Sei qui: Home » Libri » Salone del Libro di Torino, Franceschini: “è il Salone dell’intero Paese”
l'inaugurazione

Salone del Libro di Torino, Franceschini: “è il Salone dell’intero Paese”

Il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, durante l’inaugurazione del Salone Internazionale del Libro di Torino ha ribadito gli obiettivi del suo mandato: "Rendere permanente il fondo da 30 milioni di euro per gli acquisti delle biblioteche, approvare la legge per il libro entro la legislatura"

“Rispetto alle vicende degli anni passati, quello che apre oggi non è il Salone del Libro di Torino, ma il Salone del Libro dell’intero Paese. Questo Salone è un segnale di ripartenza, le persone arrivano a visitarlo dimostrando così che in condizioni di sicurezza si può tornare a vivere e a fare cultura”. Così il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha aperto il suo discorso in occasione dell’inaugurazione del Salone Internazionale del Libro di Torino.

Salone del Libro di Torino, le parole di Franceschini

“È il Salone che il Paese da anni dedica al libro e alla lettura, una istituzione che si è conquistata passo dopo passo il ruolo e la credibilità di cui gode oggi. Chi fa il Ministro come me da qualche anno – ha aggiunto Franceschini – più che fare annunci è giusto che renda conto in qualche modo delle cose fatte. Abbiamo impiegato molte risorse per aiutare il mondo del libro nei suoi vari aspetti, così come gli altri settori della cultura, per superare la fase drammatica dell’emergenza della pandemia. Vorrei citare due misure in particolare che hanno una importanza specifica e meritano di diventare permanenti. La prima ha previsto trenta milioni di euro, poi rifinanziati con ulteriori trenta milioni di euro, per consentire alle biblioteche di fare acquisti, purché si rifornissero di libri da librerie del territorio. Ciò ha consentito di colmare i buchi di acquisizioni del passato e di sostenere l’intera filiera”.

Il sostegno all’editoria

“Sto lavorando perché questa norma diventi permanente nel bilancio dello Stato. La seconda ha un valore che non è stato solo simbolico. È una misura che si affianca a quella presa qualche anno fa quando i musei sono stati dichiarati servizi pubblici essenziali, come gli ospedali e le scuole. Su questa linea, dopo una discussione piuttosto accesa, sì è deciso che nelle zone rosse, insieme ai supermercati e alle farmacie, rimanessero aperte le librerie. È stato un segnale importante per il riconoscimento del ruolo delle librerie, autentici presìdi culturali che vendono cibo per l’anima. Per una volta l’Italia è stata vista in Europa come un punto di riferimento e non di arretratezza: dobbiamo difendere con forza queste cose che abbiamo costruito insieme. Nel post pandemia bisogna continuare con il sostegno al settore dell’editoria libraria e arrivare a approvare la legge sul libro entro il termine di questa legislatura. L’obiettivo è avere una legge che sostenga il settore del libro e dell’editoria analoga a quella per il cinema. Se si è ritenuto che un film sia un prodotto culturale talmente importante da aiutare l’intera filiera, allora anche un libro merita lo stesso trattamento”.

“Oggi pomeriggio – ha concluso il Ministro – presenterò un libro del principe dei librai, Romano Montroni. In quel libro c’è una frase molto bella: bisogna metterci il cuore. Ciò che caratterizza questo comparto è che chi lo sceglie lo fa per vocazione. Del resto il Piccolo Principe lo aveva detto: non si vede che con il cuore perché l’essenziale è invisibile agli occhi. Mettendoci il cuore, al settore del libro e dell’editoria in Italia non può che aspettare un entusiasmante futuro”.

© Riproduzione Riservata