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San Lorenzo e l’aquilone. I desideri di una micia e di un cane. Dedicato a Giovanni Pascoli

Nel giorno del 10 agosto, in attesa della magica notte da trascorrere con il naso all'insù alla ricerca delle stelle, Elena Gaiardoni ci fa dono di un racconto sulla notte di San Lorenzo e sui desideri dei nostri amici animali...
Nella mondana, minuscola, località di mare romagnola, Diana e Luigi erano gli unici dog e cat sitter. Lui dog, cat lei, per dimostrare quell’antico teorema che il maschio caniggia, mentre la donna gatteggia.
La sera del 10 agosto i due si diedero appuntamento sulla spiaggia. 
Chi ama gli animali ha un fiuto romantico e preciso. 
Luigi aveva cinque cani e Diana sei gatti, oltre a un pappagallo e due aquiloni, perché di Giovanni Pascoli voleva avere il brillio cadente e le ali del Fanciullino. 
“Se esprimessimo lo stesso desiderio?” chiese Diana, e furono d’accordo. 
La sera pulita ondeggiava lieta come l’acqua del mare e si vestiva, come la pelle dell’acqua, di una luce che irridisceva dall’indaco al giallo. Le stelle s’incastonavano ferme nella preziosità di gemme. 
Diana e Luigi erano tanto silenti e compresi a scrutare il cielo, che persino gatti e cani si erano immedesimati nella disposizione dei due ragazzi, e accucciati in fila, i cani alla sinistra dell’uomo, il gatti alla destra della donna, guardavano anch’essi l’orizzonte. 
“Non ne cadrà neppure una” disse Luigi e il carlino della signora francese, con un un neo mediterraneo al lato del naso e i lunghi capelli neri, abbaiò. 
“Non essere pessimista, San Lorenzo brucia d’amore, non ci potrà tradire” rispose Diana che per convincere i mici a stare fermi li aveva seduti ciascuno su un libro, perché i libri sono il guinzaglio dei gatti. 
I cani respiravano più lentamente, i gatti sui libri facevano scodinzolare solo le orecchie un po’ avanti e un po’ indietro, con religiosa educazione. 
“Eccola, eccola!” gridò Diana e prima d’avvertire lo “splash” tra le onde della lucciola celeste e cadente, come una prugna matura, i ragazzi espressero il desiderio: “Vorremmo poter ascoltare i desideri degli animali” . 
E subito il concerto ebbe inizio. 
“Tenera bimba che sulla spiaggia ti senti chiedere tutti i giorni che cosa farai da grande, da notti e notti per te raccolgo i sogni liberi e vaganti nelle corolle dei fiori, sulle foglie di bambù, tra gli aghi dei pini, affinché ti avvolgano in un bozzolo tanto fitto, che ti possa far diventare la prima donna farfalla, abbandonata solo di metamorfosi in metamorfosi al destino di una Dea, senza le rigide dighe di una falsa volontà. Tu diventerai come me, gatta della pianta della Vita nel giardino dell’Eden:  il racconto di un animale diretto unicamente dall’armonia celeste. Non penserai mai a cosa farai da grande, non cadrai nel tranello di punti di domanda che spezzano la narrazione della vita, perchè la gita vera non è domanda e risposta ma soltanto racconto, andrai da sola di sponda di sponda nel fiume multiforme della crescita, così come cresce l’albero a cui molte volte m’aggrappo. Metterai radici, scorze, rami e foglie come vorrà solo la natura divina, non come pretende la legge dell’uomo. Io sarò il libro su cui appoggerai il tuo volto ogni sera e ti infonderò l’arte di narrare la vita solo con l’esistere in un presente che non si coglie, ma si fa spuntare da una gemmazione in estasi d’amore”. Questo era il desiderio della micetta nera con gli occhi verdi.
“Realizzare quell’amore? Certo, lo farai, uomo dal desiderio mai appagato, ma voglio che tu sappia come ti amo io. Ti amo entrando in quello strano fantasma che tu chiami odore e senso. Non è un senso, è uno strato del tuo corpo più sottile e alto della tua testa. Il primo colore dell’arcobaleno che ti circonda e che ti farà vivere dopo la morte. Sì, per questo realizzerai questo ultimo amore della tua vita, per iniziare ad andare oltre la vita umana, non perché credi in Dio, tu non vuoi, ma perché credi in me, che ho vita piuù della tua vita, perché so che l’odore è un fantasma. Ti accompagnerò in questo amore e poi accudirò lei, la tua donna, come accudisco una cuccia, perché lei sarà la cuccia in cui per la prima volta non dormirai più da solo, ma insieme ad un altro cuore. E’ questo il racconto dell’amore: far riposare all’unisono, cuore su cuore, come libro su libro, sapendo che tutti i libri sono solo un Nome ripetuto all’infinito. E che l’odore che io sento non invecchia mai. Tu sarai il Fanciullino di lei e lei terrà in volo il tuo aquilone, che un giorno, anni e anni fa, per rabbia hai lasciato volare verso il cielo in cui non credi. Tornerai a credere nell’Aquilone, anche se tua madre quando ti pettinava ti faceva male. Questa donna, invece, pettinerà i tuoi canuti capelli con dolcezza orientale e un oriente tu, uomo, tornerai ad avere come una perla dentro l’ostrica” . Questo pensava il boxer quasi barbuto, che apparteneva a un single incallito e incanutito. 
E Diana e Luigi cominciarono così la prima sera delle lunghe delizie di San Lorenzo, che splende per più di una notte, ascoltando desideri evoluti. 

Elena Gaiardoni

10 agosto 2013
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