C’è un’immagine romantica che spesso accompagna la figura degli scrittori: animi eletti che, nel silenzio della sua stanza, dialogano con le rispettive Muse. Ma la realtà, tra i corridoi della letteratura, è molto più “sanguigna”. Gli scrittori sono esseri umani capaci di odi profondi e crudeltà verbali che farebbero impallidire qualsiasi moderno “leone da tastiera”.
E così si viene a scoprire che secondo qualche emerito scrittore George Sand sarebbe “una muccona piena di inchiostro”, secondo un altro massimo pensatore Dante sarebbe “una iena”, e un celeberrimo romanziere ne vorrebbe disseppellire un altro altrettanto celebre per colpirlo in testa con la sua tibia.
Penne come spade: le ”risse” più irriverenti tra scrittori
Celebrare i grandi scrittori significa anche guardare anche agli abissi “più scuri” del genio. Ecco un viaggio completo tra i veleni della storia letteraria, dove l’inchiostro si trasforma in acido.
L’estetica dello scontro: Nabokov, Hemingway e Dostoevskij
Iniziamo da Vladimir Nabokov, l’esteta supremo, che non faceva sconti a nessuno. Di Ernest Hemingway disse: “Lo lessi la prima volta negli anni Quaranta, qualcosa su palle, tori e campane. L’ho detestato”. Ma il suo veleno non risparmiò nemmeno i compatrioti: massacrò Fëdor Dostoevskij per la sua “mancanza di gusto”, definendo i suoi tormentati protagonisti come dei semplici “complessati pre-freudiani”.
Il bersaglio Jane Austen: Twain ed Emerson
Se pensate che la “dolce” Jane Austen fosse intoccabile, vi sbagliate. Mark Twain nutriva per lei un’avversione fisica: “Ogni volta che leggo Orgoglio e Pregiudizio mi viene voglia di disseppellirla e colpirla sul cranio con la sua stessa tibia”. Non fu da meno Ralph Waldo Emerson, che trovava i romanzi della Austen “volgari nel tono e sterili nell’invenzione”, infastidito dalla sua ossessione per il matrimonio.
La spietatezza di Virginia Woolf e il Modernismo
Anche nel Bloomsbury Group l’atmosfera era elettrica. Virginia Woolf demolì James Joyce definendo l’Ulisse “l’opera di un nauseabondo studente universitario che si schiaccia i brufoli”. Non fu più tenera con Aldous Huxley, che descrisse come “completamente rozzo, immaturo e oppositivo”. Eppure, anche la Woolf subì attacchi: Henry James puntò il dito contro Edgar Allan Poe, giudicando il suo stile superficiale e poco maturo.
Animali e metafore: Flaubert, Stevenson e Nietzsche
A volte l’insulto diventa zoologico. Gustave Flaubert descrisse la collega George Sand come “un grosso cane a pelo lungo che appena sciolto il guinzaglio dissotterra tutte le spiagge del mondo e ulula alla luna”. Un’immagine simile a quella usata da Robert Louis Stevenson per Walt Whitman, paragonato a un cane sciolto che abbaia poesie selvagge e senza forma. Ma il colpo più duro lo sferrò Friedrich Nietzsche contro il nostro Dante Alighieri, definito brutalmente “una iena che scriveva poesie sulle tombe”.
Lo scontro sui classici: Wilde e Baudelaire
Il conflitto è spesso una lotta contro i modelli del passato. Oscar Wilde, con la sua tipica ironia, liquidò Alexander Pope così: “Ci sono due modi per disprezzare la poesia: uno è disprezzarla, l’altro è leggere Pope”. Intanto, in Francia, Charles Baudelaire lanciava dardi infuocati contro Voltaire, chiamandolo “il re degli imbecilli, il principe dei superficiali e l’anti-artista”.
Tecnica contro emozione: Capote, Kerouac e Faulkner
Nel Novecento americano, la rissa si fece tecnica. Truman Capote distrusse l’estetica beat di Jack Kerouac con una frase passata alla storia: “Quello non è scrivere, è battere a macchina”. Dall’altra parte, Ernest Hemingway rispondeva ai colpi criticando il linguaggio ricercato di William Faulkner: “Povero Faulkner. Davvero crede che i paroloni suscitino forti emozioni?”.
Perché queste “follie” letterarie ci affascinano
Leggere questi insulti non è solo pettegolezzo colto. Ci ricorda che dietro i capolavori ci sono passioni violente e visioni del mondo che non accettano compromessi. In un’epoca di recensioni tiepide, la ferocia di questi giganti ci restituisce il senso profondo della letteratura: una battaglia per la propria verità.
E’ difficile prendere la parte di uno o dell’altro protagonista di queste “risse” secolari. Meglio la precisione di Nabokov o l’istinto di Kerouac? Forse la vera bellezza risiede proprio in questo eterno, meraviglioso scontro di idee.
