Rogo al Liceo Socrate, Gramellini e Ammaniti riflettono su un fallimento del sistema educativo

LA CRITICA QUOTIDIANA – La notizia che a provocare l'incendio al Liceo Socrate di Roma, che ha causato danni per 200 mila euro, sono stati quattro studenti per vendicarsi della bocciatura induce ancora una volta a riflettere sull'educazione dei ragazzi. Commentano l'accaduto sia Massimo Gramellini nel suo ''Buongiorno'' su La Stampa, sia Niccolò Ammaniti...
Su La Stampa Gramellini imputa il folle atto dei quattro ragazzi bocciati a una mancanza di carattere, Ammaniti, intervistato su Il Messaggero, parla di frustrazione per un futuro negato dalla martellante campagna di questo periodo sulla mancanza di lavoro. Il rimedio? Trovare la forza nel proprio talento

LA CRITICA QUOTIDIANA – La notizia che a provocare l’incendio al Liceo Socrate di Roma, che ha causato danni per 200 mila euro, sono stati quattro studenti per vendicarsi della bocciatura induce ancora una volta a riflettere sull’educazione dei ragazzi. Commentano l’accaduto sia Massimo Gramellini nel suo “Buongiorno” su La Stampa, sia Niccolò Ammaniti, intervistato da Cristiana Mangani su Il Messaggero, e danno la loro visione delle ragioni che portano a episodi come questo.

GRAMELLINI, “È UN VUOTO DI CARATTERE” – Gramellini muove da un esame di coscienza: è stato facile “per noi tromboni e trombette che nel commentare l’attualità siamo indotti a spremere dai fatti un valore universale e a spiegare la violenza con motivazioni ideologiche” imputare la responsabilità a un presunto omofobo.  Il Liceo Socrate infatti è famoso per essere ambiente in cui omosessuali e ragazzi che appartengono a minoranze prese di mira in altre scuole si sentono al sicuro. Già in passato i suoi muri erano stati imbrattati con slogan omofobi opera di intolleranti, per cui è venuto automatico iscrivere anche questo incidente nel medesimo quadro. Ma la verità, una volta venuta a galla, ha messo in luce una realtà diversa. Guerre e rivoluzioni probabilmente, riflette Gramellini, non nascono dai grandi ideali propagandati a posteriori dai vincitori, ma da impulsi primordiali come la fame, il senso di vendetta, l’invidia. Proprio come l’incendio al Socrate non è stato appiccato per ragioni ideologiche, ma per l’incapacità dei quattro ragazzi di accettare una sconfitta. “Un vuoto di carattere che provoca meno indignazione, forse perché […] è molto più diffuso”.

L’ANALISI “SOCIOLOGICA” DI AMMANITI – Ammaniti non rinuncia invece a dare un’analisi sociologica più ampia dell’episodio. Lo scrittore, che nei suoi libri spesso affronta il tema del disagio giovanile, sottolinea come da un lato certe atti siano sempre accaduti e siano legati a certe fasi della vita. “È un modo per sfidare l’autorità, sfidare il limite della vita, è la sensazione di rivalsa. E poi c’è il gruppo: c’è uno che decide e gli altri, in qualche modo, vengono costretti”. Da un altro lato, viviamo un momento particolare di profonda frustrazione, in cui i ragazzi si sentono continuamente ripetere che non c’è futuro per loro: ogni sforzo sembra inutile, a che serve studiare? Ammaniti parla di questa frustrazione come un virus che si diffonde dai genitori ai figli, dagli insegnanti ai ragazzi: “la scuola spesso non aiuta, perché è fatta da professori che combattono per arrivare a fine mese”.

IL RIMEDIO – Che sia fisiologica mancanza di carattere diffusa tra la maggior parte delle persone o una malattia che ha contagiato la nostra epoca e il nostro Paese, resta però il fatto che questo episodio denuncia un fallimento nel modo di educare i ragazzi. Bisogna intervenire e pensare a una soluzione per scuotere gli animi. “Ognuno deve trovare la forza in se stesso per esprimere il proprio talento”, afferma Ammaniti. “Andrebbe sviluppata la capacità di produrre qualcosa di interessante per gli altri, leggendo, riflettendo, applicandoti in qualche cosa, non importa in che cosa, ma qualcosa che sia la tua passione”. Ci uniamo quindi alla sua incitazione, richiamando soprattutto alla lettura, fonte inesauribile di scoperte, di invenzioni, di passioni e vie possibili da esplorare. Nei libri si possono trovare modelli di comportamento alternativi a quelli più tristemente diffusi. Prescriviamo lo stesso antidoto agli insegnanti: che ritrovino così un po’ di entusiasmo nell’educare i ragazzi alla speranza e al senso civico.

17 luglio 2013

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