsi di pensieri che non possono essere capiti che in futuro, è come occuparsi di antiquaria; una fuga dal presente, una rimozione della realtà dolorosa. Ho paura che sia il mio caso; il caso – voglio dire – di SCORCIATOIE.

Chi era Umberto Saba

Umberto Saba è lo pseudonimo di Umberto Poli, nato nel 1883 a Trieste. Di origini ebraiche per parte di madre, il piccolo Umberto viene accudito nei primi anni di vita da Peppa, una balia slovena cattolica a cui lui resterà per sempre legato. Quando la madre lo riprende con sé e lo allontana da Peppa, Umberto subisce un trauma che in seguito racconterà nelle sue poesie. 

Dopo aver trascorso alcuni anni a Padova da parenti, il giovane ritorna a Trieste e vive con la madre e le zie, in totale assenza di una figura maschile, poiché il padre aveva abbandonato la famiglia prima della nascita dello stesso Umberto. Il periodo dell’adolescenza è segnato dalla malinconia e dallo studio dei classici della letteratura. Nel 1903 si trasferisce a Pisa per frequentare alcuni corsi dell’università; inizia con le lezioni di letteratura italiana, ma ben presto li lascia per seguire quelli di archeologia, tedesco e latino.

In questo periodo, viene colto per la prima volta da un attacco di nevrastenia. Vive a Firenze, si trasferisce a Salerno per il servizio militare e infine, nel 1908, torna a Trieste, dove sposa con rito ebraico Carolina Wölfler, l’amata Lina celebrata nei suoi versi. L’anno seguente nasce Linuccia. Nel 1911 pubblica sotto pseudonimo la sua prima raccolta. Comincia per lui la carriera di poeta. Vincitore di numerosi premi, Saba non abbandonerà mai la passione per la scrittura, neanche dopo aver assistito agli orrori del XX secolo. 

Nel Dopoguerra, si avvicina a Carlo Levi ed Eugenio Montale, amici a cui resterà legato fino alla morte, avvenuta nel 1957 a Gorizia, nella clinica in cui si era fatto ricoverare sperando di mitigare gli attacchi nervosi da cui era affetto.

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